Chiesa

di Nathan Algren

Monsignor Suetta: “eutanasia falsa compassione

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

«L’eutanasia non è un diritto, semmai è falsa compassione»: lo afferma a “La Verità” il vescovo di Ventimiglia-San Remo, Monsignor Antonio Suetta, commentando l’evoluzione parlamentare del testo sul Fine Vita. Dopo averla definita un “pericoloso grimaldello”, il prelato entra nel dettaglio riguardo la proposta di legge che ricalca le linee guida (seppur “ammorbidite” dalla mediazione del Centrodestra) della sentenza Consulta sull’aiuto al suicidio Dj Fabo-Cappato: «Siamo partiti con le Disposizioni anticipate di trattamento, il biotestamento; siamo arrivati al referendum per l’eutanasia, che serve a depenalizzare una parte dell’articolo del codice penale che punisce l’omicidio del con- senziente; lo scopo ultimo, chiaramente, è lo sdoganamento completo dell’eutanasia»

È un tema delicato che richiede una profonda analisi non banalizzante dalle “tifoserie” da sempre schierate sul tema eutanasia: per Monsignor Suetta parlare della “dolce morte” è come porre una «falsa compassione» per coloro che si trovano in quelle drammatiche situazioni. «Io parlerei di una “tentazione” di desiderare la morte, che in fondo è comprensibile, in certe condizioni. Non si deve dimenticare che anche il dolore più resistente e devastante può essere affrontato con adeguata e graduale terapia; soprattutto non dobbiamo trascurare che a questa tentazione è possibile e necessario rispondere con autentica vicinanza umana, psicologica e spirituale», sottolinea il vescovo ligure.

Il problema è che l’eutanasia, per Monsignor Suetta – come già lo ricalcava perfettamente un altro vescovo, questa volta di Reggio Emilia, come Monsignor Camisasca – è solo apparentemente una “concessione” di una compassione umanitaria: «quella “tentazione” o quel desiderio, per quanto comprensibili, non necessariamente costituiscono il fondamento di un diritto. Insomma, non sempre il fatto che si desideri una cosa rende buono o doveroso il concederla. Ma mi rendo conto che qui non si tratta solo di dare risposte in termini di precetti». Per il vescovo e sacerdote, la vera risposta più adeguata all’enorme dramma della sofferenza fisica e psichica è la cura, «concetto molto più esteso di quello di terapia».

Per monsignor Suetta, «Si cura una persona anche quando la si “accompagna” umanamente lungo il percorso della sua patologia irreversibile. Aggiungo che gli ideologi dell’eutanasia, a mio parere, non sono affatto mossi da un’autentica compassione verso il malato: mi sembrano spinti, piuttosto, da una forma di calcolo economico». Il problema è che pare in alcuni casi – specie quando si considera la tematica a livello politico – che piuttosto della cura interessi il contenimento della spesa: «non è la salute che fonda la dignità dell’uomo»,

Resta problematico sempre distinguere la scelta di interrompere trattamenti medici inutili e addirittura dolorosi, rispetto al concedere con l’eutanasia la morte al paziente: ebbene, il vescovo ammette che non esiste un confine “netto”, «Come in tutti i casi in cui l’uomo è chiamato a collegare l’oggettività della norma con la soggettività della situazione, la mediazione deve essere svolta dalla coscienza. Almeno quella del paziente e del medico, che valutano benefici e conseguenze indesiderate della terapia, in termini di sofferenza ed effetti collaterali». Parola finale sul giudizio di una Chiesa che non sempre a tutti i livelli sembra “attenta” ai temi etici come aborto e eutanasia: poi il prelato sottolinea come Papa Francesco sia sempre molto presente e netto contro l’individualismo e il relativismo in campo etico, eppure «parla, con estrema chiarezza, di aborto, eutanasia e altri principi fonda- mentali della dottrina cattolica, i mezzi di comunicazione si guardano bene dall’evidenziare il messaggio. Al contrario, i media enfatizzano quando dice cose altrettanto giuste, ma più confacenti alla sensibilità del momento».

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

21/12/2021
1408/2022
S.Massimiliano M. Kolbe

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Media

Da un lettore che non vuole leggerci più

Dalla rubrica delle lettere tutti i giorni presente sul giornale, la missiva di un lettore critico e la risposta puntuta del direttore Mario Adinolfi

Leggi tutto

Storie

Radicare il seme del cambiamento sul territorio

Domenica 20 novembre a Bologna si è svolta la prima Festa Nazionale de La Croce Quotidiano. In un AEmilia Hotel stracolmo di persone provenienti da tutt’Italia si è celebrata una giornata di festa
e di impegno. La Croce Quotidiano, da quando è nata il 13 gennaio 2015, è diventata per tanti italiani l’unico “foglio” capace di leggere ciò che accade andando oltre il politicamente corretto e rimanendo sempre leale e fedele allo spirito delle buona battaglia a difesa della vita e della famiglia.

Leggi tutto

Società

Spiegare a Vauro ciò che non gli è chiaro

Il guaio grosso è che i genitori sostengono che l’ospedale menta sulle reali condizioni del bambino, quindi dalle cartelle cliniche non c’è da aspettarsi grandi novità: non ci vuole molto a ritoccare la misura della circonferenza cranica, ad esempio, per dimostrare che Charlie non è cresciuto negli ultimi mesi. *Marwa** *Bouchenafa tre mesi fa si è trovata in una situazione del tutto analoga a quella di Charlie: i dottori francesi volevano sospenderle la ventilazione e i genitori invece volevano mantenerla e, per il momento, è ancora viva grazie ad una decisione (sempre in bilico) dei giudici francesi. La sua famiglia, quando ha visto che aria tirava in ospedale, ha cominciato a presidiare la stanza e a filmare ogni giorno la piccola, a misurarla per conto proprio, cioè a radunare evidenze scientifiche sul suo stato di salute indipendenti dall’ospedale. E grazie a questo lavoro meticoloso sono riusciti a strappare ai giudici la sentenza favorevole.

Leggi tutto

Storie

Ania e quella volta che si salvò dall’inferno

«La vita non mi ha risparmiata, fin da piccola», sono le parole di Ania Goledzinowska che si racconta. «La storia parte da una scena violenta, racconto della Polonia comunista, arrivo in Italia ingannando sulla mia vera età. Incontro polizia corrotta, aguzzini, finti amici… e se dapprima rubavo per mangiare sono arrivata ad avere un aereo privato. Ma la felicità era altro…»

Leggi tutto

Chiesa

Beatificazione di padre Tiburcio Arnaiz Munoz

Tiburcio Arnaiz Muñoz nacque a Valladolid, in Spagna, l’11 agosto 1865. I suoi genitori, Ezequiel e Romualda, di professione tessitori, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di Sant’Andrea due giorni dopo la nascita, nel giorno in cui si ricorda appunto san Tiburzio. Ad appena cinque anni, rimase orfano di padre. Sua madre, allora, cercò in ogni modo di mantenere sia lui che l’altra figlia, Gregoria, che aveva sette anni in più. Anni dopo, lui raccontò che da piccolo, una notte, ebbe un incubo: sognò di cadere all’inferno. Impaurito, chiamò sua madre, ma lei non lo sentì. Sempre più terrorizzato, invocò la Madonna Addolorata, che gli apparve dicendo: «Non cadi all’inferno né mai vi cadrai» e lo coprì col suo manto.

Leggi tutto

Chiesa

Frate Emiliano Antenucci parla di silenzio con Papa Francesco

Dopo i suoi tanti scritti sull’argomento, dopo aver incontrato Papa Francesco, dopo aver raccomandato la devozione alla Madonna del Silenzio, aggiunge queste parole: «In una società malata di rumori, parole, apparenza e alle volte di persone che hanno pubbliche virtù e vizi privati, la cura e il cammino da fare con urgenza è il silenzio, scoperta di una Presenza».

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano