Chiesa

di Nathan Algren

Lotta alla tratta di esseri umani in Brasile

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Le nostre comunità, le diverse pastorali e le organizzazioni della società civile si impegnino a sensibilizzare, prevenire e formare nuovi leader per la ‘cultura del prendersi cura’ dei fratelli e delle sorelle, a rischio o sopravvissuti alla tratta delle persone”. Questo il primo degli impegni emerso dal Seminario nazionale di Formazione per la lotta alla Tratta di esseri umani, tenutosi virtualmente il 24 e 25 marzo.

Nel documento conclusivo, firmato da Mons. Evaristo Pascoal Spengler, Vescovo di Marajò e Presidente della Commissione episcopale Pastorale Speciale per la lotta alla tratta di esseri umani, si evidenzia che il Seminario è iniziato con una tavola rotunda sul tema “Il ruolo della Chiesa, della Società e della Stato nella lotta alla tratta di persone”. Hanno preso parte dirigenti, parlamentari, organizzazioni e leader della società civile che operano nell’elaborazione e nell’esecuzione delle politiche pubbliche per combattere la tratta di esseri umani. Il Seminario è proseguito con mostre, dibattiti e relazioni di esperienze di questa triste realtà di violazione dei diritti di milioni di esseri umani.
Sono stati numerosi i riferimenti ai pronunciamenti e ai gesti concreti di Papa Francesco, che ha affermato che la tratta di esseri umani è una “piaga atroce”, “una ferita nel corpo dell’umanità contemporanea, una ferita nella carne di Cristo”, l’espressione più brutale della schiavitù moderna che devasta decine di milioni di persone in tutto il mondo. Questa realtà, sottolinea il documento, “richiede una visione ampia, integrata e olistica dei fattori che perpetuano questo crimine globale, che implica più che mai un’azione articolata in Reti, capace di garantire una presenza solidale accanto alle vittime e un’efficace collaborazione a fianco delle autorità pubbliche, in grado di affrontare le radici strutturali di questo crimine”.
Di fronte a questa realtà, gli impegni emersi riguardano l’attenzione ai fratelli e alle sorelle immigrati e rifugiati, fornendo loro condizioni dignitose di accoglienza, assistenza e inserimento. “Lo stesso principio vale per le donne brasiliane in una situazione di migrazione forzata, esposte allo sfruttamento, a causa della loro situazione di elevata vulnerabilità e perché hanno urgente bisogno di lavoro per provvedere al loro sostentamento e a quello della famiglia”.

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31/03/2022
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