Politica

di Giuseppe Bruno

La cancel culture e la possibilità Zemmour

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Capita che nel noioso, ritualistico panorama politico italiano, dove si parla più che altro delle beghe tra le forze di governo si senta nominare di striscio, quasi per una completa quanto superflua citazione, il nome di un certo Zemmour, candidato alle prossime presidenziali, sbrigativamente etichettato come la destra più a destra di Francia. Pare che tale sommario giudizio sia, almeno a detta dei suoi sostenitori, falso, sbagliato e disinformante. Erich Zemmour è, secondo i suoi sostenitori, il “vero nuovo” che avanza in una Francia più martoriata dell’Italia, tra l’altro, dal fenomeno di una immigrazione crescente che da oltre mezzo secolo le pone, oggi più drammaticamente che mai, il problema del “grand remplacement” (la grande sostituzione) s. E se questo nuovo è vero e avanza in Francia, come succede ormai da circa tre secoli a questa parte, arriverà prima o poi, anche nella nostra Bella Addormentata Italia. Chi è realmente Zemmour? Un giornalista famoso, un volto conosciuto anche al pubblico televisivo, una firma di punta de “Le Figarò” che, stanco di sperare in altri, ha messo da parte il giornalismo per scendere in campo in prima persona e dar luogo “con un coraggio da leone”, secondo i suoi più che convinti ammiratori, ad una vera e propria riconquista (“reconquete”) della Francia da parte del popolo francese. Una “restaurazione” si potrebbe dire. E già il termine ce lo pone per un inveterato schema storicistico duro a morire - specie nelle sua patria Italia - a Destra, perché rimpiange il passato; quindi non al passo coi tempi del “sol dell’avvenire” che sempre avanza nel “radioso meriggio del progresso”. Ma sfugge ai nostri analisti da teleshow che una vera intelligente restaurazione del meglio, aggiornato, della nostra Storia oggi potrebbe forse essere, anche secondo la lezione di Gadamer, il vero progresso che non può, viceversa, venire da mediocri progetti, di mediocri menti dai mediocri orizzonti che hanno, per nostra sfortuna, però, illimitati mezzi. Infatti il mondo di “Immagine” di Lennon che oggi qualcuno ancora spera di realizzare non è il vero progresso, ma un sogno che poteva permettersi una generazione di giovani ribelli, soprattutto esteti, che viveva in fondo su solide basi morali, economiche e democratiche. Oggi i miti del globalismo, dell’universalismo, dell’integrazione di tutti i popoli e di tutte le religioni, della pace universale e dell’armonia con la Madre Natura non sono più cose da sognare, sperare, ma stanno diventando realtà economiche e sociali molto complesse e contraddittorie che vanno implodendo in modo incontrollato nel grembo di in un mondo occidentale che partorendole sta distruggendo se stesso senza sapere davvero cosa stia venendo fuori. Salvo ad avere una fede cieca nel “sol dell’avvenire”, che ormai saprebbe più di fanatismo religioso che di razionalismo storicista, chi riesca a guardare la realtà senza i paraocchi dei sogni ideologici non può non essere preoccupato della piega sempre più “totalitaria” che sta prendendo dappertutto una specie di sotterraneo governo mondiale che non certo per complotto, ma per semplice logica economica avanza irrefrenabile verso un futuro non certo tranquillizzante. Come la macchina mostruosa della Tecnica “profetizzata” da Horkheimer e Adorno che ha posto il cervello dell’uomo come sua “appendice”. E allora fermarsi a pensare e fare i conti con la realtà e ribellarsi a questi miti tipici della totalitaria, oscurantista “cancel culture” che come un mosaico o un puzzle giorno dopo giorno spaventosamente si compone, diventa il vero razionale progresso, anche perché una restaurazione tout court sarebbe un altro mito a cui nessuna mente seria può credere. Questa “ cancel culture” che ci vuole tutti accoglienti senza se e senza ma, perché se no razzisti, di migranti che diventano ormai senza nessuna minima programmazione dell’UE, lo dice lo stesso Papa, merce umana per uomini senza scrupoli. Questa “cancel culture” che ci vuole tutti femministi e magari anche effeminati, questa “cancel culture” che ci vuole tutti indifferenziati, identici, appiattiti per generi, classi, forza, intelligenza e soprattutto cultura. Questa “cancel culture” che vuole azzerare la memoria, la storia il Passato dei popoli per poter fare sorgere una nuova, unica, società “perfetta” mitica meta di qualche mente esaltata, ma talmente ricca da condizionare il mondo. Questa “cancel culture” per essere fermata richiede una reazione decisa uguale e contraria ed è questo, tra l’altro, quello che pare stia cercando di fare in Francia, Zemmour, mobilitando masse sempre più grandi (in due mesi dalla scesa in campo gli iscritti ufficiali al suo partito sono 100000) al grido di “vive la France”, “la France ai francesi”, che non è un banale rigurgito di nazionalismo come i nostri giornalisti da teleshow preferiscono pensare, che non significa una chiusura a chi straniero vuole integrarsi, ma il tentativo di una vera integrazione che non veda sostituire, come sta accadendo e non solo in Francia, i costumi francesi con quelli musulmani o di altri popoli in nome di una falsa accoglienza. Che è, invece, forse, così molti sperano, la possibilità del vero nuovo, del vero razionale che rimonta, del vero progresso che vuole arrestare la barbarie di un “nuovo” artefatto, costruito a tavolino e nutrito di miliardari investimenti, di un “nuovo” tutt’altro che razionale, tutt’altro che giusto, tutt’altro che egalitario e rispettoso delle differenze, tutt’altro che difensore delle libertà e dei veri diritti umani, come vorrebbe spacciarsi; piuttosto costruito con la pubblicità e sulla pubblicità pezzo dopo pezzo per portarci pian piano a “desiderare” e a “comprare” solo ciò prodotto per noi da chi si vuole per mezzo nostro soprattutto “arricchire”. Per questo Zemmour ha un crescente successo nell’opinione pubblica francese attirando particolarmente a se gli astensionisti. Zemmour con un programma preciso e “rivoluzionario”- rivoluzionario solo perché semplicemente di “buon senso” (che ci riserviamo comunque di analizzare meglio) - suona la sveglia; sia di destra o di centro o di sinistra non è per lui e per chi lo segue importante, l’importante è andare contro questo disegno che con un arrogante eticità universale, che nasconde solo forti interessi economici, ci vuole schiacciare come Leviathan. E allora? Sarà il vero nuovo o no, abbiamo comunque, credo, il dovere di approfondire. Potrebbe essere un po’ in chiave francese, il discorso proposto dal PDF all’indomani della desolante elezione, anzi non elezione del nostro Presidente? Ce lo chiediamo sapendo che pur se negli schieramenti francesi viene per ora collocato a destra crediamo (e speriamo) che domani nel panorama europeo il suo Partito potrà occupare uno spazio comune coi partiti che vogliono un’Europa che non cerchi di estirpare le sue radici che come egli dice sono profondamente cristiane. Ma il popolo italiano è pronto? Noi ancora intontiti da una pandemia dura a finire ci “balocchiamo” con i litigi dei Conte e dei Salvini tifando per i pro vax e condannando, quasi tutti, i no vax.

Una strada nuova, però, è possibile e forse potrebbe essere quella aperta da Zemmour. Quanto dovremo aspettare ancora in Italia perché si apra in modo così clamoroso una “nuova via” non è dato sapere, ma circa trecento anni di storia insegnano che, se Zemmour è il vero nuovo, è solo questione di tempo.

Teniamo intanto accesa la fiaccola di una “via italiana” alla vera “restaurazione”, alla vera rinascita, alla vera difesa, anzi alla vera riconquista dei valori dell’Occidente migliore. E almeno occupiamoci per ora di sapere e far sapere anche da noi che, sia vera o solo immaginaria o sperata, pare esista una “possibilità Zemmour” .

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21/02/2022
2906/2022
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