Storie

di Nathan Algren

Violentata con il figlio da due rapinatori

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“Dopo che mi hanno violentata hanno voluto mangiare: gli ho dovuto fare un toast al prosciutto cotto”. È in lacrime Francesca, la 50enne madre di Mario, quando ricostruisce l’orrore che ha vissuto nella notte tra sabato e domenica nell’appartamento di famiglia, al piano terra di una palazzina di edilizia residenziale a Casal Monastero.

La vicenda è terribile e non avremmo mai dovuta raccontarla ma è importante portarla alla luce per sottolineare la mancanza di sicurezza che vige in Italia.

È già scoccata l’una del mattino: la donna vede piombare in casa il figlio, insieme a due rapinatori tunisini di 16 e 17 anni che lo minacciano con un coltello.

“È stato un incubo, un film dell’orrore gli ho detto, prendete quello che volete. Gli ho dato 250 euro in contanti, cercavano un Rolex, ma ce l’aveva mio marito che era a Milano”. Mentre i due violentatori circolano per casa, in una stanza da letto c’è la sorella di Mario, 13 anni, insieme a un’amica.

“Eravamo in salone - ricostruisce la donna - a un certo punto uno di loro due mi ha detto: “Vieni con me, ti devo dire una cosa segreta, in privato”“. Francesca prova a resistere. “Io gli ho risposto: “Dimmela qui, c’è anche mio figlio”. Non c’è stato verso, mi ha obbligato seguirlo in camera da letto e ha chiuso la porta a chiave”.

“Quel ragazzo mi ha puntato il coltello (del quale si sono poi disfatti durante la fuga e che non è stato ancora ritrovato), mi ha preso la mano, ha iniziato a strusciarsi. Io ho provato più volte ad allontanarmi, a un certo punto non ce l’ho fatta più”. Francesca desiste, è completamente sotto choc. Allora si consuma la violenza sessuale.

A questo punto, dopo aver commesso la seconda rapina e lo stupro, ci si aspetterebbe che i due scappino, invece non succede.

“Hanno voluto mangiare - ripete Francesca - gli ho dovuto fare un toast al prosciutto cotto. Gli ho detto: “Prendete tutto quello che volete, ma lasciate in pace mio figlio”“. I due rapinatori hanno un piano ben diverso in testa. Lanciano un’occhiataccia a Mario: “Tu adesso ci accompagni a casa”, ringhiano mostrandogli la lama del serramanico. Appena i tre escono dal portone del palazzo e montano sulla Chatenet, Francesca chiama il 112 e poi il marito, che in contatto con la polizia, da Milano, inizia a seguire gli spostamenti della minicar attraverso il Gps del telefono del figlio, che gli agenti dei commissariati di Viminale e Sant’Ippolito ritroveranno nel porta oggetti anteriore della Chatenet.

Mentre le volanti seguono la minicar in strada Francesca bussa da Sara, la vicina di casa. “Ero a letto - sospira la vicina - con Francesca siamo vicine di casa, sabato notte ho sentito il portone del palazzo aprirsi. Poi l’ho sentito richiudersi verso le 3.30. Dopo poco mi ha suonato Francesca, era disperata, in lacrime. Con loro ci conosciamo da anni, sono una famiglia squisita”. La madre, oltre che per Mario, ha temuto per la figlia minore, che era nella stanza accanto con l’amica mentre lei subiva lo stupro.

L’hanno violentato a turno, più volte. Mentre uno abusava di lui l’altro riprendeva la scena con il cellulare in diretta Facebook. La polizia ha già acquisito i video che documentano gli stupri subiti da Mario, un 17enne romano e da sua madre di 50 anni, che nella notte tra sabato e domenica sono stati rapinati, stuprati e tenuti in ostaggio da due tunisini di 16 e 17 anni. Tutto è durato cinque ore. L’incubo è iniziato in via dei Ginepri, a Centocelle, passando per l’appartamento delle vittime a Casal Monastero e si è concluso con l’arresto dei due tunisini in via dell’Amba Aradam, a San Giovanni ed ospiti di un centro di ACCOGLIENZA.

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22/03/2022
2909/2022
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