Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Buon compleanno a Papa Francesco

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Buon compleanno a Papa Francesco. Oggi il pontefice ha soffiato, in forma privata, su 85 candeline ed ha ricevuto auguri da tutto il mondo.

La presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) esprime in un messaggio di auguri a Papa Francesco la propria gioia “per il dono di un padre e pastore” che conferma nella fede e sprona ad andare avanti. “Mentre le Chiese in Italia sono avviate nel Cammino sinodale, ci sentiamo accompagnati dalla luce di Cristo e dalla guida sicura del successore di Pietro. Insieme vogliamo portare questa luce, calda e consolante, a ogni fratello, soprattutto a chi vive ai margini, a chi non ha voce, a chi non è ascoltato, a chi ha bisogno anche di un solo sguardo, semplice gesto di attenzione e di cura”. “Su questo tracciato - sottolinea nel messaggio la presidenza della Cei - c’è una bella creatività nei nostri territori, che dà respiro a un tempo soffocato dalle preoccupazioni. Maria, Stella del mattino, ci tenga per mano, orientando i nostri passi e sostenendo il Suo ministero a servizio della fratellanza e della pace”.

“Sono lieto di testimoniare – si legge nel documento pubblicato sul sito del Patriarcato di Mosca - che, pur rimanendo fedeli alle proprie tradizioni, le nostre Chiese hanno al tempo stesso raggiunto un alto livello di interazione, grazie al quale possiamo lavorare insieme per la gloria del nome di Dio su tutta la terra, per la diffusione dei principi morali nella società, per lo sviluppo del dialogo interreligioso e per dare risposte degne alle sfide moderne”. Così scrive Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, nel suo messaggio di auguri a Papa Francesco in cui sottolinea anche la comune responsabilità religiosa nei confronti dell’umanità e ricorda l’incontro all’Avana del 2016.

Arrivano al Papa anche gli auguri istituzionali dallo scenario internazionale. Il presidente russo Vladimir Putin invia i propri auguri al Papa sottolineando in un telegramma, pubblicato sul sito del Cremlino, che “tutta la sua vita è stata dedicata alla promozione di alti valori spirituali e morali”. In un tweet il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, scrive: “Buon compleanno a Papa Francesco, uno straordinario Pontefice che sa parlare al mondo intero col suo messaggio universale di fratellanza e di pace, di vicinanza alle persone, di attenzione per i più deboli e di cura del creato. Roma è orgogliosa del suo vescovo”. Anche le Acli di Roma e provincia rivolgono gli auguri al Papa. “La sua guida - afferma Lidia Borzì, presidente dell’associazione che ha realizzato una speciale cartolina per gli 85 anni del Pontefice - rappresenta per noi e per tutta la comunità cristiana un sole nella tempesta”. “Il Santo Padre illumina la nostra vita in questo periodo così buio, ci insegna a condividere la bellezza del Vangelo e ad ascoltare con il cuore le persone più fragili”.

“Quando vieni a trovarci?”. È questa la domanda rivolta da alcuni bambini della periferia di Roma a Papa Francesco in un breve messaggio di auguri realizzato con la collaborazione di Telepace e dell’Associazione Fonte di Ismaele. Quest’ultima è una realtà caritativa che opera nel quartiere Tuscolano, grazie anche al supporto dell’Istituto di Medicina Solidale Onlus e dell’Elemosineria Apostolica, per aiutare bimbi vulnerabili. Nel video i bambini affermano che vorrebbero incontrare il Pontefice per un abbraccio, per “giocare insieme” e per “fare i compiti”. Aggiungono che un incontro con Francesco sarebbe anche l’occasione giusta per consegnare al Papa alcuni doni. “Tra questi - ricorda la dottoressa Lucia Ercoli, Presidente Associazione Fonte di Ismaele e responsabile sanitario e scientifico Medicina Solidale - c’è il libretto intitolato ‘Saggi nonostante l’età’, con i commenti dei bambini alla convenzione di New York sui diritti del fanciullo”.

Dopo quella di Roma, è un’altra periferia la cornice di speciali auguri al Santo Padre. Giunge dall’Argentina il video per l’85.mo compleanno di Papa Francesco inviato da padre José María “Pepe” Di Paola, sacerdote di 59 anni, parroco a La Carcova della diocesi di Buenos Aires e amico personale del Pontefice. “Vescovo Jorge - afferma il sacerdote nel breve filmato pubblicato dall’agenzia Sir - stiamo seguendo sempre i suoi insegnamenti ed anche i bei ricordi che abbiamo qui a curas villeros”. Padre Pepe da oltre vent’anni annuncia il Vangelo nelle periferie di Buenos Aires. Insieme con altri sacerdoti della “curas villeros”, svolge la propria missione confrontandosi quotidianamente con la povertà, il degrado, lo spaccio e la tossicodipendenza. “Stiamo preparando qualcosa - aggiunge il sacerdote nel video - che può essere un bel regalo: la marcia ‘ Ni un pibe menos por la droga”.

Papa Francesco storia

«La mia gente è povera e io sono uno di loro», ha detto una volta per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo. Ai suoi preti ha sempre raccomandato misericordia, coraggio e porte aperte. La cosa peggiore che possa accadere nella Chiesa, ha spiegato in alcune circostanze, «è quella che de Lubac chiama mondanità spirituale», che significa «mettere al centro se stessi». E quando cita la giustizia sociale, invita a riprendere in mano il catechismo, i dieci comandamenti e le beatitudini. Nonostante il carattere schivo è divenuto un punto di riferimento per le sue prese di posizione durante la crisi economica che ha sconvolto il Paese nel 2001.

Nella capitale argentina nasce il 17 dicembre 1936, figlio di emigranti piemontesi: suo padre Mario fa il ragioniere, impiegato nelle ferrovie, mentre sua madre, Regina Sivori, si occupa della casa e dell’educazione dei cinque figli.

Diplomatosi come tecnico chimico, sceglie poi la strada del sacerdozio entrando nel seminario diocesano. L’11 marzo 1958 passa al noviziato della Compagnia di Gesù. Completa gli studi umanistici in Cile e nel 1963, tornato in Argentina, si laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé e nel 1966 insegna le stesse materie nel collegio del Salvatore a Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio San Giuseppe.

Il 13 dicembre 1969 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo Ramón José Castellano. Prosegue quindi la preparazione tra il 1970 e il 1971 in Spagna, e il 22 aprile 1973 emette la professione perpetua nei gesuiti. Di nuovo in Argentina, è maestro di novizi a Villa Barilari a San Miguel, professore presso la facoltà di teologia, consultore della provincia della Compagnia di Gesù e rettore del Collegio.

Il 31 luglio 1973 viene nominato provinciale dei gesuiti dell’Argentina. Sei anni dopo riprende il lavoro nel campo universitario e, tra il 1980 e il 1986, è di nuovo rettore del collegio di San Giuseppe, oltre che parroco ancora a San Miguel. Nel marzo 1986 va in Germania per ultimare la tesi dottorale; quindi i superiori lo inviano nel collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi nella chiesa della Compagnia nella città di Cordoba, come direttore spirituale e confessore.

È il cardinale Quarracino a volerlo come suo stretto collaboratore a Buenos Aires. Così il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno riceve nella cattedrale l’ordinazione episcopale proprio dal cardinale. Come motto sceglie Miserando atque eligendo e nello stemma inserisce il cristogramma ihs, simbolo della Compagnia di Gesù. È subito nominato vicario episcopale della zona Flores e il 21 dicembre 1993 diviene vicario generale. Nessuna sorpresa dunque quando, il 3 giugno 1997, è promosso arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Passati neppure nove mesi, alla morte del cardinale Quarracino gli succede, il 28 febbraio 1998, come arcivescovo, primate di Argentina, ordinario per i fedeli di rito orientale residenti nel Paese, gran cancelliere dell’Università Cattolica.

Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo crea cardinale, del titolo di san Roberto Bellarmino. Nell’ottobre 2001 è nominato relatore generale aggiunto alla decima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata al ministero episcopale. Intanto in America latina la sua figura diventa sempre più popolare. Nel 2002 declina la nomina a presidente della Conferenza episcopale argentina, ma tre anni dopo viene eletto e poi riconfermato per un altro triennio nel 2008. Intanto, nell’aprile 2005, partecipa al conclave in cui è eletto Benedetto XVI.

Come arcivescovo di Buenos Aires — tre milioni di abitanti — pensa a un progetto missionario incentrato sulla comunione e sull’evangelizzazione. Quattro gli obiettivi principali: comunità aperte e fraterne; protagonismo di un laicato consapevole; evangelizzazione rivolta a ogni abitante della città; assistenza ai poveri e ai malati. Invita preti e laici a lavorare insieme. Nel settembre 2009 lancia a livello nazionale la campagna di solidarietà per il bicentenario dell’indipendenza del Paese: duecento opere di carità da realizzare entro il 2016. E, in chiave continentale, nutre forti speranze sull’onda del messaggio della Conferenza di Aparecida nel 2007, fino a definirlo «l’Evangelii nuntiandi dell’America Latina».

Viene eletto Sommo Pontefice il 13 marzo 2013.

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17/12/2021
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