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di Roberto Signori

India e jihadisti

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La Corte Suprema indiana ha accolto la richiesta di aprire un procedimento contro alcuni esponenti nazionalisti indù che durante un Dharam Sansad (un incontro tra leader religiosi) hanno pronunciato slogan in cui invitavano a comprare armi da utilizzare per “ripulire” l’India dai musulmani. Le affermazioni pronunciate dallo swami Prabodhanand Giri, in particolare, avevano suscitato aspre polemiche che hanno spinto lunedì anche la Corte Suprema ad accogliere una denuncia presentata dall’avvocato Kapil Sibal.

Lo steso swami Prabodhanand Giri aveva poi ripetuto frasi di istigazione all’odio nei confronti dei musulmani anche in un altro evento tenuto a Ghaziabad, nell’Uttar Pradesh, il 2 gennaio. “Pochi – aveva detto in quell’occasione – leggono il Corano e quanti lo comprendono diventano jihadisti. Resisteremo contro di loro e ripuliremo l’India dalla loro presenza. Se prenderete le armi per combattere i miscredenti come Ram fece nel Mahabharat sarete benedetti da Ram e Krishna (due divinità indù). Le armi sono essenziali per combattere i jihadisti, non c’è altra strada. Tenere un’arma è una vecchia tradizione che abbiamo perso”.

Sia l’Uttarakhand sia l’Uttar Pradesh sono Stati indiani governati dai nazionalisti indù del Bjp, il partito del premier Narendra Modi, dove tra febbraio e l’inizio di marzo si andrà al voto per l’elezione dell’assemblea legislativa locale. Più volte in India proprio le campagne elettorali sono state la miccia di nuove tensioni religiose.

Nel frattempo non diminuiscono nemmeno le intimidazioni portate avanti per via burocratica contro le istituzioni cattoliche. Nei giorni scorsi in Madhya Pradesh è dovuta intervenire l’Alta Corte locale per fermare lo sgombero dell’orfanotrofio San Francesco della diocesi di Sagar conosciuto come Sewadham Ashram. Il 6 gennaio 44 ragazzi tribali, tra cui anche disabili fisici e psichici, erano già stati condotti fuori dalla struttura al freddo sulla base di un’ordinanza del Child Welfare Committee di Sagar, quando è arrivato lo stop intimato dall’Alta Corte all’operazione. Il comitato sostiene che l’autorizzazione per la struttura sia scaduta nel 2020, ma la diocesi spiega di avere presentato tutti i documenti necessari per il rinnovo. I giudici hanno chiesto una relazione e si pronunceranno entro due settimane.

Padre Thomas Philip, direttore del Social Work Development commenta la vicenda con queste parole: “L’azione del Child Welfare Committee è espressione di un atteggiamento in malafede, influenzato dai leader politici locali. Garantire il rinnovo di un’autorizzazione è compito delle agenzie governative, che rinviano questo atto per poi poterle chiudere. Lo stesso centro era già stato accusato di false conversioni e di dare carne da mangiare ai bambini. Entrambe accuse senza fondamento”.

Il vescovo James dell’eparchia siro-malabarese di Sagar aggiunge: “Cercavano di strappare i bambini all’orfanotrofio. Grazie a Dio è arrivato l’intervento dell’Alta Corte che ha chiesto spiegazioni. Ma non è ancora una soluzione definitiva”.

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12/01/2022
1808/2022
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