Società

di Giuseppe Bruno

Sanremo val bene un Referendum

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Cosa aspettarsi da una Rai completamente appiattita sull’ovvio? Impossibile (anche a Zalone) ormai strappare un sorriso vero, tutto è coperto dal velo, che ormai sembra più muffa, del “politicamente corretto”. Sarebbe interessante saper come funziona lo share, ma credo che la maggioranza silenziosa, quella che ormai più non vota, abbia smesso di guardare da tempo Sanremo, o, come il sottoscritto, si sia piegata a vederne la registrazione per potersi solo documentare sul degrado progressivo della trasmissione e della Rai. Accolgo pertanto e rilancio chiedendo l’appoggio di tutti quelli che riescono a far da Megafono l’appello del Vescovo di Sanremo e propongo di lottare per non pagare più il canone ad un servizio pubblico che non rappresenta più il pubblico italiano, ma un’elite che si è costruito un pubblico su misura costringendolo pia piano, gioco forza, ad apprezzare la progressiva stupidità propostagli. Sanremo una volta rappresentava davvero il popolo italiano ora è lo strumento di coloro che vogliono cambiare il mondo instupidendo la massa. E tutti costoro hanno evidentemente preso piede e potere nelle direzioni della nostra Rai. Ma chi fa marketing sul serio dovrebbe essere capace di sondare davvero l’opinione pubblica e smettere di cercare di formarsela a suo uso e consumo. Quanto potrà durare questo gioco? Questo gioco non funziona a lungo, perché l’uomo è pur sempre uomo e non puoi farlo diventare un “Maneskin” di serie zeta come vorresti. Senza offesa per il “Maneskin” che anzi dimostra di essere molto intelligente perché sa sfruttare a suo vantaggio la situazione. Forse l’unico strumento è un referendum che abolisca il finanziamento pubblico della Rai. Lavoriamoci sopra, ma seriamente. E’ inutile continuare a lamentarsi sistematicamente e scongiurare di intervenire chi ai vertici della Rai dovrebbe ancora farsi sentire. O i vari organismi di controllo che ormai non riescono a controllare neanche se stessi. Non l’avete ancora capito? Siamo in clima di compromesso non solo in politica; ovviamente, e ancor di più, alla Rai. Ti do la Messa e la trasmissione più o meno cattolica (ovviamente aperta e progressista), ti do la fiction che rispetta qualche valore che ancora tiene, ma sempre inquadrato nel passato o in situazioni particolari che ancora possono avere consenso (il Sud, la ndrangheta, lo sfruttamento dei deboli..) con protagonista rigorosamente donna rigorosamente forte e vincente, senza mai, però, assolutamente, disturbare il “politicamente corretto”, che marcia a tappe forzate verso l’appiattimento dei generi, dei gusti e del pensiero. Ti do tutto questo, ma tu in cambio consentimi il bacio omosex o peggio in prima serata nella trasmissione o nella fiction più seguita del momento, lo sberleffo alla fede cattolica nello spettacolo di varietà (per Sanremo è ormai una tradizione da qualche anno) la presa in giro di ogni pretesa di proporre i valori cattolici come universali - a meno che non siano quelli sdoganati e fatti propri dalla così impropriamente detta laicità che li assume trascendendo da ogni dogma e Mistero. Si dirà, eh! Un momento ma qui, nel caso stigmatizzato dal vescovo, si tratta del rispetto dovuto ad ogni religione e alla sensibilità di ciascuno suo seguace. Si, ma ad ogni religione di quelle che si sanno difendere, come l’Islam, che nessuno si sogna neanche lontanamente di sbeffeggiare (e qui ci permettiamo ancora una volta di segnalare la vigliaccheria dei protagonisti dello sberleffo), non del cristianesimo e dei cristiani che non sono capaci di difendersi; i quali non si difendono non perché, disposti al martirio, come qualche furbo cattolico politicamente corretto potrebbe essere tentato di dire, anzi proprio per il contrario; perché hanno paura della testimonianza (che come si sa significa martirio); hanno paura di mettersi controcorrente e allora si rifugiano anche loro nell’ovvio.

Dicendo più o meno “fosse questa la vera cattolicità, essa è ben altro” e cioè, quale altro? Appunto quella “politicamente corretta” che vede una Chiesa allineata più o meno su tutto per quanto riguarda il fare dei forti, cioè del governo, che espunge il mistero e la fede nel divino nell’ambito privato e ama il prossimo “politicamente corretto” nel modo “politicamente corretto”. E allora non c’è scampo perché questa gente, che occupa i posti di comando è ormai affogata nel compromesso e non può più uscirne. Ma la maggioranza silenziosa, quella che si astiene, quella non contemplata dallo share, quella si, quella è davvero sempre più arrabbiata, delusa, e alla ricerca di nuove vere vie alternative che restituiscano un po’ di verità alla vita politica. Per ora proponiamole almeno un referendum contro il canone rai chi sa, che non basti, almeno per il momento, a calmarla un po’; poi alle prossime elezioni si vedrà.

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07/02/2022
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