Chiesa

di Emilia Flocchini

Tre virtù per il bene comune nel Discorso alla Città di Delpini

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Anche il Discorso alla Città del 2021 dell’Arcivescovo di Milano si è tenuto in una basilica di Sant’Ambrogio riservata a pochi invitati e alla stampa, quindi non affollata come prima della pandemia. Le parole di monsignor Mario Delpini, per la quinta volta dalla sua elezione, contano però ad avere una risonanza ancora più estesa del territorio della pur vasta diocesi.

Per l’occasione, sono anche terminati i lavori che hanno reso più accessibile la basilica anche alle persone disabili e che hanno dato letteralmente nuova luce alla venerata immagine della Madonna dell’Aiuto, all’abside e anche al sacello di San Vittore in Ciel d’Oro.

Monsignor Carlo Faccendini, abate-parroco di Sant’Ambrogio, introducendo i Primi Vespri che hanno aperto liturgicamente la solennità del patrono milanese, ha sottolineato come la chiesa a lui intitolata (ma ancor prima da lui voluta) sia un

«bene prezioso da custodire e da consegnare, da condividere con rispetto e serietà».

Del resto, anche un milanese affezionato come Philippe Daverio aveva dichiarato:

«Non si può capire Milano senz’aver guardato con attenzione la basilica di Sant’Ambrogio»,

nonché descritto il «senso di staticità tellurica e solida che corrisponde all’animo dei milanesi» della struttura.

Sant’Ambrogio è anche una parrocchia dove si radunano fedeli di varia provenienza: chi la vive, ha sottolineato il parroco, sa che essa non è solo capace di accogliere come casa, ma anche di raccogliere e ricostruire vite e cammini. Nel rapporto tra eleganza e solidità quindi, secondo lui, sta anche la possibilità che il Vangelo abbia una «forza rinnovatrice» per la società civile.

Il passo degli scritti santambrosiani proclamato dopo la Notizia del Santo e prima del Discorso stesso, che lo ha come antecedente, è stato tratto dai paragrafi 29-30 del trattato Sui Doveri.

In esso, l’autore raccomanda la bontà come mezzo per penetrare facilmente nel cuore degli uomini, così da guadagnarsi «un affetto di incredibile intensità». La «gentilezza di un’accattivante affabilità», anche nel caso dei re – quindi, oggi, di chi è incaricato di governare la società – è vantaggiosa, mentre la superbia e la tracotanza nel parlare hanno causato danni e distrutto regni.

…con gentilezza – Virtù e stile per il bene comune è infatti il titolo del Discorso, aperto da Delpini con la menzione del fatto che «Tra cristiani divisi Ambrogio fu uomo di pace» e in tempo di imperatori litigiosi diede parole sapienti. Di conseguenza:

«In questo nostro tempo confuso di frenetica ripresa e profonda incertezza, che tende a censurare un vuoto interiore, chi ha la responsabilità del bene comune è chiamato ad essere autorevole punto di riferimento con discorsi seri e azioni coerenti, con la saggezza di ricondurre le cose alle giuste dimensioni, di sorridere e di far sorridere».

Occorre quindi uno stile nell’esercizio dei ruoli di responsabilità che anticipi senso della vita

«con un agire non solo solidale, ma fraterno».

Per coniugare fermezza e gentilezza, pazienza e determinazione, il pensiero lucido e la parola amabile ci vuole però un lungo discernimento. Ecco quindi la gentilezza come stile, non solo come insieme di buone maniere. Papa Francesco, nella Fratelli tutti, ne parla indicandola come una «rivoluzione».

Nelle sue vesti di successore di sant’Ambrogio, allora, gli ha chiesto d’intercedere per ottenere tre virtù, anche a sé medesimo, che rientrano perfettamente in questo stile.

La prima è la lungimiranza, ovvero un certo distacco, per capire quali urgenze siano reali, quando invece

«Succede che il singolo individuo, incline a pensare solo a sé e a ritenersi il centro dell’universo, secondo un individualismo troppo diffuso e troppo approvato, ritenga che i suoi desideri, bisogni, pretese, tutto sia legittimo e urgente».

Compito del vescovo e della Chiesa è d’indicare allora le effettive priorità. Prima tra tutte e irrinunciabile, quella di promuovere la famiglia e le condizioni che rendono «desiderabile» crearne una: case accessibili, sostegno a paternità e maternità responsabili e all’educazione. Con rammarico, ha constatato che ci sono troppi drammi tra le mura domestiche per troppa aggressività, troppi problemi che non trovano una mano d’aiuto.

Anche nella relazione uomo-donna e nella reciprocità, valorizzando le differenze, rientra la gentilezza, come «promessa di bene per i figli», quegli stessi senza le cui risate la città s’impoverisce. Le famiglie poi richiedono che nelle istituzioni si veda un volto gentile, non una fredda burocrazia.

Prioritario è anche, secondo Delpini,

«Offrire ai giovani buone ragioni per diventare adulti».

Tra gli adulti, in effetti, gli sembra di cogliere una forma d’impotenza: è come se avessero tutti i mezzi per indirizzare i giovani, ma non per dire dove andare. Occorre dunque un’alleanza intergenerazionale per camminare verso la terra promessa: motivare la stima di sé in giovani che, a causa della pandemia, hanno spesso assunto comportamenti di chiusura e sfiducia, diventa la condizione per mettersi in cammino.

Per questo va rimarcato il ruolo formativo della scuola: è necessario che famiglie e istituzioni siano alleate contro diffusione di sostanze, pornografia e di quanto contribuisce a causare il male di vivere. Ci vuole allora gentilezza per far capire

«che la vita è vocazione, non un enigma incomprensibile».

Nei giovani è presente, spesso, anche una sensibilità per l’ambiente, il che ha portato l’Arcivescovo a trovare un collegamento con la recente Settimana Sociale dei cattolici italiani, svolta a Taranto. Rispetto ai temi discussi, la terra ambrosiana mostra come lavoro e ambiente possano andare di pari passo e sollecitare stili di vita ambientali e sociali adeguati. Anche sul tema del lavoro rientra la gentilezza: fa immaginare un incontro tra posti di lavoro e cittadini senza occupazione.

La seconda virtù è la resistenza, ovvero la capacità di andare oltre la tendenza a ripiegarsi sotto il peso del dolore, perché la vita può essere buona per chi fa il bene. A Milano vivono, in fin dei conti, molte persone serie e oneste: a Delpini piace chiamarli

«artigiani del bene comune», «convinti che il bene sia già un premio a se stesso»

anche se hanno meritato una ricompensa. Tali artigiani curano le relazioni fondamentali, mettono nel lavoro competenza, sono onesti e intraprendenti.

«Alcuni sono milanesi di porta Cicca [l’antica zona di Porta Ticinese, ndr], altri vengono da terre di soli e di fiumi»,

ma sono attivi nella medesima città. Resistono alla burocrazia, al denaro facile e alle amicizie losche, sanno che ci sono organizzazioni che distruggono giovani vite creando dipendenze, inclusa – menzionata per la seconda volta – la pornografia. Alla nostra società occorre allora gente che resista sapendo cosa sia bene e cosa sia male, perché ha fiducia nelle istituzioni e in Dio.

La terza, anticipata dall’Arcivescovo venerdì scorso nel corso della visita all’Istituto dei Ciechi di via Vivaio a Milano, è la fierezza. È un concetto che, insieme alla stima di sé, rientra spesso negli interventi pubblici e in quelli meno formali di Delpini.

Non va però intesa come una forma di spocchia o di autoreferenzialità, come agli ambrosiani alle volte accade. Piuttosto, è una reazione all’insistenza, anche tramite i social media, nell’indicare i problemi, capace di scoraggiare chi legge quelle notizie. Invece

«è tipico dell’identità ambrosiana essere consapevoli del proprio posto nella storia».

Fierezza non è neppure costruire muri e isolarsi: la vera sicurezza, ha precisato, non dipende dall’isolamento, ma dal «buon vicinato» già al centro del suo primo Discorso alla città, nonché dalle alleanze anche in campo educativo.

Ai milanesi, «già baüscia [ovvero tendenti a darsi delle arie, ndr] per conto loro», quindi, non occorrerebbero elogi, ma lui ha sentito di dover ringraziare chi si è offerto per fare la propria parte nella società, anche i sindacati, insieme al popolo innumerevole dei volontari, anche quelli degli oratori e delle società sportive e culturali.

«Noi che siamo fieri della nostra tradizione dobbiamo contrastare alcune tendenze in atto»,

di cui è un segnale allarmante la scarsa affluenza alle elezioni. Chi è in politica, però, non deve dimenticare almeno due elementi:

«I cittadini non sono clienti»;

«anche chi è fragile ha risorse da condividere».

Un’altra tendenza da contrastare è la violenza, in particolare contro le donne:

«impone conversione nei linguaggi e nei comportamenti».

Nella sezione conclusiva, Delpini ha invocato una benedizione su chi semina la gentilezza: lui stesso vorrebbe essere una «benedizione gentile» per tutte le comunità che visiterà nella parte della visita pastorale riservata a Milano città, a partire da gennaio. Prima ancora, ha citato una poesia di Franco Arminio:

«Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,

che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce

e che muore, ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione,

a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere

più che aggiungere, rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, alla luce,

alla fragilità, alla dolcezza».

Nel finale, invece, ha tenuto fede a quanto affermato all’inizio circa la capacità di far sorridere. Sembrava infatti che stesse per riportare un aneddoto di vita vissuta avente come protagonisti un turista americano e un tassista in giro per Milano: si trattava, in realtà, di una barzelletta.

Le autorità presenti, terminati i Vespri, hanno offerto gli omaggi abituali, a cominciare dall’assessore Stefano Bolognini in rappresentanza della Regione Lombardia, dal sindaco Giuseppe Sala e dal Prefetto Renato Saccone.

A loro, ma anche a monsignor Faccendini, al servizio d’ordine, ai fedeli delle Chiese d’oriente (specie al metropolita Antonio), ai preti, ai seminaristi e ai diaconi, l’Arcivescovo ha rivolto il suo ringraziamento, invocando da Dio la benedizione perché lungimiranza, resistenza e fierezza siano davvero a servizio di tutti.

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06/12/2021
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