Chiesa

di Emilia Flocchini

Sant’Ireneo di Lione, Dottore dell’unità

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«Grande ponte spirituale e teologico tra cristiani orientali e occidentali»:

così papa Francesco aveva definito sant’Ireneo di Lione il 7 ottobre 2021, nel discorso ai membri del Gruppo Misto di Lavoro ortodosso-cattolico che da lui, appunto, prende il nome. Nella stessa occasione, in un inciso a braccio, aveva aggiunto:

«che volentieri dichiarerò Dottore della Chiesa prossimamente con il titolo di Doctor unitatis».

Tale dichiarazione ha ora una conferma: oggi, nel pieno della Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani, la Sala Stampa vaticana e il sito della Congregazione delle Cause dei Santi hanno pubblicato il relativo Decreto, dove sono contenute espressioni molto simili; non, quindi, la Lettera Apostolica, come nel caso di san Gregorio di Narek, sempre nel corso dell’attuale pontificato.

Ieri, invece, i media vaticani avevano riferito che, durante la stessa udienza che aveva avuto come argomento la promulgazione dei Decreti relativi a tre Venerabili, il cardinal Marcello Semeraro aveva proposto al Santo Padre di accogliere il parere affermativo della Sessione Plenaria dei Cardinali e Vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi circa il conferimento del titolo di Dottore della Chiesa universale a sant’Ireneo.

In realtà, si tratta di un titolo che gli è stato attribuito spesso, nel corso dei secoli, ma mai sancito, a partire da un sinassario armeno del secolo XIII a un messale del 1737, fino al Proprio liturgico della diocesi di Lione, approvato il 7 agosto 1975. Senza poi dimenticare i documenti del Concilio Vaticano II, che devono anche a lui, come ha ricordato due giorni fa lo stesso cardinal Semeraro, invitato a Lodi per la solennità del patrono san Bassiano, l’immagine di Chiesa come popolo in cammino.

Cogliendo pertanto questi segnali, il 28 giugno 2017, il cardinal Philippe Barbarin, all’epoca arcivescovo di Lione, si è ufficialmente rivolto al Santo Padre per ottenere il titolo in maniera ufficiale. Tra le molte istituzioni culturali ed esponenti gerarchici che hanno appoggiato la proposta si segnalano il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, l’Università Cattolica di Lione, l’Institut Catholique di Parigi, l’Università Cattolica di Lille, l’Università Cattolica di Pernambuco in Brasile, le Conferenze Episcopali di Francia, Germania, Italia, Spagna, Canada e Stati Uniti d’America, ma anche la Federazione Protestante di Francia.

Il percorso canonico è di fatto iniziato il 21 febbraio 2018, quando papa Francesco ha autorizzato in tal senso la Congregazione delle Cause dei Santi. Perché un Dottore sia dichiarato tale, un fondamentale requisito è che sia dotato di “eminente dottrina”: è stato quindi necessario interpellare la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha comunicato il proprio giudizio positivo con lettera del 1° giugno 2021.

Sia come pastore, sia come scrittore, anche se non tutte le sue opere sono giunte fino a noi, Ireneo ha avuto come scopo primario l’esposizione dei contenuti della fede e la difesa della vera dottrina. Provenendo dalla Chiesa d’Asia, ma arrivato a Lione in circostanze non del tutto note, ha saputo trarre il meglio dalle due realtà, evitando scontri e contrapposizioni e favorendo, invece, un approccio unitivo, andando alla ricerca dei momenti in cui l’azione di Dio si fa più evidente nella storia dell’uomo.

La più nota affermazione di sant’Ireneo è contenuta nel suo trattato Contro le eresie (IV, 20, 7):

«La gloria di Dio è l’uomo vivente».

Vuol dire che Dio è felice di coloro che ha voluto come sue creature e di averle fatte diventare figlie nel Figlio, amate come Lui è amato. Ne consegue che ciascuno è chiamato a conservare questa dignità e a ricostituirla, quando la vede tradita o spezzata. Una consegna che questo vescovo Santo con la pace nel nome continua ad affidare, anche agli uomini e alle donne di oggi.

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20/01/2022
0610/2022
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