Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Nasce il progetto “Lavoro per tutti”

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“Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”, il tema della 55.ma Giornata Mondiale della pace che cade il prossimo primo gennaio, guida la riflessione degli esperti che, nella Sala Stampa della Santa Sede, mettono in luce aspetti diversi del Messaggio del Papa. Sottolineature riguardanti il concetto di pace che ingloba tutti gli altri, chiamando in causa i sogni degli anziani che i giovani sono chiamati a realizzare.

Nel suo intervento il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, mette in relazione i versi della Bibbia con la situazione attuale, ricorda la mancanza di “volontà politica di impegnarsi in misure” necessarie per rispondere “alle crisi climatiche, pandemie e disuguaglianze economiche che minacciano la vita”. Sottolinea che i guadagni e i profitti oscurano la visione a lungo termine, mette in luce le conseguenze come le crisi migratorie e il lavoro. La prospettiva da abbracciare è quella di promuovere una “cultura dell’incontro”, che “richiede di porre al centro di ogni attività politica, sociale ed economica la persona umana, che gode della massima dignità, e il rispetto del bene comune”.

Nel rispondere poi alle domande dei giornalisti il cardinale Turkson è tornato sulla sua vicenda personale e sul mandato a guida del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, in scadenza nel 2021, rimesso nelle mani del Papa. “Sono qui da cinque anni”, spiega il porporato, “se il Santo Padre decide che devo continuare sarà così, se decide di riassegnarmi sarà così”. “Siamo qui – afferma - per supportare il Santo Padre nel suo ministero”.

La guerra non è solo quella guerreggiata con le armi ma la guerra “che da molto tempo gli umani hanno ingaggiato con la natura, con la madre terra, e con le altre specie viventi”. Suor Alessandra Smerilli, segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, evidenzia così nel suo intervento il dolore di chi subisce i conflitti, “uomini e donne ‘sfigurati’ nel loro aspetto e nella loro dignità”. I giovani, al centro del Messaggio del Papa, stanno lottando per salvare il pianeta “da questo assurdo conflitto che il nostro Sistema economico ha dichiarato all’ambiente naturale. E il Papa è con loro”. Esempio è il grande lavoro dei ragazzi di Economy of Francesco che stanno facendo da due anni, proponendo soluzioni e alleanze.

Il lavoro, segnato dall’emergenza pandemica, “è sempre più il centro della questione sociale”. Su questo fronte, il Dicastero, attraverso la Commissione Covid-19 e in collaborazione con altri Dicasteri, ha avviato un progetto dal titolo “Lavoro per tutti”: “Sarà una grande operazione di ascolto - afferma suor Smerilli - di tutti coloro che nei diversi luoghi stanno cercando soluzioni creative ai problemi del lavoro. Ascolto, discernimento e messa in comune, creare le condizioni perché qualcosa di nuovo accada”. L’ultimo aspetto affrontato riguarda la cura che non può essere sganciata dal lavoro. “La cura, l’offerta e la domanda di cura, sarà la grande sfida della sostenibilità umana e spirituale. Se la lasceremo tutta al mercato, gli scartati aumenteranno, e saranno scartati dal reddito e dalla cura”. Serve una cura, conclude, “che resti e diventi dono e gratuità, espressione del principio di fraternità”.

Infine padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, si sofferma sulle tre aree che compongono il tema del Messaggio del Papa, sottolineando però che “i governanti che pensano di risolvere i problemi con il conflitto armato appartengono al passato, non al futuro”. La pace va costruita seguendo “un’architettura adeguata alle sfide contemporanee, che ne assicuri l’ampiezza e la solidità”. Importante, sottolinea padre Baggio, una “comunicazione sincera, feconda e generativa tra le vecchie e le nuove generazioni”, lo dimostrano le seconde e le terze generazioni di migranti “le cui capacità di dialogo interculturale diventano volano dei processi di vera ed effettiva integrazione”. Poi l’educazione, “insegnamento che genera cultura e assicura libertà e responsabilità”, e infine il lavoro, la cui centralità è fondamentale per la comprensione del fenomeno migratorio.

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22/12/2021
2405/2022
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