Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco: fratellanza “ancora di salvezza dell’umanità”

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Il percorso della fratellanza è lungo e difficile, ma è “l’àncora di salvezza per l’umanità”. Solo contrapponendo alla “logica del conflitto” il “segno della fratellanza”, che sollecita l’altro ad un cammino comune, accogliendolo “e rispettandone l’identità”, eviteremo che “crolli tutto”. Non usa giri di parole, Papa Francesco, nel videomessaggio per la seconda Giornata mondiale della Fratellanza Umana, indetta dalle Nazioni Unite per sollecitare il mondo a “darsi la mano”, per “celebrare la nostra unità nella diversità”, tutti insieme, “solidali l’uno con l’altro”. Perché “non è tempo di indifferenza: o siamo fratelli o crolla tutto”.

Ecco le parole del pontefice.

Cari fratelli e sorelle!

Permettetemi anzitutto di salutare con affetto e stima il Grande Imam Ahmed Al-Tayyeb con il quale, esattamente tre anni fa ad Abu Dhabi, ho firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. In questi anni abbiamo camminato come fratelli nella consapevolezza che, rispettando le nostre rispettive culture e tradizioni, siamo chiamati a costruire la fratellanza quale barriera contro l’odio, la violenza e l’ingiustizia.

Ringrazio tutti coloro che ci hanno accompagnato su questa strada: Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Zayed per il suo costante impegno in tale direzione, l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana per le varie iniziative promosse in diverse parti del mondo, e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite perché, con la risoluzione del 21 dicembre 2020, ha permesso di celebrare oggi la Seconda Giornata Internazionale della Fratellanza Umana. E la gratitudine si estende a tutte le istituzioni civili e religiose che sostengono questa nobile causa.

La fratellanza è uno dei valori fondamentali e universali che dovrebbe essere alla base delle relazioni tra i popoli, così che quanti soffrono o sono svantaggiati non si sentano esclusi e dimenticati, ma accolti, sostenuti come parte dell’unica famiglia umana. Siamo fratelli!

Tutti, nel nostro condividere sentimenti di fratellanza gli uni per gli altri, dobbiamo farci promotori di una cultura di pace, che incoraggi sviluppo sostenibile, tolleranza, inclusione, comprensione reciproca e solidarietà.

Tutti viviamo sotto lo stesso cielo, indipendentemente da dove e da come viviamo, dal colore della pelle, dalla religione, dal ceto sociale, dal sesso, dall’età, dalle condizioni di salute e da quelle economiche. Siamo tutti diversi eppure tutti uguali, e questo periodo di pandemia ce lo ha dimostrato. Ripeto ancora una volta: da soli non ci si salva!

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, e nel nome di Dio, noi che siamo sue creature, dobbiamo riconoscerci fratelli e sorelle. Come credenti, appartenenti a diverse tradizioni religiose, abbiamo un ruolo da svolgere. Qual è questo ruolo? Aiutare i nostri fratelli e sorelle a elevare lo sguardo e la preghiera al Cielo. Alziamo gli occhi al Cielo, perché chi adora Dio con cuore sincero ama anche il prossimo. La fratellanza ci induce ad aprirci al Padre di tutti e a vedere nell’altro un fratello, una sorella, a condividere la vita, a sostenerci a vicenda, ad amare e conoscere gli altri.

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo. Oggi è il tempo opportuno per camminare insieme. Non lasciare per domani o per un futuro che non sappiamo se ci sarà; oggi è il tempo opportuno per camminare insieme: credenti e tutte le persone di buona volontà, insieme. È un giorno propizio per darsi la mano, per celebrare la nostra unità nella diversità - unità non uniformità, unità nella diversità -, per dire alle comunità e alle società in cui viviamo che è giunto il tempo della fratellanza. Tutti insieme, perché è fondamentale essere solidali l’uno con l’altro. E per questo oggi, lo ripeto, non è tempo di indifferenza: o siamo fratelli o crolla tutto. E questa non è un’espressione meramente letteraria di tragedia, no, è la verità! O siamo fratelli o crolla tutto, lo vediamo nelle piccole guerre, in questa terza guerra mondiale a pezzetti, come si distruggono i popoli, come i bambini non hanno da mangiare, come cala l’educazione… È una distruzione. O siamo fratelli o crolla tutto.

Non è il tempo della dimenticanza. Ogni giorno dobbiamo ricordarci quello che Dio disse ad Abramo: che alzando lo sguardo alle stelle del cielo avrebbe visto la promessa della sua discendenza, cioè noi (cfr Incontro Interreligioso a Ur, 6 marzo 2021). Una promessa che dunque si è realizzata anche nelle nostre vite: quella di una fraternità larga e luminosa come sono le stelle del cielo!

Care sorelle e cari fratelli, Caro fratello Grande Imam!

Il percorso della fratellanza è lungo, è un percorso difficile, ma è l’àncora di salvezza per l’umanità. Ai tanti segnali di minaccia, ai tempi bui, alla logica del conflitto contrapponiamo il segno della fratellanza che, accogliendo l’altro e rispettandone l’identità, lo sollecita a un cammino comune. Non uguali, no, fratelli, ognuno con la propria personalità, con la propria singolarità.

Grazie a tutti coloro che operano nella convinzione che si possa vivere in armonia e in pace, consapevoli della necessità di un mondo più fraterno perché siamo tutti creature di Dio: fratelli e sorelle.

Grazie a coloro che si uniranno al nostro cammino di fratellanza. Incoraggio tutti a impegnarsi per la causa della pace e per rispondere ai problemi e ai bisogni concreti degli ultimi, dei poveri, di chi è indifeso. La proposta è quella di camminare fianco a fianco, “fratelli tutti”, per essere concretamente artigiani di pace e di giustizia, nell’armonia delle differenze e nel rispetto dell’identità di ciascuno. Sorelle e fratelli, avanti insieme su questa strada della fratellanza! Grazie.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

04/02/2022
0912/2022
San Siro vescovo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Il dolore del Papa per la strage in Thailandia

In un telegramma a firma del cardinale Parolin, Papa Francesco prega per le vittime dell’eccidio avvenuto in un asilo nido di una piccola località rurale, dove un ex poliziotto ha ucciso 22 bambini più altre 13 persone prima di togliersi la vita

Leggi tutto

Chiesa

Hollerich: la Chiesa deve cambiare

In una lunga intervista a L’Osservatore Romano, il cardinale presidente della Commissione che riunisce gli episcopati europei parla di quanto la fase di preparazione ai prossimi Sinodi stia facendo emergere l’urgenza di un cambio di passo della pastorale: pur fermi nel Vangelo dobbiamo essere capaci di annunciarlo all’uomo di oggi che per lo più lo ignora e questo implica la disponibilità a lasciarci trasformare anche noi

Leggi tutto

Chiesa

Il Papa incontra i regnanti di Giordania

Per la quarta volta da inizio pontificato, il Papa incontra il sovrano del Regno hashemita Abdullah II, accompagnato dalla moglie Rania

Leggi tutto

Chiesa

La Santa Sede: ”sorpresa e rammarico” per l’installazione di un Vescovo cinese

La Santa Sede ha preso atto “con sorpresa e rammarico” della notizia della ‘cerimonia di installazione’, avvenuta il 24 novembre nella città cinese di Nanchang, “di S.E. Mons. Giovanni Peng Weizhao, Vescovo di Yujiang (Provincia di Jiangxi), come ‘Vescovo Ausiliare di Jiangxi’, diocesi non riconosciuta dalla Santa Sede”.

Leggi tutto

Chiesa

La Cei e la catastrofe antropologica

La prolusione di Bagnasco passa in rassegna una serie di leggi e ddl che costituiscono una ferita mortale la famiglia. Che via d’uscita indica la Chiesa italiana?

Leggi tutto

Chiesa

Perdono, genocidio e misericordia

San Giovanni Paolo II, più volte, aveva parlato prima delle tensioni nel paese e, fin dall’Aprile del 1994, non mancò di appellarsi al ritorno della pace: «Le tragiche notizie che giungono dal Ruanda suscitano nell’animo di tutti noi una grande sofferenza. Un nuovo indicibile dramma: l’assassinio dei capi di Stato di Ruanda e Burundi e del seguito; il capo del Governo ruandese e la sua famiglia trucidati; sacerdoti, religiosi e religiose uccisi. Ovunque odio, vendette, sangue fraterno versato. In nome di Cristo, vi supplico, deponete le armi, non rendete vano il prezzo della Redenzione, aprite il cuore all’imperativo di pace del Risorto! Rivolgo il mio appello a tutti i responsabili, anche della comunità internazionale, perché non desistano dal cercare ogni via che possa porre argine a tanta distruzione e morte» (Regina Coeli 10 Aprile 1994). Qualche settimana dopo, la voce del Papa si fa ancora più sofferente e vibrante: «Vi invito accoratamente, ad una preghiera sofferta e fervorosa per il Ruanda. La tragedia di quelle popolazioni sembra non voler arrestarsi: barbarie, vendette, uccisioni, sangue innocente versato, ovunque orrore e morte. Invito quanti detengono responsabilità ad una azione generosa ed efficace perché si arresti questo genocidio. È l’ora della fraternità! È l’ora della riconciliazione!» (Udienza Generale 27 aprile 1994).

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano