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di Tommaso Ciccotti

Rawalpindi: cristiano accusato di blasfemia condannato a morte

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È il prigioniero pachistano da più tempo in carcere per il reato di blasfemia: dal 22 luglio 2012 il cristiano Zafar Bhatti, 57 anni, che si è sempre proclamato innocente, si trova nel carcere di Adiala a Rawalpindi. Adesso però si teme anche per la sua stessa vita dopo che il 3 gennaio scorso il giudice Sahibzada Naqib Shehzad della locale Corte distrettuale ha deciso di commutare la sentenza all’ergastolo che stava scontando in una pena di morte.

Bhatti - che aveva fondato una piccola ong locale chiamata “Jesus World Mission” per l’assistenza ai poveri - fu arrestato con l’accusa di aver inviato messaggi blasfemi da un cellulare la cui scheda non era intestata a suo nome. Nel 2017 era stato condannato al carcere a vita ai sensi del famigerato articolo 295-c del codice penale pachistano, per “aver disonorato il profeta Mohammad”. In carcere avrebbe anche subito violenze. In un’udienza per la revisione della sentenza l’avvocato Naseeb Anjum il 16 dicembre aveva sollevato numerose obiezioni alle accuse, ma la reazione del giudice di Rawalpindi è stata la sentenza di condanna a morte.

“Bhatti è innocente ed è stato incastrato ingiustamente nel caso di blasfemia. Quando ho sentito la notizia della sentenza di morte per Zafar non potevo smettere di piangere e pregare Gesù”, commenta Nawab Bibi, la moglie dell’uomo. La donna osserva che ai veri criminali è offerta la possibilità di essere scarcerati su cauzione, mentre suo marito resta in carcere perché un tribunale pregiudizialmente ostile si rifiuta di liberarlo. “Hanno cercato più volte di convincerlo a convertirsi all’islam per ottenere la libertà - aggiunge Nawab Bibi - ma Zafar resta forte nella sua fede”.

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18/01/2022
0307/2022
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