{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} La Pandemia e il fallimento del prometeismo “scientifico”.

Politica

di Giuseppe Bruno

La Pandemia e il fallimento del prometeismo “scientifico”.

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Non sono disposto per natura a dar credito a tesi complottistiche e a cervellotiche teorie fantapolitiche. Così cerco ininterrottamente di capire quale possa essere l’origine dei certamente indubitabili errori fatti da quasi tutti i governi mondiali nella gestione della pandemia. In questa interminabile ricerca, credo, finalmente, di aver capito quale sia stato uno dei principali errori dell’etablishment mondiale nell’affrontare la pandemia. È stata ed è la Fede nella Scienza da opporre ad ogni minimo dubbio sulle sue “ufficiali” affermazioni.

Senza pensare - da parte del medesimo etablishment - che l’alimento della scienza è sempre stato e sempre non potrà che essere proprio il dubbio, da esso, purtroppo, sommerso nelle apodittiche certezze, poi sistematicamente smentite. Pure, questo, però, è stato il modo in cui i politici hanno affrontato e continuano ad affrontare la pandemia. Appare, infatti (almeno a me), sempre più chiaro a distanza di circa due anni di poco concludenti “conclusioni” quale sia stato e ancora sia, il loro, forse non pienamente cosciente, però, preciso intento: mostrare i muscoli dell’uomo moderno, tecnologico, progressista, emancipato, secolarizzato, “prometeico” che non ammette debolezze, che è capace con la sua intelligenza di affrontare qualsiasi sfida, in parole povere di essere l’incarcerazione del mito della Scienza. Un mito che non ha niente a che vedere con la Scienza vera dello scienziato vero. A pensarci bene fui impressionato a suo tempo - l’inizio della pandemia - a sentire definire scienziati coloro che avevano “competenze” scientifiche.

Consultando il dizionario Treccani, scoprii che in realtà questo significato di scienziato era di uso raro e antico. risalente circa al Trecento. Ma non ci feci caso più di tanto. Ora, a distanza di due anni, ripensandoci capisco che quest’uso raro e antico del termine era necessario per affrontare la pandemia che ci accingevamo a vivere. Infatti di fronte ad una incognita così grave: un virus, di cui non si conosceva l’origine né le caratteristiche e quindi neanche, soprattutto, i punti deboli in cui colpirlo, che avanzava a ritmo impressionante, doveva d’urgenza crearsi un’ “esercito” con cui contrastarlo, e chi meglio di un esercito di “scienziati”. Così si lanciò una “leva” di volontari (scienziati !?), i quali tutto sommato furono ben lieti di sentirsi utili, anzi indispensabili, e nello stesso tempo di uscire dall’anonimato, aderendo all’appello, tra l’altro ben pagato. Il problema è che, però, il dizionario Treccani nell’uso attuale della parola scienziato così si esprime. “Chi ha acquisito profonda conoscenza di una o più scienze, attraverso studi intensi e costanti, e con serietà di metodo e d’indagine”. Quanti di questi scienziati usciti allora come funghi corrispondeva davvero a questa definizione? Sicuramente tra loro ce ne saranno stati tanti. Ma quanti di loro sono riusciti a restare veramente tali? Non certamente molti. L’unica cosa che ho capito, ora a distanza di due anni, è che gli scienziati quando si è in “guerra” sono molto pericolosi soprattutto se vengono utilizzati da chi conduce la guerra per i propri fini specifici. Furono non a caso, “scienziati” quelli che inventarono la bomba atomica. Ma che avrebbe dovuto fare uno scienziato vero pur ammaliato dal canto di tante illustri sirene? Tapparsi le orecchie o farsi legare all’albero della nave come fece Ulisse. Ma di Ulisse non ce ne sono molti. E pare anche, duole dirlo, di veri scienziati i quali avrebbero dovuto candidamente (anzi professionalmente) ammettere i loro limiti e dire: il terreno è poco o per niente esplorato avanziamo prudentemente per tentativi ed errori. Ma non sembra sia stato questo l’atteggiamento degli “scienziati” che hanno risposto alla chiamata delle ammalianti sirene politiche. Ora qual è il risultato? Che gli “scienziati” si parlano addosso contraddicendo oltre l’un l’altro anche se stessi e nessuno più riesce a credere davvero a quello che dicono. Si è persa la fiducia. Ma la fiducia in chi, in che cosa? Non certamente nei veri scienziati e nella vera scienza. Perché e gli uni e l’altra finora forse non sono proprio stati scomodati. Almeno ufficialmente. Speriamo che nel serio silenzio della prudente ricerca gli scienziati veri, stimolati dai necessari, indispensabili dubbi, lontani dai clamori mediatici e dalla strumentalizzazione politica - e, perché no, anche coloro che cominciano a pentirsi di essersi fatti trascinare in questo pericoloso “gioco” - continuino a dare il loro vero indispensabile contributo per cercare di gettare l’ennesima scialuppa di salvataggio all’umanità travolta dalla pandemia. Ma speriamo, soprattutto, i governanti comincino ad avere anche loro qualche dubbio, prima di perdere completamente, loro si - ancora accecati dalle prometeiche ambizioni - la indispensabile fiducia dei governati.

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07/01/2022
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