Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Cardinale Bo: “Il Myanmar può rinascere solo attraverso la riconciliazione”

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“Viviamo in una situazione di stallo. La nostra comunità nazionale è disgregata. Ricostruire la fiducia e ricostruire le nostre istituzioni sarà un compito lungo e arduo. Il conflitto sta diventando sempre più brutale, le atrocità sono ogni giorno più scioccanti. La nostra gente non è rassegnata, ma cerca la pace con dignità. Il Paese potrà rinascere solo attraverso la riconciliazione. La violenza non è l’unico modo per affrontare il male, né è un modo efficace, poiché genera più violenza. Esiste sempre la via del dialogo, la via della pace e della riconciliazione”. E’ quanto afferma il Cardinale Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon e Presidente della Conferenza Episcopale cattolica del Myanmar, a un anno dal colpo di stato del 1° febbraio 2021, quando l’esercito del Myanmar ha preso il potere deponendo il governo della Lega Nazionale per la Democrazia, della leader Aung San Suu Kyi. Il golpe ha generato una vasta ondata di proteste e di scioperi che, repressi dai militari, nei mesi seguenti si è trasformata in conflitto civile, con la nascita, su tutto il territorio nazionale, di “Forze di difesa popolare” che si oppongono alla giunta militare.

Il Cardinale ricorda che, fin da un anno fa, ha “implorato l’esercito di non infliggere danni ai figli e alle figlie di questa nazione”. E afferma: “Ho chiesto il rilascio di tutti i prigionieri politici. Temevo per i giovani. Quei messaggi rimangono validi ancora oggi. Come Salesiano, ho una particolare sollecitudine per i giovani. Ho fatto appello direttamente ai giovani molte volte, dicendo che comprendo il loro dolore, anche se potrei non essere d’accordo con le loro soluzioni. Sono profondamente preoccupato che questa nazione possa perdere la sua gioventù a causa della totale frustrazione o dell’odio o del desiderio di vendetta”. Ma, dice accoratamente, “è urgente fermare i combattimenti, far cessare la violenza, consentire l’assistenza umanitaria agli sfollati”.
Nel messaggio inviato a Fides, il Cardinale Bo osserva che “le Chiese hanno sofferto molto perché molte delle aree in cui si combatte gran sono zone delle minoranze etniche e hanno un numero elevato di cristiani. Le chiese sono state colpite da artiglieria e attacchi aerei. Ma tutti soffrono in questa sfortunata valle di lacrime, tutti sono colpiti, non solo i cristiani. Milioni di persone hanno fame”.

Inoltre, migliaia di persone sono in carcere ingiustamente, vittime della violenza: “Dovrebbero essere rilasciati immediatamente. Molte di queste persone guidavano il governo un anno fa. Sono la nostra gente e devono esser liberati e coinvolti nel processo di riconciliazione”, auspica.
In tale travagliata situazione, rileva il Porporato, “il mondo dovrebbe mostrare maggiore attenzione alla risoluzione dei problemi del Myanmar. Naturalmente, il mondo è distratto dai terribili eventi in Afghanistan, Ucraina ed Etiopia, ma anche Myanmar è straziato e l’economia al collasso”. “Apprezziamo che la comunità internazionale - prosegue - inclusi Cina e Giappone, nonché l’ASEAN, possano aiutarci. L’ASEAN ha posto condizioni minime per la partecipazione del Myanmar come membro: fermare gli attacchi armati, rilasciare i prigionieri politici, consentire il dialogo tra le parti interessate, fornire accesso per l’assistenza umanitaria. Gli aiuti umanitari devono arrivare alle persone bisognose, sia all’interno del Paese che ai nostri confini”.

“Papa Francesco - conclude il messaggio del Cardinale Bo - ha dato alla Chiesa la grande missione di essere operatrice di pace in questo Paese. Ognuno ha un ruolo da svolgere nella ricerca della pace, nella preghiera per la pace. La pace è l’unica via e la Chiesa in Myanmar ha bisogno di lavorare insieme a tutti gli altri fratelli e sorelle religiosi per portare la pace”.

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02/02/2022
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