Storie

di Marie Christine J.

Brescia: esumate tombe di bambini non nati senza il consenso dei genitori

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Natale si avvicina, si addobbano le case e gli alberi di natale, si sentono le risate dei bambini che aspettano con gioia la vigilia circondati dai loro familiari…tuttavia a Brescia il tempo si è fermato e niente è come prima per molti genitori. Domenica scorsa una delegazione di genitori si è recata al cimitero di Vantiniano per depositare un piccolo albero di Natale nell’area dove si trovavano le tombe dei loro bambini ma la Digos era là ad aspettarli. Ricordiamo che 2500 piccole bare di bambini mai nati, seppelliti nel cimitero, sono stati esumati a settembre all’insaputa dei genitori per ordine dell’amministrazione comunale.

Tuttora proseguono le polemiche tra l’opposizione e Palazzo Loggia mentre l’assessore Valter Muchetti ribadisce di avere rispettato la procedura. Oggi molte famiglie sono nel dolore e Miriana Poletti, una giovane mamma bresciana ha gentilmente accettato di darci la sua testimonianza su quello che possiamo definire una vergognosa attuazione della “cultura dello scarto” indegna della nostra umanità.

Miriana potresti parlarci di tua figlia e di quello che è accaduto al cimitero di Vantiniano?

Ho perso la mia prima bambina al quarto mese di gravidanza ed è stata sepolta al Cimitero Vantiniano di Brescia dove io e mio marito avevamo deciso di mettere una piccola tomba in marmo. Volevamo avere un qualcosa che ci ricordasse per sempre il suo passaggio nelle nostre vite. Avevamo anche scelto di mettere sopra la scritta del suo nome, un angelo con un libro aperto fra le mani, un po’ come se le stesse leggendo una dolce fiaba mentre lei riposava sotto il suo sguardo. A fine settembre mi sono recata al cimitero per una visita, ho attraversato il solito vialetto ma non riuscivo ad intravedere da lontano la distesa di piccole tombe, piene di giocattoli e girandole colorate che di solito a quel punto si intravedeva, come un inaspettato mare di colori dopo una distesa di marmi grigi. Improvvisamente il mio cuore perde dei battiti perché davanti a me, dove prima c’erano tutte le tombe dei bimbi mai nati, c’era solo un’ enorme distesa di terra. “Forse l’hanno spostata”, mi sono detta ma una strana forma di panico mi ha assalito. Ho chiamato mio marito: “Come non c’è più? ma in che senso?” mi ha chiesto incredulo. E io gli ho ripetuto: “La nostra bambina non c’è più”, e ormai ero in lacrime. Ho cercato allora di vedere se c’era un cartello, mi sono guardata intorno e dopo tanto girare ho notato che su un tronco era appeso un avviso datato maggio 2021 in cui si avvisava che nel corso dell’anno 2021 si sarebbero svolte delle operazioni di esumazione (senza una data specifica). Ero stata lì prima dell’estate e quel cartello proprio non l’avevo visto. Non so se allora era già esposto in quel punto ma in ogni caso sarei dovuta andare ben oltre la mia solita fermata per poterlo notare. Volevo parlare con qualcuno e confrontarmi, ho scorto un operatore, gli ho chiesto informazioni, gli ho detto che non ero al corrente di tutto questo e che avrebbero potuto contattare i genitori in un altro modo, ma lui mi ha risposto che il cartello era appeso, indicandomi il tronco dell’albero e con questo si è tolto il pensiero di ogni altra possibile replica. Ho poi pensato al fatto che durante l’estate ero stata fuori città, ho pensato alle tante mamme che per vari motivi non venivano spesso al cimitero, ho pensato a chi non abitava più qui, e mi sono domandata com’era possibile fare un’azione simile senza il consenso espresso dei famigliari, in così pochi mesi. Ho pensato ai mille modi in cui si può comunicare al giorno d’oggi, via posta, email, telefono e per un’informazione così delicata si era scelto un foglio A4 da appendere al tronco di un albero, confidando che gli interessati sarebbero passati di lì per leggerlo o che semplicemente avessero fatto visita al cimitero in quel preciso periodo. In caso contrario, silenzio assenso, si sarebbe fatto spazio, togliendo tutto, tombe provvisorie e non. Ogni giorno ripenso alla tombina in marmo che avevamo scelto, al perché l’avevamo scelta e mi chiedo con che diritto l’abbiano manomessa senza esplicito consenso.

Perché è successo? Ad oggi che difficoltà e risposte avete avuto da parte delle autorità competenti?

Conoscere il motivo per cui è successo un fatto tanto grave è una “battaglia “ che io e altre mamme e papà conosciuti in occasione di questa triste esperienza comune stiamo portando avanti. E’ stato tenuto un Consiglio Comunale il 29 novembre durante il quale l’opposizione ha chiesto spiegazioni all’Assessore di questa operazione ma quest’ultimo ha speso poche parole in merito mascherandosi dietro ad un regolamento cimiteriale del ‘90, che in realtà sembra sia stato superato dalla Carta regionale. Alle nostre richieste di spiegazioni agli uffici cimiteriali sul perché non è stato scelto di mettere degli avvisi su ogni tombina e sul perché non è stato scelto il periodo della Commemorazione dei Morti per mettere avvisi più visibili, è stato risposto che sarebbero costati troppo 2.500 sigilli e aspettare novembre per gli avvisi non si poteva fare per questioni di tempistiche, non motivando ulteriormente le loro scelte.

Dove sono i resti dei vostri bambini?

Non sappiamo con certezza dove siano i resti dei bambini . A tutti i genitori è stato detto che non ne sono rimasti, indipendentemente dall’epoca gestazionale in cui erano stati partoriti. La mia bimba l’ho persa al quarto mese di gravidanza, solo dopo avere insistentemente cercato la responsabile di queste operazioni, ho potuto ritirare almeno la targhetta con il nome e l’angioletto che era appeso alla tombina. Lei ha capito perfettamente la situazione che stavo vivendo, purtroppo non aveva avuto voce in capitolo quando erano state scelte queste modalità per le operazioni di esumazione. Le sono grata perché ha fatto di tutto per recuperare l’angioletto (che era già finito al macero), almeno mi rimane questo come ricordo. Nel gruppo che si è formato di mamme e papà che hanno vissuto la mia stessa terribile esperienza sono emersi però casi di bambini, nati quasi a termine, dei quali è stato detto non sia rimasto più nulla e trovano veramente difficile credere che sia vero. Il loro dubbio è poi stato alimentato dal fatto che diverse settimane fa sul campo di terra dove c’erano le tombine alcune mamme hanno trovato resti di ossa molto piccole e mollette per il cordone ombelicale. Tutto questo fa pensare che sono stati utilizzati piccoli escavatori per liberare l’area e che, contrariamente a quanto ci è stato detto dall’Assessore, le operazioni non sono state fatte nei dovuti modi e nei tempi corretti, altrimenti non si spiegherebbero i ritrovamenti di ossa, di mollette, di targhette sparse nel terreno e il fatto che di nessun bambino sono stati trovati resti. Fra l’altro io dei mini escavatori in azione li ho visti proprio quella mattina in cui ho chiesto notizie della mia bambina alla responsabile e non dimenticherò mai lo sguardo fisso di quei due genitori su quella terra smossa dalla pala scavatrice… eppure i responsabili negano che tutto questo sia successo.

Che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei far conoscere quello che è successo e far in modo che una cosa simile non succeda più in nessun Comune e che nessuna famiglia debba affrontare mai più un dolore simile. Per me è come se mia figlia mi fosse stata strappata via una seconda volta e questa vicenda ha riaperto una ferita mai cicatrizzata fino in fondo.

Hai qualche appello in particolare che vorresti fare?

Fermo restando che niente e nessuno potrà mai riportare indietro i nostri bambini dove riposavano, vorrei che la gente sapesse cosa è successo a Brescia, Capitale della Cultura 2023, con quale assenza di sensibilità è stata gestita una simile operazione e la mancanza di trasparenza di cui il Comune pecca riguardo a questo fatto. Ma soprattutto vorrei che chi ha dato l’approvazione a queste operazioni ci dicesse una volta per tutte in nome di che cosa ci è stata provocata una tale sofferenza e perchè in poco tempo 2.500 tombine sono dovute sparire, un’operazione così massiccia e veloce deve avere alla base una precisa motivazione.

Concludo, aggiungendo l’ultima puntata di questa infinita storia. Ieri mattina il gruppo di mamme e papà coinvolti in questa vicenda si è trovato per preparare un albero di Natale da mettere sul campo dove c’erano le tombine per portare un segno natalizio. Con grande incredulità i primi genitori arrivati sul posto hanno trovato degli operatori del Comune che stavano delimitando la zona con nastro bianco e rosso (senza mettere cartelli che ne spiegassero il motivo) e alcuni agenti della Digos che presidiavano la zona, impedendo loro di posizionare l’albero sul campo e intimando che se l’ avessero messo sarebbero potute scattare denunce. La questura che è stata poi in seguito interrogata ha detto di aver predisposto un servizio di “osservazione” nel caso fossero insorti “problemi di ordine pubblico”. Quasi non credevamo alle nostre orecchie! Con la criminalità che dilaga nella nostra città, sono stati mandati agenti della Digos, domenica mattina 19 dicembre alle ore 9:30 in un cimitero, dove mamme e papà “armati” di albero di Natale, angioletti e palline, volevano soltanto mettere un simbolo per i loro bambini. Increduli e feriti per l’ennesima volta da tanta indifferenza rispetto ad un tema così delicato, siamo rimasti fino a quando ci è stato dato il permesso di posizionare l’albero suun camminamento a ridosso dell’area delimitata, ma NON sul campo.

E così abbiamo fatto. Sotto gli occhi di giornalisti, operatori cimiteriali, agenti digos e passanti, abbiamo messo il nostro albero. Mani infreddolite ma decise di mamme e papà hanno appeso le ali accuratamente intagliate, palline con i nomi dei nostri bambini e alcuni fratellini e sorelline presenti hanno posizionato con grande delicatezza degli angioletti. Intorno era silenzio, teste che scuotevano, parole che aleggiavano nel freddo pungente della mattina e nel cuore di noi mamme e papà una forte emozione a malapena riusciva a soffocare le lacrime mentre un pensiero comune volava su quel campo vuoto , “tranquillo/a piccolo/a”, mamma e papà sono qui vicino a te”. Io non credo che le persone coinvolte in questa assurda operazione abbiano idea dell’entità del dolore che hanno causato altrimenti non continuerebbero a stare in silenzio, a darci risposte sommarie e a vederci solo come un ostacolo a chissà cosa. Ad un servizio televisivo, dedicato a questo fatto, è stato dato il titolo “La pietà è morta”. Io non vorrei crederlo ma alla luce dei fatti attuali è difficile smentire questa provocazione.

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22/12/2021
2302/2024
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