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di Nathan Algren

Rasht, cristiani convertiti condannati a 5 anni di carcere

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Tre cristiani iraniani, convertiti dall’islam, sono stati condannati a cinque anni di prigione per “propaganda ed educazione” legata a “credenze devianti e contrarie alla sharia”, oltre a “legami con leader stranieri”. Il verdetto a carico di Ahmad Sarparast, Morteza Mashoodkari e Ayoob Poor-Rezazadeh è stato emesso nei giorni scorsi dalla seconda sezione del Tribunale della rivoluzione di Rasht, capoluogo della regione di Gilan e la più grande città iraniana vicina al mar Caspio. Secondo quanto spiega il sito Article18, il trio è stato incriminato in base all’articolo 500 del Codice penale e dovrà inoltre versare una multa di 18 milioni di tomans (circa 6.900 euro).

Iman Soleimani, avvocato dei cristiani arrestati nel settembre 2021, riferisce che il verdetto è fondato solo sulla base di fonti di intelligence provenienti dai Guardiani della rivoluzione (Pasdaran). Inoltre, non vi sarebbe alcuna giustificazione, né fondamento giuridico della condanna e l’unico “crimine” sarebbe quello di essersi riuniti e pregare secondo i riti cristiani. Un’assemblea di fedeli, osserva il legale, non può essere considerata una “azione contro lo Stato”.

Inoltre, la prima domanda formulata dal giudice durante il processo è relativa alla fede professata dal trio. Un approccio che ha trasformato l’udienza in una sorta di “inquisizione” in cui il presidente della Corte ha svolto un ruolo di pubblica accusa più che di organismo terzo chiamato a decidere. Tanto che, nella sentenza, il magistrato ha fatto esplicito riferimento alla fede religiosa professata quale motivazione che ha portato alla condanna, contro la quale il trio ha deciso di ricorrere in appello. Una ricerca di giustizia che li ha portati a respingere al mittente “l’offerta” del giudice che aveva promesso la riduzione di un quarto della pena e un “migliore” trattamento in prigione, in caso di mancato ricorso.

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15/04/2022
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