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di Roberto Signori

Hong Kong: cattolici e protestanti chiedono l’amnistia per i detenuti

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Personalità cattoliche e protestanti hanno chiesto a gran voce alle autorità di concedere l’amnistia al magnate dell’editoria Jimmy Lai e ad altre figure democratiche. Sono tutti detenuti o in custodia cautelare con l’accusa di aver violato la draconiana legge sulla sicurezza nazionale, che prevede anche condanne all’ergastolo. Alcuni di loro attendono il processo da più di un anno.

Pechino ha imposto il provvedimento nel giugno 2020, in via ufficiale per riportare stabilità a Hong Kong dopo le massicce proteste filo-democratiche del 2019. Analisti, attivisti e governi occidentali lo ritengono invece un espediente per silenziare il movimento pro-democrazia. Dal suo varo, la polizia per la sicurezza nazionale ha arrestato più di 160 persone; in estate sono arrivate le prime condanne.

La petizione dei gruppi religiosi è stata consegnata a un funzionario governativo all’esterno della sede dell’esecutivo. Secondo p. Franco Mella, missionario del Pime e tra i promotori dell’iniziativa, la leader cittadina Carrie Lam – una fedele cattolica – potrebbe premere sul governo centrale per far cadere le accuse nei confronti degli imputati. Affiancato dal sacerdote anglicano Chi Wood Fung, un ex deputato del Parlamento locale (Legco), p. Mella ha detto di sperare che Lam risponda alla sua coscienza di devota cattolica e che più voci si possano levare a favore dell’amnistia.

Finora dagli uffici dell’esecutivo non è arrivata alcuna reazione. Diverse figure religiose in Gran Bretagna e Irlanda hanno sottoscritto la petizione. P. Mella spera che papa Francesco faccia lo stesso.

La comunità cattolica di Hong Kong conta figure governative e imprenditoriali legate a Pechino, come attivisti filo-democratici del calibro di Lai. Lo stesso discorso vale per i cristiani protestanti in città: uno tra i più noti, l’ex docente di diritto Benny Tai, è tra le 47 persone in carcere per aver organizzato o preso nell’estate 2020 alle primarie del fronte democratico.

Le consultazioni interne dovevano selezionare i candidati democratici alle legislative del successivo settembre (poi rinviate). Gli imputati sono alla sbarra con l’accusa di sovversione in base alla legge sulla sicurezza. Secondo l’accusa, mirando ad assicurare al campo democratico 35 o più seggi al Legco, gli organizzatori hanno “complottato” per rovesciare l’esecutivo.

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03/02/2022
0107/2022
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