Politica

di la redazione

I problemi relazionali e le limitazioni dei diritti causati dal Green Pass

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Ecco il discorso di Elisa Rossini all’Assemblea Nazionale del PDF di Pomezia.

Ho deciso di trattare in questo mio intervento una questione profondamente divisiva con l’ambizione di dare elementi affinchè il Popolo della Famiglia possa essere faro di ragionevolezza, equilibrio ed elemento di unione in un momento storico e sociale molto complesso. Tratterò l’argomento usando due strumenti: l’esperienza che sto maturando come consigliere comunale e la dottrina sociale della chiesa che come sappiamo è il fondamento del nostro agire politico.

Come credo immaginiate il tema è la gestione della pandemia che divide tutti i partiti, non solo il nostro, per le differenti sensibilità sull’argomento che convivono nei vari schieramenti.

La caratteristica del Popolo della Famiglia tuttavia è il forte radicamento nella dottrina sociale della chiesa che, a mio parere, deve essere un collante che ci permette di affrontare ogni argomento con quella base solida che può consentire, nella libertà di ognuno, di recuperare comunque unità. Trovo per altro necessario che il Popolo della Famiglia dia il proprio contributo nell’affrontare il tema che oggi maggiormente preoccupa e agita le persone. Il compendio della dottrina sociale della chiesa (punto 107) afferma: “L’uomo, colto nella sua concretezza storica, rappresenta il cuore e l’anima dell’insegnamento sociale cattolico. Tutta la dottrina sociale si svolge infatti a partire dal principio che afferma l’intangibile dignità della persona umana”.

Se l’uomo nella sua concretezza storica rappresenta il cuore e l’anima dell’insegnamento sociale cattolico, è per il Popolo della Famiglia impossibile sottrarsi dall’esaminare l’argomento che anima questo concreto momento storico e l’uomo che lo vive. Non farlo comporta comunque l’assunzione di una precisa responsabilità.

Il Popolo della Famiglia partecipando alle varie elezioni amministrative che si sono succedute negli anni ha alcuni consiglieri comunali presenti in vari comuni che si trovano ad essere parte attiva nei dibattiti che animano le comunità locali sulle quali ricadono le decisioni adottate dal governo centrale e dal parlamento. Sottrarsi al dibattito per evitare di affrontare temi divisivi significa sottrarsi alle discussioni che conducono all’adozione delle decisioni che riguardano le nostre comunità e conseguentemente perdere consapevolezza dell’esito del nostro agire.

Per parte mia ho cercato di evitare di affrontare questo tema divisivo nella speranza che fosse un tema transitorio, ma purtroppo non è stato così. La pandemia da Covid 19 continua a condizionare le scelte politiche e ad avere ricadute pesanti sulla vita delle persone. Di questo mi sono dovuta rendere conto nella mia esperienza di consigliere comunale quando a settembre, a seguito del progressivo allargamento dell’uso dello strumento del green pass avvenuta a partire dal mese di luglio, l’amministrazione comunale modenese ha deciso che, a seguito dell’introduzione del divieto di accesso ai luoghi della cultura da parte dei non possessori di green pass, questi ultimi perdevano il diritto al prestito dei libri.

Ho quindi presentato una interrogazione chiedendo se non fosse possibile trovare il modo di continuare ad erogare questo servizio anche ai non possessori di green pass, ad esempio con richiesta e prenotazione anticipata e consegna del libro a domicilio oppure in spazi aperti (la nostra biblioteca comunale è splendida ed è situata in un antico palazzo del centro storico che gode di un ampio chiostro con porticato dove agevolmente si sarebbe potuto collocare un banchetto per la consegna dei libri anche in caso di maltempo).

La reazione della giunta e dell’intera maggioranza a trazione PD è stata di totale chiusura “la legge va rispettata e se nei luoghi di cultura non si può entrare senza green pass significa che chi non lo possiede deve stare fuori”. Avevo già notato nel corso dei mesi precedenti questo modo della giunta e della maggioranza di usare i decreti emergenziali come fossero clave e atteggiamenti di vera e propria esaltazione ad ogni restrizione nuova.

La frase “la legge va rispettata” mi ha fatta molto sorridere perché quando ho chiesto io di rispettare la legge e di non dare soldi ad associazioni che sostengono la maternità surrogata, vietata in Italia, sono stata accusata di analfabetismo giuridico dato che da che mondo è mondo, mi si è detto, il progresso si attua attraverso l’interpretazione delle leggi e le lotte per abrogare le leggi sbagliate, lotta che il comune di Modena nel caso della maternità surrogata ha deciso di portare avanti. Il cittadino senza green pass invece va punito e privato anche di una cosa se vogliamo insignificante come prendere in prestito un libro. Va punito, questo è l’obiettivo, e la punizione inflitta genera anche una certa soddisfazione.

“Nella società sono in gioco la dignità e i diritti della persona e la pace nelle relazioni tra persone e comunità di persone” (Compendio DSC, 81). Pace nelle relazioni….dividere possessori di green pass da non possessori, questi ultimi da punire severamente anche attraverso la non gratuità dei tamponi non va, a mio parere, nella direzione indicata nella citazione della DSC.

Qualche giorno dopo il dibattito in consiglio comunale sulla mia interrogazione a proposito delle biblioteche, è stato emesso il decreto che ha introdotto il green pass per accedere ai luoghi di lavoro, mantenendo la non gratuità del tampone che, come sappiamo, ha una durata limitata.

Questo ulteriore passaggio ha provocato in me una vera e propria ribellione (preciso, per evitare che il mio discorso venga immediatamente emarginato come purtroppo spesso accade nei dibattiti di basso livello che sono vaccinata. Seconda dose fatta il 27 giugno, terza dose già prenotata per il 27 dicembre e a novembre ho fatto anche l’antinfluenzale).

La DSC dedica al lavoro un intero capitolo ed essendo avvocato specializzata in diritto del lavoro mi sono immediatamente chiesta se non ci fossero altre modalità per controllare i contagi e incentivare le vaccinazioni che creare questa spaccatura all’interno dei luoghi di lavoro.

Nella DSC abbiamo il capitolo sesto dedicato al lavoro, diviso in vari sotto capitoli (diritto al lavoro, dignità del lavoro, diritti dei lavoratori, solidarietà tra lavoratori).

La DSC afferma che il lavoro è l’espressione essenziale della persona, è un diritto fondamentale ed è un bene per l’uomo, è necessario per formare e mantenere una famiglia ed ha una intrinseca dimensione sociale perché il lavoro di un uomo si intreccia naturalmente con quello di altri uomini. Si dice ancora che la remunerazione è lo strumento più importante per realizzare la giustizia nei rapporti di lavoro.

E si dice infine, quanto alla solidarietà tra i lavoratori, che al sindacato competono, oltre alle funzioni difensive e rivendicative, sia una rappresentanza finalizzata ad organizzare nel giusto ordine la vita economica, sia l’educazione della coscienza sociale dei lavoratori affinché essi si sentano parte attiva nella costruzione del bene comune.

Il provvedimento che ha introdotto il green pass nei luoghi di lavoro ha scardinato tutto ciò, finanche il ruolo dei sindacati che hanno totalmente abdicato al loro ruolo lasciando alla discrezionalità dello Stato il compito di tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori che invece è terreno di collaborazione tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori, sostenuti dalle organizzazioni sindacali di riferimento.

Inoltre va considerato che le attuali restrizioni sul lavoro trasformano il diritto in concessione e questo soprattutto sui più giovani condiziona coscienza e mentalità.

La questione non è così semplice da affrontare perché c’è in ballo anche il tema del bene comune che la stessa DSC indica come responsabilità primaria (“il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo”).

Il vaccino è da considerarsi strumento per il raggiungimento del bene comune con la

conseguenza che nasce l’impegno per tutti di collaborare utilizzandolo, e se così fosse da ciò può conseguire l’imposizione del vaccino con strumenti di coercizione utili allo scopo del raggiungimento del bene comune?

Non è un quesito facile a cui dare risposta. Occorre ribadire che scienza e tecnologia sono un prodotto meraviglioso della creatività umana che è un dono di Dio, che gli scienziati devono utilizzare la loro ricerca e la loro capacità tecniche al servizio dell’umanità e che punto di riferimento centrale per ogni applicazione scientifica è il rispetto dell’uomo.

Gli scienziati che hanno creato il vaccino hanno agito seguendo questi criteri? Nonostante la grave responsabilità di una comunicazione carente, superficiale - che è una delle grandi criticità nella gestione della pandemia -, io ritengo che sia così, e ad avere conferma di questo viene in aiuto la nota della congregazione per la dottrina della fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti covid 19 del 21 dicembre 2020.

Tuttavia, anche considerando questo e cioè che i vaccini sono e restano uno strumento che ci è messo a disposizione dalla scienza per il raggiungimento del bene comune, restano le perplessità sull’introduzione del green pass nei luoghi di lavoro così come sul suo progressivo allargamento in vari ambiti della vita sociale. Tutte queste situazioni producono infatti limitazioni di diritti e minano la pace nelle relazioni tra le persone, nelle famiglie e nelle comunità.

Come fare?

A mio parere si può indicare una strada attraverso le seguenti proposte.

1) recupero dell’unità all’interno del partito su questo tema che passa in primo luogo da un atteggiamento rispettoso delle posizioni di ciascuno. Vanno contenuti i comportamenti prevaricatori, urlati, insultanti, nei confronti gli uni degli altri. Possiamo e dobbiamo recuperare una modalità di dibattito aperta e fondata su argomentazioni profonde e studiate. Per recuperare almeno un dibattito rispettoso è ovviamente necessario che, in primo luogo, il pdf accetti di trattare l’argomento, porsi fuori dalla questione peggiora solo le cose;

2) analisi dettagliata competente e di critica costruttiva nei confronti dei provvedimenti del governo e del parlamento. Noi non siamo sostenitori di Draghi e dei suoi ministri a prescindere, siamo invece osservatori attenti e critici (ricordiamo che il ministro della salute Speranza è colui che ha aperto alla RU486 senza ricovero ospedaliero quindi si tratta di ministro lontanissimo dalla nostra sensibilità). Questa analisi dovrebbe essere così approfondita e veritiera da analizzare anche le conseguenze di eventuali compressioni di diritti costituzionali che il protrarsi nel tempo delle misure emergenziali possono provocare;

3) Elaborare proposte alternative all’uso della certificazione verde ogni volta che ne viene proposto l’allargamento e il prolungamento. Le proposte alternative dovranno compenetrare l’esigenza della tutela del bene comune che passa anche attraverso la tutela della salute propria e degli altri, con quella della stabilità della pace nelle relazioni tra le persone, nelle famiglie e nella comunità. Si possono trovare le proposte e dimostrarne la sensatezza. Anche questo è un modo di evitare che l’argomento diventi tabù e per non abdicare al proprio ruolo di partito presente nella realtà con consapevolezza e responsabilità;

4) Per comunità è da intendersi anche e soprattutto la famiglia quindi il nostro sguardo critico si deve allungare anche nei confronti di quei pronunciamenti che, in mancanza di un obbligo vaccinale imposto per legge (articolo 32 della Costituzione), tendono ad emarginare il parere eventualmente contrario dei genitori dei minorenni sulla vaccinazione, valicando la responsabilità genitoriale e aprendo il fronte ad altre possibili motivazioni per procedere analogamente.

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16/12/2021
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