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di Nathan Algren

Kazakistan. Monsignor Mumbiela Sierra: “Il nostro sogno di un Paese di pace

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“Il fatto che il Papa abbia parlato domenica scorsa del Kazakistan è un segno di comunione. Il suo appello al dialogo e alla fraternità è la strada per questo Paese”, dice monsignor José Luis Mumbiela Sierra che sottolinea: “La pace è un dono di Dio ma anche frutto del nostro impegno e del nostro lavoro. Questa pace è anche il sogno di un Kazakistan multietnico, multireligioso, un Kazakistan di concordia. Stiamo sognando e ma stiamo anche costruendo perché questo sogno si realizzi”

“La vita si sta lentamente normalizzando. Si cominciano a vedere le persone per strada, hanno riaperto le prime caffetterie e qualcuno è anche tornato al lavoro. Anche il trasporto pubblico a poco a poco ha ripreso a funzionare. Così come Internet, almeno per 4 ore al giorno. Le scuole riapriranno il 17 gennaio mentre il 24 gennaio riapriranno le università”.

“Il presidente – ci dice il vescovo – ha fatto oggi una dichiarazione a tutta la popolazione ribadendo l’impegno del governo a normalizzare la situazione e a ricostruire quello che è stato distrutto. Molti negozi e centri commerciali hanno subito danni”. Il presidente, Kassym-Jomart Tokayev, ha parlato di un’operazione di ritiro graduale delle forze Csto, l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Erano giunti lo scorso 5 gennaio da Russia, Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan per aiutare a placare la situazione esplosiva del paese. Il loro ritiro non dovrebbe durare più di dieci giorni, a seconda di quanto promesso dal presidente Tokayev.

Le persone hanno avuto paura per la situazione di violenza che si è vista per le strade dove ci sono stati saccheggi, scontri senza controllo. I manifestanti non avevano però come obiettivo quello di colpire i luoghi religiosi. La nostra cattedrale di Almaty si trova proprio lungo la strada dove sono passati i manifestanti. Il parroco mi ha raccontato di aver visto persone armate di bastoni e pietre e di aver chiuso le porte della cattedrale per paura che venisse presa d’assalto. Ma la Chiesa non è stata colpita.

Non riusciamo ad oggi ancora a capire se la protesta contro l’aumento del prezzo del gas era una scusa, un pretesto o se tutto è stata una casualità. Si ha l’impressione che questa gente che poi ha usato violenza, non era improvvisata ma preparata e organizzata perfettamente. Si parla di 20mila persone armate di cui 2/3mila venute da fuori.

Tante etnie? Grazie a Dio la convivenza multietnica in Kazakistan, in questi 30 anni di indipendenza, è stata pacifica anche perché il governo ha favorito intelligentemente e molto bene questa armonia multietnica, favorendo incontri, mostrando che la pluralità è una ricchezza. E grazie a Dio, la comunità cattolica di questo Paese, benché sia molto piccola, è anch’essa al suo interno multietnica. Abbiamo tra noi, fedeli non solo di provenienze europee ma anche asiatiche.

Il compito della Chiesa nel Paese è essere una famiglia della pace, essere luce del mondo come Gesù, essere testimoni dei valori del Vangelo, in maniera non solamente spirituale ma totalmente umano, favorendo e promuovendo la giustizia, la solidarietà, la convivenza. Sentiamo di non avere programmi speciali se non quello di essere buoni cristiani in questa terra.

Il futuro passa per le parole di Gesù nel Vangelo, “beati di operatori di pace”. Non soltanto siamo chiamati a pregare per la pace – Dio mio fai di me uno strumento della pace – ma siamo chiamati anche ad essere operatori attivi di pace. La pace è un dono di Dio ma anche frutto del nostro impegno e del nostro lavoro. Questa pace è anche il sogno di un Kazakistan multietnico, multireligioso, un Kazakistan di pace e di concordia. Stiamo sognando e ma stiamo anche costruendo perché questo sogno si realizzi.

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14/01/2022
1808/2022
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