Chiesa

di Emilia Flocchini

Armida Barelli e le sue “sorelle” nella Comunione dei Santi

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Manca ormai una settimana alla Messa col Rito della Beatificazione di Armida Barelli e di don Mario Ciceri, prevista alle 10 di sabato 30 aprile nel Duomo di Milano. Molte sono state le iniziative volte ad attrarre l’interesse dei fedeli su queste due figure, cercando di farle uscire dagli ambiti che hanno conservato e tramandato la loro memoria e la loro fama di santità.

Per la prima, si è giustamente fatto notare il suo apporto alla società del suo tempo, iniziando a considerarla davvero tra i fondatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, come anche lo slancio che seppe dare alle socie della Gioventù Femminile di Azione Cattolica (o GF), rendendole consapevoli attrici in campo politico.

Una sfumatura che passa quasi inosservata è, invece, il modo con cui Armida si considerava immersa nella corrente d’amore che è la Comunione dei Santi, capace di unire anime vissute secoli addietro, ma anche contemporanei che non si sono mai visti di persona, come pure persone che tra loro hanno avuto legami. Ci limiteremo a descrivere quelli relativi a figure femminili, che sono già molto numerosi.

Il primo collegamento rimonta ai suoi anni nel collegio delle Suore di Santa Croce a Menzingen. Era da tempo morta la cofondatrice madre Bernarda Heimgartner (Venerabile dal 1994), ma era certamente vivo il suo spirito, ereditato dal fondatore, il cappuccino padre Teodosio Florentini, che amava ripetere: «Il bisogno dei tempi è il volere di Dio».

Sempre nel collegio, le capitò tra le mani una piccola biografia di santa Elisabetta d’Ungheria: la conquistò a tal punto che non solo pensò di entrare nello stesso istituto delle sue educatrici (però i suoi genitori la fecero desistere), ma anche che, se fosse diventata comunque suora, avrebbe cambiato il suo nome – che, essendo lo stesso della maga presente nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, le sembrava troppo profano – con quello di suor Elisabetta. Lo assunse lo stesso, al momento della professione come Terziaria francescana.

Era forte anche la sua comunione con le figure che scelse come patrone per la Gioventù Femminile. Sant’Agnese, modello per le Aspiranti, era anche per lei un’ispirazione, per la fortezza nel patire di tutto pur di mantenere salda la fede. Di santa Giovanna d’Arco, invece, ammirava la coerenza e la costanza nel combattere, sicura che la vittoria sarebbe comunque stata di Dio.

Nel colloquio del 28 settembre 1918, quando papa Benedetto XV le chiese di estendere la GF in tutta Italia, Armida ebbe anche lei alcune richieste: tra di esse, aggiungere alle altre due patrone santa Rosa da Viterbo. A lei poi si rivolse sempre, nei suoi numerosi e spesso disagevoli viaggi, per essere la prima efficace propagandista del Vangelo.

Anche le Beniamine, la sezione per le bambine in età scolare (oggi incluse nell’Azione Cattolica Ragazzi), avevano le loro patrone: Maria Bambina, santa Teresa di Gesù Bambino e la Beata Imelda Lambertini. Di certo, Armida si s entiva affine anche alla fiducia in Dio espressa dalla seconda e all’ardore eucaristico che infiammò la terza. A Milano c’è poi un piccolo santuario che custodisce una venerata statua della Madonna in fasce; forse l’avrà visitato anche lei.

Armida è stata anche una formidabile scopritrice di Testimoni, che ha proposto alle “sorelline” (come chiamava le giovani socie) negli scritti e negli interventi pubblici. Conobbe infatti personalmente Delia Agostini, ragazza della parrocchia di San Gregorio Magno, dove la GF mosse i primi passi grazie a padre Enrico Mauri (anche lui Venerabile). Lei è considerata la prima delle Aspiranti, nonché una delle prime consacrate del futuro Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo.

Sempre a San Gregorio Magno, incontrò una giovane maestra, Giulia Colombo. Quest’ultima si distaccò dalla GF per varie ragioni, non ultima una certa ritrosia verso la discussione dei problemi sociali: avviò poi un’associazione a sostegno dei sacerdoti e dei seminaristi, la Pro Sacerdotio Christi, un tempo molto diffusa.

Andrebbe poi menzionato il suo interesse per due campionesse della virtù della purezza, intesa come capacità di resistere al male in ogni sua forma, compresa la violenza fisica. Di fatto, Armida fu tra le prime a cogliere l’esemplarità di santa Maria Goretti. Dal 1930 in poi scrisse più volte di lei su Squilli di Resurrezione, la rivista della GF. Fece poi stampare sue biografie e inviò una lettera postulatoria, tra le prime, al Papa, perché venisse iniziata la sua causa. Alla beatificazione e alla canonizzazione, rispettivamente nel 1947 e nel 1950, parteciparono migliaia di “gieffine” in abito bianco, anche perché, nell’associazione, era progressivamente confluita quella delle Figlie di Maria, a cui, in punto di morte, aderì la Goretti stessa.

Fu poi commossa e ammirata nel conoscere la vicenda di Antonia Mesina, nativa di Orgosolo, la quale prese tanto sul serio il messaggio della “Crociata della Purezza”, avviata per la GF nel 1934, da non cedere alla violenza del compaesano Ignazio Giovanni Catgiu. Antonia morì il 17 maggio 1935; già il 5 ottobre seguente, Armida la presentò a papa Pio XI come «primo fiore reciso» dell’associazione.

La GF non ha fruttato solo questa martire, beatificata nel 1987: ci sono molte giovani, ragazze e bambine in cammino verso gli altari, non necessariamente uccise perché avevano difeso la fede e la castità corporea, che ne hanno fatto parte. Al momento, l’unica canonizzata è Gianna Beretta Molla, rimasta nell’associazione oltre la giovinezza. Nelle sue parole alle giovani della GF di Magenta è possibile cogliere uneco di quanto insegnava la “sorella maggiore” nei suoi articoli e nelle conferenze, specialmente in relazione all’equilibrio tra preghiera e apostolato.

Nemmeno le sfuggì la storia di Antonietta Meo, bambina di Roma: volle che il Centro Nazionale della GF diventasse attore della sua causa. Curiosamente, sono diventate Venerabili a pochi mesi di distanza: Armida il 1° giugno 2007, Antonietta il 17 dicembre dello stesso anno.

Iscritta tra le Piccolissime a cinque anni, Nennolina, come la conoscono i suoi devoti, passò tra le Beniamine a sei, dopo che le era stato concesso di ricevere la Prima Comunione in anticipo, a causa di un osteosarcoma alla gamba sinistra. Visse l’apostolato della sofferenza, ma anche sostenendo, a suo modo, la Giornata per l’Università Cattolica.

Piccolissime e Beniamine erano le branche della GF per le bambine, oggi comprese nell’Azione Cattolica Ragazzi: nel suo libro La sorella maggiore racconta…, Armida scrive che erano nate perché le giovani, una volta sposate e diventate madri, volevano insegnare immediatamente alle loro figlie il cammino che avevano scelto loro stesse.

È giusto ricordare altre sue collaboratrici che, pur non godendo di diffusa fama di santità, si sono rifatte ai suoi insegnamenti. Una è Ida Mattei, torinese, trasferitasi a Milano per motivi di lavoro. Divenne delegata amministrativa della GF, nella quale Armida l’ammise benché avesse superato il limite d’età prescritto: le chiese di essere quasi la sua ombra e di seguire il Segretariato dove lei, per gli altri impegni, non poteva essere sempre presente.

Come Ida, anche l’insegnante napoletana Irma Corsaro s’impegnò pienamente negli aspetti di segreteria della GF: seguì Armida a Milano e nel Consiglio Nazionale, poi scrisse la sua prima biografia, uscita nel 1955, anno in cui lei stessa morì.

La sua conversione sconvolse l’intera famiglia, particolarmente sua sorella Ilia. Pure lei s’impegnò nella GF; successivamente fondò un istituto di religiose intimamente francescano, le Piccole Missionarie Eucaristiche (attualmente è Venerabile).

Altre due donne sono partite dalla GF per aprire vie nuove nella Chiesa. La prima è Angela Milani: entrata nella durante gli studi universitari, divenne nel 1933 Rappresentante delle Dirigenti Diocesane dell’Italia settentrionale. Armida stessa la volle, nel 1938, nel Consiglio Nazionale dell’Azione Cattolica a Roma. Angela, da sempre interessata al problema del lavoro femminile, divenne poi fondatrice delle Missionarie del Lavoro, anch’esse consacrate secolari.

Un’altra è Ezia Fiorentino: succedette ad Angela come presidente diocesana e fondò, incoraggiata dal cardinal Schuster, l’Istituto Secolare delle Missionarie del Sacerdozio Regale di Cristo. Morta quasi centenaria, ha deposto nel corso del processo diocesano di Armida.

In questa Comunione sono immerse anche le donne di oggi, particolarmente quelle impegnate nell’Azione Cattolica. A loro la futura Beata lascia il segreto della riuscita di gran parte delle sue iniziative, già trasmesso alle prime socie: la fiducia nel Sacro Cuore di Gesù.

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23/04/2022
0107/2022
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