Storie

di Ilaria Sorrentino

A Ravanusa il tempo si è fermato

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Un’esplosione, un boato, macerie, vetri rotti, detriti, urla, puzza di bruciato ovunque. Non è il trailer di un film horror ma è una storia vera. Una storia fatta di volti, di un quartiere, di un paese che si abbraccia in un momento così terribile, pieno di dolore. A Ravanusa la zona dell’esplosione sembra uno scenario di guerra. Sul posto le forze dell’ordine, le squadre di soccorso, la protezione civile, il 118 che hanno lavorato e lavorano senza perdere la speranza, senza sosta. Oggi con il ritrovamento degli ultimi due dispersi il dolore trova il suo compimento.

Come si fa a confrontarsi con la morte, con una tragedia di questa portata, con qualcosa di troppo grande e sul quale non abbiamo nessun potere e alcuna possibilità di agire? Come si fa a non soffrire? Un boato che ha portato via tutto: sorrisi, storie, vite, progetti, entusiasmo. Come può un evento del genere apparire naturale? Sopravvivere ai propri familiari è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia, di un padre o di una madre, di un marito è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. Uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore tristemente consegnati alla vita.

Spesso pensi che questi eventi non potranno mai capitare a te perchè li vedi solo in televisione, nei film, nei telegiornali. Tutto appare lontano. Così ci convinciamo di essere eterni e non diamo senso all’essenziale presi dal caos delle nostre giornate, del nostro lavoro, spingendo la vita stessa dentro la presunzione della velocità. Fingiamo di essere eterni. Un attimo che punta a distruggere. Un attimo che frena drasticamente il nostro correre, il nostro vivere intensamente. Un attimo che ci mette davanti al nostro essere, alla nostra umanità. Un attimo che ci vuole ricordare ogni abbraccio che non abbiamo dato, ogni occasione che abbiamo sprecato, ogni affetto che non abbiamo vissuto. Sorride la Vita quando la vivi. Piange la Morte quando, nonostante tutto, nonostante non ti manchi nulla, tratti la Vita, come lo strumento dei tuoi bisogni. A Ravanusa, sabato, il tempo si è fermato, uno schiaffo per un’intera comunità che cerca il senso dell’accaduto.

Come si fa a non ricordare quei volti? Come si fa a dare un senso a questa tragedia a poche settimane dal Natale, festa delle famiglie? Come si fa ad accettare la morte di Selene e di Giuseppe, due giovani sposi in attesa del loro primo figlio? Come si fa ad accettare la brusca fine dei loro sogni? Come si fa ad accettare la fine violenta della famiglia di Angelo ed Enza? Come si fa ad accettare la morte di Liliana, del suo sorriso, del suo essere sempre disponibile ed amorevole con tutti, del suo essere madre e nonna e del marito Calogero? Come si fa ad accettare la morte di Giuseppe marito e padre affettuoso, ragazzo semplice e con tutta la vita davanti? Come si fa ad accettare la morte del professore Carmina, uomo di grande cultura, dedito alla filosofia e con un grande amore per la scuola, e della moglie Carmela? Come si fa? Ogni vita è una storia che appartiene ad una comunità che si abbraccia, in silenzio, con dolore in questo triste momento.

A Ravanusa le parole non servono, non c’è spiegazione, c’è solo il tentativo spirituale di adorare un mistero che ci sovrasta e del quale non possiamo essere né padroni, né governatori. È vero in queste occasioni l’unica certezza è la fede, la vita del credente che non finisce con la morte perché ci attende la vita eterna.

La speranza cristiana è una speranza certa, ci permette di rialzarci anche quando tutto appare buio. Va cercata, scovata e nutrita perché cresca e non muoia, è la capacità di stare nel non ancora, incerto ma desiderabile: permette di mantenere vivo il desiderio di vivere nonostante tutto appaia indecifrabile, oscuro, terribile, senza un senso. «La speranza - diceva don Giussani - è l’unica stazione in cui il grande treno dell’eterno si ferma un istante». Senza speranza non esiste possibilità di vita. La vita umana fortunatamente è immersa nella speranza. Sperare. Sperare sempre. Sperare anche quando umanamente può sembrare sconsiderato e irragionevole. Sperare mentre intorno è buio. Sperare senza avere paura di “lamentarsi con Dio”, perché anche questa è una forma di preghiera. Sperare per risvegliare la sete di infinito. Una devastazione totale dove non ci sono nè vincitori nè vinti. C’è un tempo per ogni cosa. Oggi il tempo del lutto, della tristezza. Il tempo di essere comunità. È necessario non dimenticare Ravanusa, fotografia di una grande tragedia.

Ravanusa ha bisogno di sostegno, ha bisogno di ripartire e rialzarsi, che la politica, lo Stato, l’informazione abbia sempre a cuore l’umanità di una comunità distrutta. Arriverà il tempo di capire; il tempo di trovare i perché. È facile parlare, continuando a distruggere, difficile comprendere un tempo destinato alla speranza cristiana di un nuovo inizio.

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15/12/2021
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