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di Nathan Algren

Djokovic,prigioniero “politico”

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La famiglia di Djokovic non ci sta e fa sentire la propria vicinanza al campione serbo, ancora fermo in Australia in attesa del ricorso in programma lunedì. Dal ristorante di Novak a Belgrado, il padre ha tenuto una conferenza stampa in cui ha voluto sottolineare la propria posizione al fianco del figlio e allo stesso tempo protestare contro la decisione del governo australiano di stoppare l’entrata nel paese del tennista. “Stanno calpestando la Serbia e tutta la sua gente”, le dure parole del padre Srdjan, che ha poi aggiunto: “Il leader di quella terra lontana, Scott Morrison, ha osato attaccare ed espellere Novak prima ancora che raggiungesse il Paese. Avrebbero voluto mettere in ginocchio lui e tutta la Serbia. Ma noi siamo orgogliosi. Guardando la storia, non abbiamo mai attaccato ma ci siamo sempre difesi. Questo è quello che sta facendo Novak, che è il nostro orgoglio. Si sta difendendo dagli organizzatori, mostrando a tutti da che tipo di gente provenga”.

Il discorso, dunque, va ben oltre il campo. Quello a Djokovic, nelle parole del padre, è un vero attacco a tutta la Serbia. Ma non è il solo a parlare. All’inizio della conferenza, infatti, a prendere parola è stato il fratello del numero 1 al mondo, Djordje: “La detenzione di Novak è il più grande scandalo diplomatico sportivo. Mio fratello è stato trattato come un criminale nonostante non abbia fatto del male a nessuno, non ha potuto in alcun modo contattare le autorità federali”. Djordje ha poi raccontato come Djokovic sia stato subito portato in una stanza dell’aeroporto, da cui ha potuto contattare i familiari per 45 minuti. Da quel momento, però, secondo il fratello lo smartphone del campione serbo è stato ritirato e gli è stata negata ogni forma di comunicazione per 3 ore e mezza.

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08/01/2022
1308/2022
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