Società

di Tommaso Ciccotti

Nel dizionario francese arriva il pronome gender fluid

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Tre lettere: tanto è bastato per scatenare un’ondata di polemiche in Francia contro l’introduzione di un nuovo pronome gender fluid, che non indica il genere del soggetto cui si riferisce per rispettare tutte le forme della sessualità. Da politici a esponenti del mondo accademico, si è levato però un coro di critiche contro quello che viene vista come un cavallo di Troia anglofono che minaccia la lingua e la cultura francesi.

A inserire nelle parole ufficiali il nuovo pronome è stato il più popolare vocabolario della nazione, il Petit Robert, che lo ha inserito nella sua selezione annuale di neologismi. Alla terza persona singolare c’è ora un nuovo pronome, “iel”, pensato “per riferirsi ad una persona di qualunque genere” andando oltre il maschile “il” e il femminile “elle”. Poco importa che possa essere declinato anche al femminile (“ielle”), i paladini della “francesità” non si sono lasciati sfuggire (giustamente) l’occasione per scatenare una polemica.

François Jolivet, deputato per La République En Marche (il partito del presidente Emmanuel Macron), ha protestato presso l’Académie Française, il guardiano ufficiale della lingua d’oltralpe. Il parlamentare, citato dal Times, ha lamentato “questo precursore dell’arrivo dell’ideologia woke, distruttrice dei nostri valori”, aggiungendo che “questo tipo di iniziative finisce per sporcare la lingua e dividere chi la usa”, anziché rappresentare un effettivo strumento d’inclusione. Gli ha fatto eco Jean-Michel Blanquer, ministro all’Educazione, rimarcando che queste invenzioni inclusive “non fanno parte del futuro della lingua francese”.

La questione della cosiddetta ideologia woke, o wokeism, non è nuova nel dibattito pubblico di questi anni, almeno nei Paesi occidentali. In estrema sintesi, i fautori di questa corrente di pensiero, che nasce negli ambiti del neo-progressismo americano, sostengono che la società debba “risvegliarsi” e dedicare maggiore attenzione a temi d’inclusione come il razzismo, l’identità sessuale e la malattia mentale ma anche il cambiamento climatico. I critici rigettano quello che vedono come un appiattimento verso il “pensiero unico”, in connessione con la dittatura del “politicamente corretto” e la cosiddetta “cancel culture”. A Parigi, sono soprattutto i due contendenti di estrema destra Marine Le Pen ed Eric Zemmour a utilizzare l’argomento dell’invasione di “dottrine anglo-sassoni” per capitalizzare sulla percezione che l’identità culturale francese sia in pericolo.

Ma ci sono anche diversi esperti linguisti a contrastare questa innovazione. Per loro, il pronome neutro ignora (o vuole nascondere) il fatto che il genere grammaticale costituisca parte integrante della struttura del francese, proprio come le altre lingue romanze che derivano dal latino (come l’italiano). Secondo Bernard Cerquiglini, dell’autorevole dizionario Larousse, il nuovo termine è inutile: “In francese, il maschile copre il generico. Ha sempre funzionato così sin dai tempi del latino volgare”, ha spiegato, riferendosi alla supremazia grammaticale del maschile sul femminile. Ma l’appello all’Académie, se ottenesse un seguito, potrebbe avere delle conseguenze reali nel caso di un pronunciamento formale. Al contrario di quanto avviene in Italia con istituzioni come l’Accademia della Crusca, infatti, l’istituto ha il potere di prendere decisioni ufficiali sulla lingua francese e tutte le comunicazioni pubbliche, incluse quelle dei media, devono conformarsi ai suoi dettami.

Da parte sua, il Petit Robert ha sostenuto che stava semplicemente cercando di tenersi al passo con i “tempi linguistici” (includendo anche termini come “pass sanitario” e “vaccinodromo”). Per Marie-Hélène Drivaud, direttrice editoriale del dizionario citata dal Telegraph, “i nuovi termini rispondono ad un bisogno”. E ha aggiunto: “È il caso del termine ‘iel’. La lingua francese è una lingua di genere (cioè dove le parole cambiano a seconda del genere, ndr) e devi scegliere il tuo campo, ‘lui’ o ‘lei’. Alcune persone non vogliono fare questa scelta e hanno trovato questa soluzione; che sia buona o meno non sta a noi giudicare. Noi siamo qui semplicemente per riconoscere un utilizzo”.

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25/11/2021
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