Società

di Fabio Annovazzi

Non lasciamoci rubare la speranza

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Una mia collega di lavoro è recentemente divenuta mamma di due splendidi bimbi gemelli, uno più meraviglioso dell’altro. Davvero una gioia immensa, e una boccata di puro ossigeno per una vallata alpina come la nostra drammaticamente spopolata e decrepita. La cosa incredibile, di cui non mi raccapezzo ancora oggi nonostante gli sforzi, è stata che nei mesi di gravidanza della puerpera una moltitudine di persone mi si è avvicinata e, conoscendo le mie tendenze politiche ripetutamente manifestate senza pudore alcuno, mi ha redarguito col fare misto tra l’ironico ed il sarcastico chiedendomi se finalmente ero felice di questa maternità addirittura doppia, se la mia bramosia di avere nuovi germogli umani per le periferie esistenziali montane era sazia e paga. Francamente, di primo acchito, solo la mia ritrosia ad usare parolacce, ed essere a volte comunque gentile anche con chi proprio non lo merita, mi hanno fatto desistere dal mandare a quel paese gli sciagurati interlocutori, puri e semplici avvocati del diavolo senza volerlo. Però alcuni quesiti nel mio intimo sono sorti spontanei e pressanti: ma dove vivete signori miei? E che paraocchi ideologici avete per non cogliere nemmeno minimamente la drammatica e galoppante denatalità italiana degli ultimi decenni? Abitate forse su Marte o su di un satellite di Saturno? Pur cercando di metterci tutta la buona volontà non riesco a giustificare o comprendere un accecamento simile, quasi come se non si comprendesse la gravità acclarata dell’invecchiamento repentino dell’italica popolazione e il conseguente pauroso mancato ricambio generazionale. Ma se a pormi simili, irridenti, quesiti fosse stato un pinco pallino o due non mi sarei preoccupato molto, ci sta sempre di trovare una mente bacata, la cosa che mi ha fatto sobbalzare inorridito è che invece non riesco a contarli nemmeno sulle dita di due mani questi ottenebrati con la mascherina sugli occhi. E’ lapalissiano che non ci si rende conto appieno che questo è un problema strutturale da affrontare immediatamente sviscerandone le cause, lo si delega solamente come una fisima di un gruppo di “fanatici” cattolici e stop. Bene, bene (ironicamente parlando) stiamo proprio freschi e il futuro è più nero del nero. Povera Patria verrebbe da dire, per usare il titolo di una famosa canzone di Battiato, che fine ingloriosa. Il vento gelido dell’egoismo è penetrato nei cuori di molti, ha ghiacciato i sentimenti più puri spegnendo quella fiamma d’amore che istintivamente credo sia presente in ogni animo umano. Sembra apparentemente che il male abbia vinto sul bene, che le menti siano chiuse ad uno sguardo sul futuro, che le coscienze più pure siano oramai in uno stato comatoso incapaci di reagire, che il virus dell’edonismo sfrenato sia penetrato nelle cellule umane senza che ce ne si rendesse conto e più del covid. Auto-condannati ad un infelicità perpetua, storditi da un effimero imperante, si potrebbe ben riassumere così la situazione attuale della società occidentale con la panza piena e il cuore vuoto. Ma quando ci si risveglierà da questo torpore generalizzato ci si renderà conto amaramente degli errori commessi, di quanto sia stato stupido questo ripiegamento nel proprio guscio esistenziale che ci ha fatto ignorare o guardare con fastidio il prossimo, quello più fragile e debole in particolare. Vedo in giro visi sempre più cupi, che emanano una felicità solo apparente, destinati presto a rigarsi di lacrime per una amara solitudine del tutto voluta. Infelici e contenti mi verrebbe da scrivere, per parafrasare il titolo di un famoso film di Ezio Greggio del 1992. Possibile non sapere guardare oltre le proprie narici? Eppure è tutto un fiorire, specie nelle nostre zone montane, di case i cui battenti chiudono per sempre e non riapriranno mai più, di campane da morto che riecheggiano in continuazione facendo da contraltare a reparti di maternità sempre più vuoti, quando non chiusi definitivamente, per mancanza di gestanti. Ospizi senza spazio e scuole senza studenti, con più insegnanti che ragazzi, quale futuro ci aspetta? E mentre questo dramma impera e si rafforza ogni anno di più ci si accapiglia per futilità puerili e ridicole, come quelle galline che litigano furiosamente per spartirsi l’ambito vermiciattolo. Sta tramontando una società un tempo fiorente, viene meno la preziosa eredità che abbiamo ricevuto in dono dai nostri avi. Lo scricchiolio sinistro del tetto dell’intero mondo occidentale dovrebbe dare un segnale allarmante e invece nulla, mutismo generale o quasi. Non si può, non ci riesco, a non rimanere inorridito da un simile ed assordante silenzio.

Qui occorre una transizione umana, altroché transizione ecologica e baggianate simili. Questo neo paganesimo di ritorno adora le bestie e la natura più dei gemelli della mia collega, non si può tacere una mostruosità simile. E dell’altro ieri la notizia di ragazzi che incredibilmente decidono di non avere figli per il “bene” del pianeta. Che stolti, proprio vero che satana ci sta distruggendo con quello che ci offre, e cioè cibo avariato. Sarò forse pessimista ma sin che le tenebre offuscano cosi tanto le menti la vedo dura risalire la china, avanzerà a spron battuto la cultura della morte e a difendere la vita nascente rimarranno solo un manipolo di resistenti sempre più derisi. Però non bisogna arrendersi, anche se pochi occorre proseguire la lotta con coraggio. Bisogna farlo per quei due gioiosi bimbetti che sorridono nel loro passeggino doppio. Il loro sguardo fresco, come quello di tanti ragazzini non ancora ottenebrati dalle passioni, porta quella ventata di speranza che ci fa guardare al futuro con una visione più serena in mezzo a queste rovine esistenziali. Occorre coltivare questi preziosi fiori, anche se sono pochi c’è da augurarsi che diffondano la semente del buon grano (e non della zizzania) ed un domani potremmo così avere un copioso raccolto.

L’ho provato sulla mia pelle nell’ultimo travagliato anno cosa voglia dire avere attorno sguardi giovani e briosi che hanno voglia di raccogliere il testimone e continuare la lotta per la sopravvivenza delle nostre desolate realtà montane. Nei loro occhi limpidi ritrova le forze anche lo stremato sottoscritto, mi sale l’indice della speranza che era sprofondato nel sottosuolo, ritempro ferite e cicatrici che inevitabilmente la vita mi ha lasciato. Del resto una società vecchia non ha più difese immunitarie sufficienti per combattete il virus dello scoraggiamento. Come ci diceva però l’immenso San Giovanni Paolo II guai a noi se ci lasciamo rubare la speranza, le forze avverse puntano a scoraggiarci ma noi dobbiamo proseguire indomiti nella buona battaglia. Occorre rimanere uniti sul fronte, le divisioni fanno il gioco del nemico. Ricompattiamo i ranghi, anche se ridotti. Concludo con un esortazione ancora di Karol Wojtyla: “Vi hanno detto che non siete abbastanza. Non fatevi ingannare, siete molto meglio di quello che vi vogliono far credere!”

Facciamoci coraggio e continuiamo nella buona battaglia, poi sarà come Dio vorrà. Tanto l’unica certezza granitica che ho è che tutto passa ma solo l’Amore resta.

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21/02/2022
2709/2022
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