Chiesa

di Emilia Flocchini

Nuovi Venerabili, fiduciosi nella Provvidenza

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Se c’è un filo conduttore, nelle storie dei candidati agli altari di cui oggi papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei relativi Decreti, è la fiducia nell’amore e nella Provvidenza di Dio. Tutti e tre i nuovi Venerabili, infatti, l’hanno sperimentata a più riprese nelle singole vicende personali, in maniera più o meno evidente, ma sempre discreta e generosa.

Segno di Provvidenza per quanti sono stati affidati alla sua responsabilità è monsignor Francesco Saverio Toppi, nato a Brusciano, in provincia di Napoli e diocesi di Nola, il 26 giugno 1925. Battezzato col nome di Vincenzo, visse l’abbandono in Dio sin dall’infanzia, come figlio di poveri agricoltori e buoni cristiani. Comunicò ai suoi familiari, ancora bambino, di volersi fare «monaco» (sinonimo dialettale per “frate”, “religioso”): i genitori lo misero quindi in contatto coi Cappuccini del vicino convento di Nola.

A undici anni, dunque, iniziò il suo cammino nel convento di Sant’Agnello a Sorrento, per il Seminario minore. Vestendo il saio il 2 ottobre 1940, nella casa di noviziato di Arienzo, assunse il nome religioso di frate Francesco Saverio da Brusciano. Il 4 ottobre 1941 emise la professione temporanea e, il 7 luglio 1946, quella solenne. Due anni dopo, il 29 giugno 1948, fu ordinato sacerdote. Negli anni seguenti studiò approfonditamente la storia della Chiesa e del suo Ordine, addottorandosi alla Gregoriana di Roma il 29 giugno 1951, con una tesi sulla fondatrice delle Clarisse Cappuccine, madre Maria Lorenza Longo, beatificata lo scorso ottobre.

Dopo sette anni come parroco a Benevento, fu chiamato a responsabilità sempre maggiori: il 28 luglio 1959 venne eletto Ministro (superiore) della Provincia Cappuccina di Napoli, quindi rieletto nel 1962 e nel 1965. Annunciò il suo programma in questi termini:

«Padri e fratelli carissimi! All’opera adunque, con un entusiasmo serafico per le vie a noi tracciate dalla Provvidenza! Le vie della nostra vocazione francescana e sacerdotale».

Altre cariche importanti, vissute in spirito di servizio e con non poche preoccupazioni, furono quelle di Ministro Provinciale a Palermo, di docente di Storia ecclesiastica nel convento di Sant’Eframo Vecchio a Napoli e, dal 19 luglio 1976, Definitore Generale dell’Ordine, per i sei anni successivi.

Il 4 ottobre 1990, a sorpresa, ricevette la nomina ad Arcivescovo Prelato di Pompei, nel giorno di san Francesco, ma anche vigilia della memoria del Beato Bartolo Longo, il fondatore della nuova Pompei e del Santuario della Madonna del Rosario: nel suo Diario, la definì una «elegante combinazione» della Provvidenza. Per lui, che sin da fratino si era sempre affidato alla Vergine e che il giorno dopo essere diventato prete aveva trascorso a Pompei un giorno intero, pregando e piangendo, diventare vescovo di quella zona costituiva una chiamata a essere ancora più “minore”, cioè al servizio di tutti. Come motto episcopale scelse la giaculatoria «Madre mia, fiducia mia».

Negli undici anni di episcopato pubblicò ventiquattro lettere pastorali e messaggi, nei quali raccomandava di mettere al centro la fiducia nel Cuore di Gesù, la preghiera costante, specie quella del Rosario (ogni giorno, alle 18, scendeva nel Santuario per recitarlo coi fedeli) e la relazione col mistero della Trinità.

Già in comunione particolare con i Santi del suo Ordine, non perdeva di vista neanche quelli che Bartolo Longo definiva “santi vivi”: nel suo caso e per limitarsi a quelli più famosi e riconosciuti ufficialmente, il confratello padre Pio da Pietrelcina e papa Giovanni Paolo II. In quanto vescovo amico del Movimento dei Focolari, che aveva conosciuto da giovane sacerdote, era anche impegnato a vivere l’ideale dell’Unità portato avanti dalla Serva di Dio Chiara Lubich.

Il 24 agosto 1994, mentre si trovava a Montevergine, fu colpito da ischemia cerebrale. Continuò il suo lavoro finché, a norma del diritto canonico, presentò le dimissioni per raggiunti limiti d’età. Sognava di rimanere a Pompei, ma, aggravatosi, fu trasferito nell’infermeria del convento di Nola, dove trascorse tre anni continuando a ricevere visite e spostandosi quando possibile. Nel 1997 peggiorò ancora; si spense nell’infermeria il 2 aprile, nel corso della Settimana Santa. Da allora riposa nella cripta del santuario di Pompei, per fare, come aveva indicato nel suo testamento, «da piedistallo al trono della Santissima Vergine del Rosario».

Madre Maria Teresa dei Sacri Cuori, al secolo Raffaella De Vincenti, ha invece sperimentato la Provvidenza nei tanti aiuti ricevuti per portare a compimento il progetto, avviato nella sua stessa parrocchia, di fondazione di un nuovo istituto religioso, le Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori.

Acri, in provincia di Cosenza e oggi in diocesi di Cosenza-Bisignano, la vide nascere il 1° maggio 1872. Come spesso accadeva alle ragazze del suo paese e del suo tempo, se da una parte viveva in un contesto religioso e di valori saldi, dall’altra, invece, non aveva molti contatti col mondo esterno, né aveva avuto un’istruzione completa.

Perché qualcosa cambiasse fu necessario l’arrivo del nuovo parroco nella parrocchia di San Nicola di Bari:si trattava di don Francesco Maria Greco, nominato prima economo-curato, poi arciprete della stessa parrocchia, ottenendo il titolo di monsignore. Grazie a lui, furono avviate le Scuole Catechistiche, di cui divenne responsabile la sua stessa sorella, Maria Teresa.

Raffaella, appena diciassettenne, la affiancò come vice-responsabile, imparando come donarsi al servizio di Dio e, in particolare, dei bambini e dei ragazzi della parrocchia. Tuttavia, i suoi familiari cominciarono a ostacolare la sua partecipazione, tanto che dovette scrivere a Maria Teresa per convincerla che, al contrario, lei voleva continuare: solo così si sentiva felice.

Alla morte dell’amata sorella, monsignor Greco scelse proprio Raffaella a succederle, mentre cercava il modo di trasformare il gruppo di catechiste in un istituto vero e proprio. Il 21 novembre 1894, alla sua presenza, Raffaella professò i consigli evangelici e cambiò nome, omaggiando sia la sua maestra spirituale, sia la nuova via che il futuro fondatore le stava indicando.

Per attenuare i contrasti con la madre e col fratello Vincenzo, suor Maria Teresa non poteva ancora fare vita comune con l’altra giovane che si era unita nel suo stesso ideale, suor Caterina dei Sacri Cuori: in un certo senso, era come quelle “monache di casa” sue contemporanee, consacrate che vivevano in famiglia e si dedicavano alla preghiera e alla carità.

Di lì a poco entrò in gioco la Provvidenza, concretizzata nell’appoggio che, invece, le fornì il padre, affittandole un alloggio non lontano dalla casa di famiglia. Andò a viverci nel 1898, dopo la morte della madre e le nozze del fratello, raggiungendo quella che le Piccole Operaie dei Sacri Cuori considerano la “Casa-culla”, per distinguerla dalla Casa madre, ubicata nell’ex convento dei Padri Minimi, dall’altra parte di Acri.

Incoraggiata dal fondatore e dalle parole udite nell’udienza col Papa san Pio X, suor Maria Teresa seguì l’espansione dell’Istituto anche al di fuori di Acri e della diocesi. Particolarmente importante fu l’apertura di una casa a San Demetrio Corone, uno dei paesi arbëreshe (di rito greco-bizantino) della Calabria, che rischiava di essere privato di mezzi per l’istruzione religiosa e civile. Morì ad Acri il 23 novembre 1936, cinque anni dopo il fondatore, che è venerato come Beato dal 2016. Accanto a lui è sepolta, nella San Francesco di Paola ad Atri, annessa alla Casa madre delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori.

«Provvidenza divina del Cuore di Gesù, provvedeteci» è infine stata la giaculatoria diffusa, con le debite approvazioni ecclesiastiche, da una Figlia della Carità di San Vincenzo de’ Paoli che, quasi come la consorella santa Caterina Labouré, fece parola solo con pochissimi confidenti di quanto il Signore le manifestava. Si tratta di suor Gabriella Borgarino, nata col nome di Teresa (ma in casa la chiamavano Ginota) il 2 settembre 1880 a Boves, in provincia e diocesi di Cuneo.

Conobbe le Figlie della Carità nell’ospedale del suo paese dove, adolescente, era stata ricoverata per l’estirpazione di una cisti; una volta guarita, continuò a frequentarle, aiutandole anche nella cura dei malati. A diciassette anni lasciò il lavoro in filanda per entrare a servizio di una famiglia, sempre a Boves. Una delle figlie di quel nucleo entrò nel monastero delle Clarisse della stessa città: Teresa andava spesso a trovarla, ma sentiva di essere più incline a una vita religiosa attiva che a una di stampo contemplativo.

Nel marzo 1900 iniziò il postulandato tra le Figlie della Carità, ma per le fatiche a cui si sottoponeva si ammalò; venne dunque rimandata in famiglia. Di nuovo, i suoi cercarono di persuaderla a entrare in convento, ma lei replicò che il suo posto era tra i poveri, nelle corsie degli ospedali, seguendo la via indicata da san Vincenzo e da santa Luisa de Marillac. Completò quindi la formazione iniziale nella Casa Provinciale delle Figlie della Carità a Torino: il 10 maggio 1902 compì la vestizione e divenne suor Gabriella.

Le esperienze eccezionali che ebbe, iniziate lo stesso giorno della Prima Comunione, si fecero più intense a partire dal 1907, anche se, per cinque anni e fino al 1915, non sentì più nulla, vivendo una notte dello spirito. Ne uscì con l’aiuto del suo nuovo confessore, monsignor Emilio Poretti, parroco della cattedrale di Lugano, dove suor Gabriella viveva dal 1906. Anche nelle successive destinazioni, ossia Grugliasco e Luserna, ebbe manifestazioni del Sacro Cuore, di cui tenne traccia in diari e taccuini per obbedienza. Nessuno di quanti incontrava come cuciniera, infermiera – operò anche durante il tempo della pandemia della “spagnola” – o addetta all’orto e al pollaio era però a conoscenza di nulla.

Prima l’artrite deformante, poi un tumore al fegato contribuirono ad accelerare la sua dipartita, avvenuta il 1° gennaio 1949. Dal 6 marzo 2012 le sue spoglie riposano nella cappella delle Figlie della Carità presso Casa Immacolata di Luserna, diventata santuario della diocesi di Pinerolo.

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20/01/2022
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