Chiesa

di Tommaso Ciccotti

La via Crucis e le famiglie

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Ci sono le famiglie nella loro quotidianità, le gioie dell’amore condiviso, i problemi di coppia, le preoccupazioni per i figli, la sofferenza delle malattie, il dolore per la perdita del coniuge nelle meditazioni della Via Crucis. E c’è chi vive la guerra, come i popoli ucraino e russo da oltre un mese protagonisti di un conflitto che continua a registrare morti atroci, o chi ha dovuto affrontare il distacco dal proprio Paese per cercare un futuro altrove e soffre d’esser chiamato solo migrante. Storie vere, concrete. La Passione che sarà raccontata al Colosseo, nel Venerdì Santo, è quella di Cristo, ma incarnata nella vita di ogni giorno di tanti focolari domestici. E vibrano di vissuto i testi scritti da una coppia di giovani sposi (I stazione), una famiglia in missione (II), da sposi anziani senza figli (III), una famiglia numerosa (IV), una famiglia con un figlio con disabilità (V), una famiglia che gestisce una casa famiglia (VI), una famiglia con un genitore malato (VII), una coppia di nonni (VIII), una famiglia adottiva (IX), una vedova con figli (X), una famiglia con un figlio consacrato (XI), una famiglia che ha perso una figlia (XII), una famiglia ucraina e una famiglia russa (XIII) e una famiglia di migranti (XIV).

Papa Francesco ha voluto le famiglie protagoniste delle 14 stazioni, nell’anno a loro dedicato con il quale la Chiesa sta celebrando i 5 anni dell’esortazione apostolica Amoris laetitia; anno che si concluderà con il decimo Incontro mondiale delle famiglie in programma a Roma dal 22 al 26 giugno. Le testimonianze, affiancate al percorso di Gesù verso il Calvario, descrivono spaccati di vita in cui tante famiglie si possono ritrovare. E saranno, perlopiù, proprio le stesse famiglie che si sono raccontate nelle meditazioni a portare anche la Croce nell’Anfiteatro Flavio, dove, in mondovisione, la cristianità si raccoglierà nella notte del silenzio, a ricordo della crocifissione e morte di Gesù che sembrò spegnere nei discepoli la speranza accesa dalla Buona Novella.

Ad aprire la Via Dolorosa è una coppia il cui matrimonio ha appena due anni. Nelle loro riflessioni c’è la felicità per il cammino intrapreso, ma ci sono anche sono i timori e le incertezze verso il futuro: la paura di una separazione, perché a tanti coniugi è accaduto, le incomprensioni nel dialogo, la fatica di arrivare a fine mese. Nella successiva meditazione ci sono le giornate di una famiglia in missione che ha voluto portare l’amore di Cristo lì dove ancora non lo si conosce, ma che convive con l’angoscia di condurre una vita precaria, lontana dalle proprie origini. “Non è semplice vivere solo di fede e di carità, perché spesso non riusciamo ad affidarci pienamente alla Provvidenza. E a volte, davanti al dolore e alla sofferenza di una madre che muore di parto e per di più sotto le bombe - si legge nella II stazione - o di una famiglia distrutta dalla guerra o dalla carestia e dai soprusi, viene la tentazione di rispondere con la spada, di fuggire (…) Ma sarebbe tradire i nostri fratelli più poveri, che sono la tua carne nel mondo e che ci ricordano che Tu sei il Vivente”.

E ci sono le coppie che non riescono ad avere figli, che continuano a camminare ogni giorno tenendosi per mano, prendendosi cura degli altri, divenuti nel tempo casa e famiglia. Così come quei coniugi che, invece, per i figli hanno modificato i loro sogni professionali, con il timore di rinnegare tutto, come Pietro; con “l’angoscia e la tentazione del rimpianto di fronte all’ennesima spesa imprevista”. Ma se non è stato facile sacrificare i vecchi desideri per la famiglia, “è infinitamente più bello così”. Per chi ha un figlio disabile la croce è, purtroppo, l’opinione della gente che definisce un peso quella prole diversa. Ma ciò che si apprende è che “la disabilità non è un vanto né un’etichetta, piuttosto la veste di un’anima che spesso preferisce tacere di fronte ai giudizi ingiusti, non per vergogna ma per misericordia verso chi giudica”. “Gesù è flagellato e coronato di spine”, ricorda la VI stazione meditata da due sposi con 42 anni di matrimonio, 3 figli naturali, 9 nipoti e 5 figli adottivi non autosufficienti e con problemi psichici. “Non meritiamo tanta benedizione di vita - scrivono -. Per chi crede che non sia umano lasciare solo chi soffre, lo Spirito Santo muove nell’intimo la volontà ad agire e a non rimanere indifferenti, estranei” spiegano, aggiungendo che “il dolore riporta all’essenziale, ordina le priorità della vita e restituisce la semplicità della dignità umana”. E chi è protagonista di un’adozione rivela, invece, che il caricarsi, “genitori e figli”, di quella croce che è la storia di una vita segnata dall’abbandono, guarita da un’accoglienza, nasconde un segreto di felicità. Nell’XI stazione, “Gesù promette il Regno al buon ladrone”, si definiscono malfattori, due genitori che non hanno inizialmente accettato la scelta del sacerdozio del loro figlio. Poi la consapevolezza di aver sbagliato, contrastando in vari modi quella vocazione, e la confessione a Dio: “Noi siamo un vaso e Tu sei il mare. Noi siamo una scintilla e Tu sei il fuoco. E allora, come il buon ladrone, anche noi ti chiediamo di ricordarti di noi quando entrerai nel tuo Regno”.

Nella via verso il Golgota, si racconta anche un marito che affronta la malattia della moglie, una croce inaspettata, come quella di cui è caricato Gesù, che ha stravolto gli equilibri familiari ma che ha fatto sbocciare tanti aiuti. E si descrivono pure due nonni in pensione, che sognavano una terza età serena, ma che devono sostenere le famiglie delle loro figlie in difficoltà ed occuparsi dei nipoti. “Caricati di una croce”, pure loro, riconoscono un dono, tuttavia, quell’“essere ‘ossigeno’ per le famiglie” dei figli, perché “non si finisce mai di essere mamma e papà”. Una madre sola con 2 figli, osserva, poi, che “sotto la croce ogni famiglia, anche la più sbilenca, la più dolente, la più strana, la più monca, trova il suo senso profondo”, scoprendo l’amore del Creatore, quello dei fratelli e “una Chiesa che, con tutti i suoi difetti, tende la mano”. E una donna che ha perso il marito e una figlia, pur fra gli interrogativi scaturiti dal dolore, percepisce la sua croce “abitata dal Signore” e si vede ancora famiglia, immedesimandosi in Maria ai piedi di Gesù.

Le ultime due stazioni sono narrazioni di questi giorni. Una famiglia ucraina e una famiglia russa specificano tutto ciò che la guerra cambia, “l’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie”. Chiedono a Dio perché, fra le lacrime finite e la rabbia che “ha lasciato il passo alla rassegnazione”, e si disperano nel non riuscire più a sentire l’amore dell’Onnipotente. E consapevoli della difficoltà di una riconciliazione fra i loro Paesi invocano il Signore perché parli “nel silenzio della morte e della divisione”, insegnando “a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare”.

Infine, una famiglia di migranti si confida, dopo duri viaggi, percepita come un peso nel Paese che la ospita. “Qui siamo numeri, categorie, semplificazioni. Eppure siamo molto di più che immigrati. Siamo persone”, si legge fra le righe della XIV stazione - “Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro” - insieme ai loro sacrifici e al loro passato. Ma non c’è rassegnazione nelle loro parole, bensì speranza. “Sappiamo che la grande pietra sulla porta del sepolcro un giorno verrà rotolata via” concludono guardando alla Pasqua e alla vita nuova di Cristo.

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12/04/2022
3011/2022
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