Società

di Roberto Signori

Gli atleti trans sempre in vantaggio

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I trans negli sport femminili. Il caso Lia Thomas, nuotatore che sta battendo ogni record da quando ha iniziato a sfidare le donne. Interviene anche il medico sportivo trans Joanna Harper, ammettendo che il vantaggio permane

indipendentemente dalle terapie ormonali a cui si sottopongono per somigliare alle donne.

La partecipazione dei transgender agli sport femminili è al centro dell’attenzione dei media internazionali.

Tutto nasce dal primo trans alle Olimpiadi Laurel Hubbard ma, soprattutto, dai record infranti di Will Thomas (in arte

Lia Thomas

), nuotatore transgender dell’Università di Pennsylvania.

«Will Thomas ha trovato il modo di battere ogni record», si legge su RadFem Italia, portale delle femministe radicali italiane. «Chiamarsi Lia e sbaragliare le avversarie, passando dal 462° posto nello stile libero maschile al primo in quello femminile. Un’ingiustizia grottesca al centro di un furioso dibattito».

Dopo aver gareggiato per tre anni nella squadra maschile con scarsi risultati, infatti, Lia Thomas ha iniziato a gareggiare contro le donne stabilendo ben tre record: 200, 500 e 1.650 yard.

A seguito di questi casi, la lega mondiale di Rugby si è subito espressa contro la partecipazione delle donne trans al rugby femminile ed un certo numero di Stati americani ha introdotto leggi per vietare ai trans di danneggiare lo sport.

Gli ultimi ad essersi mossi sono stati l’Indiana, tramite un ddl che sta per essere approvato anche al Senato ed il South Dakota, la cui governatrice Kristi L. Noem ha firmato il divieto all’inizio di febbraio.

Il Macdonald-Laurier Institute ha pubblicato un report, firmato dalla biologa evoluzionista Emma Hilton, della Manchester University, concludendo:

«Anche con trattamenti, terapie e interventi chirurgici moderni, gli esseri umani non possono cambiare tutte le immutabili caratteristiche fisiche riconducibili al sesso biologico. La categorizzazione dello sport in competizioni maschili e femminili è giustificata dall’ampia e profonda evidenza fisiologica sui vantaggi che i maschi detengono, e che non vengono eliminati dal trattamento ormonale o da tecnologie mediche. Non c’è nessun intervento medico né alcun argomento filosofico che possa rendere giusto per le donne trans competere negli sport femminili».

Oltre al mondo femminista ed a quello scientifico, la partecipazione dei maschi trans negli sport femminili (i casi contrari sono rarissimi) è stata attaccata da media specialisti e generalisti, da Swimming World Magazine (che ha parlato di “effetto doping” e della necessità di proteggere lo sport femminile), al New York Post, con titoli del genere: Le atlete trans stanno ingiustamente distruggendo gli sport femminili, è ora di svegliarsi da questa follia! (26 gennaio 2022), ma anche: La disuguaglianza creata dalla nuotatrice transgender Lia Thomas è l’antitesi del fair play (24 dicembre 2021).

Il nuotatore Lia Thomas ha tuttavia ricevuto l’approvazione dell’Università della Pennsylvania e del NCAA, il circuito universitario USA, secondo i quali gli uomini che hanno iniziato da un anno la riduzione del livello di testosterone e si auto-dichiarano donne possono gareggiare negli sport femminili.

La decisione ha portato alle dimissioni un’importante membro della Federazione Nuoto USA, Cynthia Millen, la quale ha dichiarato che «nello sport i corpi sono in gara contro i corpi, non le identità contro le identità. Lia Thomas sta distruggendo il nuoto femminile».

Anche la condivisione dello spogliatoio con Lia Thomas è diventata un punto controverso per alcune sue compagne di squadra, a disagio nel cambiarsi davanti ad un uomo.

Ma le proteste non hanno vinto il politicamente corretto: «Più nuotatrici hanno sollevato il problema, più volte», ha raccontata un’atleta al DailyMail. «E’ decisamente imbarazzante perché Lia ha ancora parti del corpo maschili ed è ancora attratta dalle donne. Ma in pratica ci è stato detto che dobbiamo girarci e accettarlo, oppure non possiamo usare il nostro spogliatoio». Solo due o tre atlete supportano Thomas, la maggior parte ha paura di parlare e la scuola vieta agli studenti di parlare con i media.

Su casi del genere, sempre più frequenti, è intervenuto anche il medico sportivo, Joanna Harper, lui stesso transessuale, consulente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Harper ha riconosciuto con onestà che «non c’è assolutamente alcun dubbio nella mia mente sul fatto che le donne trans manterranno vantaggi di forza rispetto alle donne cis, anche dopo la terapia ormonale», dove per “donne cis” intende cisgender (secondo la teoria gender questo termine identifica le persone nate biologicamente donne).

«Non è solo forza, ci sono anche gli sport di elevazione», ha proseguito il medico sportivo. «Le donne trans perderanno forza con la transizione farmacologica ma non perderanno affatto in elevazione. Negli sport come il basket e la pallavolo quel vantaggio non sarà mitigato: mentre il vantaggio di forza verrà mitigato quello in elevazione non verrà cancellato».

Per quanto riguarda le donne trans, invece, Harper ha affermato: «Sono incline a pensare che abbiano meno probabilità di avere successo negli sport maschili rispetto ai trans negli sport femminili».

I vantaggi sono stati evidenziati anche per quanto riguarda la velocità. Uno studio recente sul British Journal of Sports Medicine, dopo aver esaminato il personale militare statunitense, ha concluso che le donne trans che avevano intrapreso la terapia di transizione da oltre 2 anni correvano ancora il 12% più velocemente delle donne. Quelle vere.

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02/03/2022
2711/2022
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