Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Giordania: torna alla luce il luogo del martirio di San Giovanni

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Riemerso dalla terra, incredibilmente integro: è il luogo della prigionia e del martirio di san Giovanni Battista, il palazzo – fortezza del re Erode Antipa situato sulla collina di Macheronte ad est del Mar Morto nell’odierna Giordania.

La sensazionale ricostruzione dell’antico sito biblico di Macheronte è valsa al prof. Győző Vörös, archeologo e architetto, membro della Hungarian Academy of Arts, la consegna nei giorni scorsi della Medaglia d’Oro del Pontificato 2020 da parte della Pontificia Accademia Romana di Archeologia e della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato per il progetto “The Machaerus Archaeological Excavations”, documentato in tre volumi pubblicati dalle Edizioni Terra Santa.

“Incredibile, quasi miracolosa”. Il professor Vörös definisce così la scoperta, in ottimo stato conservativo, di Macheronte, una testimonianza incapsulata all’interno di un’epoca storica di cui finora si erano perse altre tracce. Il sito del palazzo infatti era scomparso dopo la distruzione compiuta dai Romani alla fine della Prima Rivolta Ebraica del 71/72 d.C. Al 1968 risale la scoperta per opera dello studioso tedesco August Strobel dei resti di un muro di cinta eretto dalle legioni romane e la conseguente ipotesi, da lui formulata, che in corrispondenza di quei reperti sorgesse l’antica città erodiana.

Oltre centomila gli elementi architettonici ricomposti come in un mosaico che hanno consentito all‘archeologo di restituire all’umanità un sito ricco di significato e attrattiva per la storia e per la fede.

“Macheronte - dichiara - è un dono che Dio Onnipotente ha fatto al 21mo secolo. Siamo in grado di ricostruire architettonicamente l’interno di un luogo, il palazzo erodiano, descritto nel Vangelo. Oggi possiamo fornire alle nuove generazioni un’immagine fedele di quanto ci raccontano i testi sacri: non un’illustrazione biblica, basata sull’immaginazione o sulla fantasia, ma un documento storico. Questo è il cuore e il senso della missione dell’archeologia”.

“Come ha detto Papa Francesco”, prosegue Győző Vörös, “la Terra Santa è il quinto Vangelo che ci aiuta a comprendere i primi quattro. A Macheronte, dal greco makhaira, che significa spada, siamo di fronte al Golgota di Giovanni Battista, ‘precursore’ con il suo martirio, del Calvario, del sacrificio di Cristo”. L’evento è quello narrato dagli evangelisti Marco e Matteo: un fatto storico che trova conferma nel I secolo all’interno del racconto delle Antiquitates Judaicae dello storico ebreo Giuseppe Flavio e, 250 anni più tardi, nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea.

Dentro il palazzo si svolse il banchetto durante il quale la principessa Salomè danzò per Erode e a lui, sposato illegittimamente con la madre Erodiade, chiese la testa del Battista. Scomodo per aver affermato la verità sullo stato di adulterio del sovrano e odiato per questo da Erodiade, Giovanni venne imprigionato e poi decapitato nella fortezza di Macheronte.

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04/02/2022
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