Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Francesco all’Angelus: “Che cosa dobbiamo fare?”

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

“Che cosa dobbiamo fare?” È l’interrogativo centrale del Vangelo della Liturgia di oggi, terza domenica di Avvento: lo ripetono le folle e poi i pubblicani e ancora i soldati toccati dalla predicazione di Giovanni Battista che annuncia che il Signore è vicino. È una domanda legata al senso della nostra vita. Una domanda - afferma Papa Francesco all’Angelus - che non dovremmo aver paura di ripetere anche noi al Signore specie in questo Tempo di Avvento.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo della Liturgia di oggi, terza domenica di Avvento, ci presenta vari gruppi di persone – le folle, i pubblicani e i soldati – che sono toccati dalla predicazione di Giovanni Battista e allora gli chiedono: «Che cosa dobbiamo fare?» (Lc 3,10). Che cosa dobbiamo fare? Questa è la domanda che fanno. Fermiamoci un po’ su questo interrogativo.

Esso non parte da un senso del dovere. Piuttosto, è il cuore toccato dal Signore, è l’entusiasmo per la sua venuta che porta a dire: cosa dobbiamo fare? Giovanni dice: “Il Signore è vicino” - “Che cosa dobbiamo fare?”. Facciamo un esempio: pensiamo che una persona cara stia venendo a trovarci. Noi la aspettiamo con gioia, con impazienza. Per accoglierla come si deve puliremo la casa, prepareremo il pranzo migliore possibile, magari un regalo… Insomma, ci daremo da fare. Così è con il Signore, la gioia per la sua venuta ci fa dire: che cosa dobbiamo fare? Ma Dio eleva questa domanda al livello più alto: cosa fare della mia vita? A cosa sono chiamato? Che cosa mi realizza?

Nel suggerirci questo interrogativo, il Vangelo ci ricorda una cosa importante: la vita ha un compito per noi. La vita non è senza senso, non è affidata al caso. No! È un dono che il Signore ci consegna dicendoci: scopri chi sei, e datti da fare per realizzare il sogno che è la tua vita! Ciascuno di noi – non dimentichiamolo – è una missione da realizzare. Allora, non abbiamo paura di chiedere al Signore: che cosa devo fare? Ripetiamogli spesso questa domanda. Essa ritorna anche nella Bibbia: negli Atti degli Apostoli alcune persone, ascoltando Pietro che annunciava la risurrezione di Gesù, «si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare?”»(2,37). Chiediamocelo anche noi: che cosa è bene fare per me e per i fratelli? Come posso contribuire al bene della Chiesa, al bene della società? Il Tempo di Avvento serve a questo: a fermarsi e chiedersi come preparare il Natale. Siamo indaffarati da tanti preparativi, regali e cose che passano, ma chiediamoci che cosa fare per Gesù e per gli altri! Che cosa dobbiamo fare?

Alla domanda “che cosa dobbiamo fare?”, nel Vangelo seguono le risposte di Giovanni Battista, che sono diverse per ogni gruppo. Giovanni, infatti, raccomanda a chi ha due tuniche di condividere con chi non ne ha; ai pubblicani, che riscuotono le tasse, dice: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato» (Lc 3,13); e ai soldati: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno» (v. 14). A ciascuno è rivolta una parola specifica, che riguarda la situazione reale della sua vita. Questo ci offre un insegnamento prezioso: la fede si incarna nella vita concreta. Non è una teoria astratta. La fede non è una teoria astratta, una teoria generalizzata, no, la fede tocca la carne e trasforma la vita di ciascuno. Pensiamo alla concretezza della nostra fede nostra. Io, la mia fede: è una cosa astratta o è concreta? La porto avanti nel servizio agli altri, nell’aiuto?

E allora, in conclusione, chiediamoci: che cosa posso fare concretamente? In questi giorni, mentre siamo vicini al Natale. Come posso fare la mia parte? Prendiamo un impegno concreto, anche piccolo, che si adatti alla nostra situazione di vita, e portiamolo avanti per prepararci a questo Natale. Ad esempio: posso telefonare a quella persona sola, visitare quell’anziano o quel malato, fare qualcosa per servire un povero, un bisognoso. Ancora: forse ho un perdono da chiedere o un perdono da dare, una situazione da chiarire, un debito da saldare. Magari ho trascurato la preghiera e dopo tanto tempo è ora di accostarmi al perdono del Signore. Fratelli e sorelle, troviamo una cosa concreta e facciamola! Ci aiuti la Madonna, nel cui grembo Dio si è fatto carne”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

12/12/2021
1408/2022
S.Massimiliano M. Kolbe

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Una risposta a Melloni, inquisitore dei laicisti

In un disinvolto corsivo comparso ieri sulle colonne di Repubblica, lo storico bolognese del cristianesimo ha raccolto sotto i suoi consueti strali l’ormai crivellato padre Cavalcoli, Antonio Socci, Radio Maria e noi del Family Day. A questo punto è opportuno mettere in chiaro alcuni concetti

Leggi tutto

Politica

Chi lavora non sia più una riga del bilancio

Questo il tenore del messaggio di Papa Francesco, che apre la 48esima giornata sociale dei Cattolici italiani a Cagliari. “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale” è il tema della giornata sociale, ispirata alla proposta della Evangelii Gaudium. La Cei prende il La dal Papa e si cala nel vissuto quotidiano del Paese. Resta da vedere se la politica ascolterà.

Leggi tutto

Chiesa

Benedetta Bianchi Porro verso la beatificazione

Ricevendo il cardinal Becciu, quindi, il Papa ha autorizzato per primo il Decreto sulle virtù eroiche e sulla conferma del culto da tempo immemorabile, ottenendo quindi la beatificazione equipollente, di Michał Gjedrojć, noto anche come Mykolas Giedraitis. Nato a Giedrojcie, oggi in Lituania, intorno al 1420, fu di salute gracile fin dall’infanzia. Dato che i genitori quasi lo trascuravano, passava il suo tempo in solitudine. Questo lo condusse a domandare di entrare tra i Canonici Regolari della Penitenza dei Beati Martiri, un ordine ormai estinto ma improntato alla Regola di sant’Agostino. Si trasferì quindi a Cracovia e studiò presso l’Università Jagellonica. La chiesa del monastero del suo ordine divenne quasi la sua seconda casa, tante erano le ore che vi trascorreva in preghiera con le braccia spalancate in forma di croce. Moltissimi venivano da lui a chiedere consigli e a raccomandargli le proprie intenzioni.

Leggi tutto

Storie

HAPPY HOUR, L’EPIDEMIA DISTOPICA DI FERRUCCIO PARAZZOLI

Ci si sveglia un giorno a caso in una qualunque periferia dell’Occidente medicalizzato, l’Occidente iperconnesso del XXI secolo, e di colpo la bolla patinata d’onnipotenza transumanista è svanita: basta un ridicolo microrganismo, un miasma invisibile a seminare un panico atavico.

Leggi tutto

Chiesa

VIETNAM - Le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata crescono nonostante le tante difficoltà

In una lettera inviata ai sacerdoti in procinto di essere ordinati,  Monsignor Joseph Nguyen Nang, Arcivescovo di Ho Chi Minh, che è anche Amministratore della diocesi di Phat Diem, nel Vietnam del Nord, sottolinea: “La messa di ordinazione presbiterale si è celebrata con un numero limitato di partecipanti, anche senza la presenza di parenti dei candidati. I nuovi sacerdoti o i religiosi che hanno professato i voti, in questo clima di raccoglimento hanno potuto concentrarsi assolutamente sull’essenziale, totalmente rivolti a Dio, sperimentando intensamente il dono della sua grazia nel Sacramento”.

Leggi tutto

Politica

Verso un’epoca nuova

L’intellettualismo imperante privilegia una parte dell’umanità della persona finendo per astrattizzarla e dunque distorcerla: la sua ragione. Si viviseziona così l’uomo, spegnendolo, in ragione astratta; anima, moralità, disincarnata; e resto emozionale, pratico, del soggetto.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano