Politica

di Fabio Fineschi

AMARE L’OCCIDENTE, TEMERE PER L’OCCIDENTE

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Amare l’Occidente

L’occidente è l’area geografica del globo nella quale si concentrano quasi tutte le democrazie del mondo. Nello specifico, l’Europa ha prodotto nel tempo una cultura che trae le sue origini dall’incontro e l’amalgama di tre grandi realtà storiche: Atene, Roma e Gerusalemme; ovvero: filosofia, diritto e religione cristiana. Su questi tre pilastri si è eretto, nei secoli, l’edificio europeo. Proprio all’interno di tale edificio è maturata la cognizione di diritto e, nella fattispecie, di quelli che definiamo “diritti umani”. Ovviamente non si è trattato di un percorso privo di scontri sanguinosi e violenze di ogni tipo ma, lentamente, tali diritti si sono guadagnati un peso etico-morale sempre più grande. Del resto, come sosteneva il filosofo personalista Emmanuel Mounier, ogni diritto scaturisce da un’iniziale prova di forza e questo, alla fine, rende legale ciò che è nato dalla vittoria di una parte belligerante contro un’altra. Come tutti sanno i diritti umani non godono di buona salute in larga parte del mondo, guarda caso, soprattutto nelle aree geografiche esterne a quella occidentale. Questo dato di fatto, dovrebbe bastare a far sì che si tenga in debita considerazione la nostra storia, la nostra cultura e il nostro modo di concepire la vita sociale delle grandi aggregazioni umane. Detto questo, sia chiaro, non possiamo assolutamente dirci avulsi da storture di ogni genere, non a caso “Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio” ebbe a dire Winston Churchill. La democrazia, mi riferisco a quella rappresentativa, non è certamente un sistema politico perfetto ma quello che potremmo definire il male minore rispetto alle possibili alternative. A volte il sistema democratico può nascondere delle insidiose trappole proprio verso se stesso. Le democrazie, anche alla luce di fatti recenti, vedi l’assalto al Congresso americano il 6 gennaio 2021, l’invasione dell’Ucraina e altro, sono da considerare dei congegni politici delicati e sempre in pericolo. Gli stati portatori di sistemi politici diversi non amano la democrazia, ne hanno una bassissima opinione e la ritengono sinonimo di disordine e debolezza. La democrazia è, prima di tutto, un prodotto culturale che esprime il suo massimo livello proprio nella costituzione di un sistema politico democratico, magari repubblicano e costituzionale. In parole povere: il centro di gravità della democrazia si trova nella cultura che le ha dato vita. La cultura, a sua volta, si tiene sulla base di un reticolo di principi etici, valori morali e simboli. Potremmo dire che le democrazie si tengono in equilibrio sulle spalle delle culture che le hanno generate. Per tale ragione possiamo definirle anche dei sistemi aperti e, come tali, permeabili alle variazioni culturali dei tempi. Come la storia recente ci insegna, tutti i tentativi di esportare la democrazia là dove vigono forme di governo dittatoriali sono destinati a fallire miseramente. D’altronde, se le democrazie rappresentative costituzionali si fondano, fra le altre cose, sul controllo e la repressione degli istinti primordiali dell’uomo, le dittature, i totalitarismi e i dispotismi in genere danno voce e spazio proprio a questi. L’assetto psicologico dei sistemi dittatoriali non è l’idea ma l’ideologia, cioè, la cristallizzazione e sacralizzazione di un’idea e il fondamentalismo che ne deriva concepisce e autorizza ogni nefandezza e abiezione umana. L’ideologia non tollera nessun dio trascendente perché essa stessa s’è fatta divinità, essa trascende e non può, non deve rispondere di niente e a nessuno: totale autoreferenzialità. Le ideologie, anche quelle che si sono autodefinite “scientifiche” si sono imposte con sanguinose rivoluzioni e hanno messo i popoli sotto un perenne stato d’assedio. Con le ideologie la politica, intesa come sistema dialettico e pluralità di vedute e di scelte, esce di scena, nel senso che essa è sospesa: non produce più storia. Nei regimi totalitari la diade tesi-antitesi, per giungere alla sintesi di hegeliana memoria, non ha senso: esiste solo la tesi; quella dello Stato etico di turno. Se le democrazie devono continuamente mantenersi in equilibrio i totalitarismi no, essi hanno spazzato via ogni status quo preesistente. L’architettura istituzionale democratica si fonda su una vision e una mission tali da preservare ed implementare, in primo luogo, la sfera valoriale dei diritti umani, il concetto di persona sta al primo posto. Anche la democrazia rappresenta una forma di potere ed è chiamata ad esercitarlo ma lo scettro va nelle mani di una maggioranza politica democraticamente eletta.

Temere per l’Occidente

Il rischio è quello di far sì che certi cambiamenti culturali riescano a disarcionare la democrazia, possano farle perdere quell’equilibrio a lungo mantenuto e difeso. Nel democratico Occidente e in Europa si stanno affermando una serie di concetti e/o convinzioni che potrebbero giungere a tanto. Le minoranze, sempre più rumorose, vogliono dettare l’agenda politica alla maggioranza, quest’ultima non viene più riconosciuta come tale. In questo caso non mi riferisco semplicemente ad una maggioranza politica ma a quella antropologica. Le minoranze intendono imporre criteri e principi a loro congeniali in barba al fatto d’essere minoranza. Il loro attacco è orientato verso la tradizione culturale ma non solo, l’altro aggredito è lo stato di fatto, la realtà così com’è sempre stata ed è. L’essere minoranza, però, è un fatto e, come diceva quell’antidemocratico di Lenin “Questo è un fatto e i fatti sono testardi”. L’essere biologicamente donna o uomo è un fatto. L’esistenza di altri generi, a mio modesto parere, è ben lontana dall’essere scientificamente dimostrata e anche questo è un fatto. Che alla luce dei suddetti fatti, e in barba ad essi, si debbano, comunque, modificare gli attuali assetti linguistici magari con l’uso dello schwa 1 è, come minimo, intellettualmente fuorviante. La terra è tonda ma fra le minoranze vi sono anche i terrapiattisti, prima o poi ci chiederanno di modificare tutte le carte 1 Elemento consonantico trascritto con ə attribuito alla lingua indeuropea comune, che appare vocalizzato al grado ridotto delle radici e confuso nelle singole lingue indeuropee con ā (salvo nel sanscrito dove si confonde con i ); al grado normale delle radici si confonde con la vocale che lo precede e ne determina la quantità lunga. geografiche, i GPS e le concezioni astronomiche acquisite; dobbiamo essere inclusivi rispetto ai loro diritti, magari mettiamo un terrapiattista a capo dell’ESA o della NASA. L’Europa ha radici cristiane, questo è un fatto, ma vogliamo ancora festeggiare il Santo Natale e fare il presepe davanti agli occhi dei bambini mussulmani? Buttiamo via tutto e basta. Il genere umano si riproduce dall’accoppiamento di un uomo e una donna, mi risulta sia un fatto, ma vogliamo ferire i bambini che sono stati adottati dalle coppie Gay/lesbo? No. Non esistono più padre e madre ma genitore 1 e genitore 2. A tutto questo si aggiunge la cancel culture e secondo i suoi seguaci tutto ciò che non rientra nel politicamente corretto va semplicemente eliminato socialmente e, non di meno, fisicamente. In una cultura che potrebbe portare la difesa dei diritti umani alle sue estreme conseguenze il Colosseo dovrebbe essere raso al suolo perché al suo interno molti cristiani furono gettati in bocca alle belve feroci, la Divina Commedia di Dante Alighieri dovrebbe essere ripudiata perché mette gli omosessuali all’inferno, il monumento a Cristoforo Colombo andrebbe abbattuto perché grazie a lui furono sterminati i nativi americani e via di seguito. Tutto questo in barba alla verità storica dei fatti e con l’arroganza di leggere eventi di secoli fa con le odierne categorie culturali; l’anacronismo storico come metodo e misura di giudizio. La volontà di potenza di dette minoranze sta disconoscendo la realtà nella quale viviamo: fra realtà e percezione personale di questa sta vincendo la seconda. In Italia, e non solo, vi sono state occupazioni scolastiche da parte di studenti maschi vestiti da femmina e viceversa per ribadire l’iniquità delle differenze di genere e a difesa dei genderfluid: sembra che, di colpo, il mondo sia pieno di individui bigender (che si identificano nel genere maschile e femminile) e/o agender (che non si identificano in nessun genere). Qualcuno ci sarà senza dubbio ma si tratterà pur sempre di minoranze. Putin ha avuto modo, in più occasioni, di mostrarsi per il dittatore che è ma fino a due mesi fa c’era chi vedeva in lui uno statista da prendere a modello di riferimento. Abbiamo un Pontefice che a fronte delle devastazioni e degli eccidi prodotti in Ucraina dai russi se la prende con “L’impotenza dell’ONU”. Condanna la guerra in senso lato ma non nomina mai il responsabile di questa guerra; probabilmente Egli detesta troppo il capitalismo per concedergli qualche ragione anche quando ce l’ha.

L’Occidente stia attento a giocare con la realtà e, soprattutto, a disconoscerla e a sbeffeggiarla in nome delle mode e delle proprie voglie, potrebbe accadergli di perdere di vista la differenza fra dittatura e democrazia, Stato etico e Stato di diritto.

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09/04/2022
0207/2022
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