Società

di Fabio Annovazzi

Nel nome del Padre

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Mi sono imbattuto recentemente in una vignetta molto carina ed ironica in cui si cronometravano i normali tempi telefonici di chiamata tra i vari componenti della famiglia. Non ho potuto fare a meno di sorridere notando i tempi stringati che normalmente i figli usano per interloquire col papà di turno dall’altra parte della cornetta. E questo dimostra ancora una volta il ruolo preponderante svolto dalle mamme che, volenti o nolenti - eccezioni che confermano la regola, sono il perno su cui ruota l’automobile della vita di ognuno di noi. Davvero quasi sempre le madri sono come i bottoni e tengono unite tutte le cose. Ciò non toglie però l’importanza assoluta che riveste il ruolo paterno per tutta la figliolanza, gli studi psicologici e l’esperienza lo dimostrano in ogni occasione.

Questo binomio madre/ padre che educano ed allevano l’eventuale prole è la fondamenta di una casa costruita sulla roccia, quando per svariati motivi uno dei componenti viene meno i muri sono inevitabilmente molto fragili e le tempeste impetuose dell’esistenza possono fare crollare rovinosamente il tutto. In quest’epoca di pazzi, in cui trionfano disgustosi falsi miti di progresso, continua imperterrito questo insensato attacco alla famiglia come Dio l’ha voluta e vengono avanti nuovi diritti che mascherano vecchie schiavitù. Permettetemi una santa ira per la recente sentenza della corte costituzionale in merito alla storia dei cognomi. In nome e per conto di una parità inesistente, in un’assurda e patetica guerra tra i sessi, in un odioso mescolamento dei ruoli, arriva anche questo tassello finale che ha lo scopo dichiarato di disintegrare la famiglia patriarcale come se fosse la causa di ogni ingiustizia che serpeggia sulla terra. Incredibile che questi ciechi vengano a volerci fare la visita oculistica col fare dell’edotto professore con esperienza pluridecennale.

Dopo la guerra al maschio in quanto tale, sempre violentatore, maschilista, violento, aggressivo, a prescindere, arriva anche questa sciabolata finale che seppellisce definitivamente il ruolo paterno derubricandolo in una scatola di giochi di antiquariato. Quale male ci sia che a dare il cognome ai figli siano solo i padri francamente mi viene difficile capirlo. So bene che esistono casistiche particolari che potrebbero venire comode in alcuni situazioni, ma era proprio necessaria questa scem… ehm… sentenza? A chi giova? I figli ricordano benissimo il cognome della mamma, sino alla morte, è un tatuaggio indelebile impresso sulla pelle, quindi da figlio escludo totalmente che una simile idiozia possa influire sull’amore immenso ed eterno verso la mamma (che per altro, ironia della sorte, nel mio caso porta lo stesso cognome… Quindi per lorsignori sono un Annovazzi alla seconda…) Non avvantaggia nemmeno la donna come madre, discriminata nel suo ruolo alla stessa maniera, se non peggio, del papà del pargolo. Fondamentalmente non serve a nessuno se non a dare fiato a politiche antifamiliari e ad esaltare la retorica degli ideologi del politicamente corretto. La dittatura del pensiero unico non ammette controrepliche e vedo già la bava alla bocca dei sacerdoti dell’eutanasia, tronfi di un successo quasi insperato, di fronte a chi farà loro le dovute rimostranze. Vengono allo scoperto, con toni trionfalistici e post nauseabondi, anche coloro che pensano che i figli siano un diritto, e la vita umana si possa comprare alla pari di uno shampoo al market. Patetici e ridicoli. Ma, mi chiedo, perché dovremmo star dietro ai biechi egoismi di questi nuovi autoproclamati eletti? I problemi urgenti sono ben altri e arcinoti. La denatalità prosegue inarrestabile e non saranno queste pagliacciate petulanti a fermarla. So bene che gli italiani, come nel caso del testamento biologico, se ne faranno un baffo di sicotante idiozie però queste assurde sentenze cominciano a pesare di brutto, mi sanno tanto, da padre, di discriminazioni velate. Basta, per favore basta cretinerie simili! Lasciate stare i papà, lasciate stare le mamme! E giù le mani dai bambini, stop alla colonizzazione ideologica che rovina la mente di tanti giovani studenti e le annega in questo oceano di minchiate (scusate la parolaccia). Ai teorici del nuovo testamento massonico chiedo con forza di lasciare stare la famiglia e togliere il disturbo loro stessi se pensano che siamo troppi ed inquinanti sulla Terra. E se lo volete proprio sapere Io sono orgogliosissimo di portare il cognome di mio padre, di appartenere all’odiata famiglia in stile patriarcale, e me ne infischio delle vostre paccottiglie ideologiche. Anche perché noto a malincuore che dove trionfano queste nuove assurde mode viene avanti una società orribile, infelice e meno a misura d’uomo. Alle incattivite femministe, che magari sbraiteranno epiteti mostruosi verso le rimostranze del sottoscritto, dico di aprire gli occhi perché a mio modo di vedere mai la donna era stata così umiliata e degradata come in questo frangente della storia umana. E qualcuna addirittura mi sembra se ne compiaccia assai, basta farsi un giro sui vari siti web che ogni santo giorno compaiono sui social. In tante non solo sono felici di divenire “oggetto” ma addirittura sponsorizzano con enfasi pratiche ignobili, arrivando a far circolare video indottrinanti in cui esaltano nauseabonde azioni contro natura. Sarei felice di vedere altre battaglie signore mie. Per esempio mi piacerebbe vedere combattere le donne contro l’utero in affitto, sfruttamento iniquo del ventre materno e vero e proprio crimine contro l’umanità.

Desidererei veder guerreggiare le donne perché venga riconosciuto finalmente il loro gravoso lavoro di madri (anche in ambito educativo) con il reddito di maternità e non debbano così più sottostare a diktat lavorativi altrui con la scusa di doversi “realizzare”. Mi piacerebbe sentire da una voce femminile che il bambino nell’utero non è un grumo di cellule ma una creatura vera e propria con tutti i diritti di cui godono i già nati. Auspicherei conseguentemente di udire gridare dalla bocca di una donna un no deciso e forte alla soppressione degli innocenti tramite l’aborto. Ma tutto queste cose mi sembrano passate in secondo ordine e nascoste in un angolino remoto, quasi che prima venisse una ripicca capricciosa per futilità del tutto puerili. Ve lo scrivo col cuore, non fatevi ingabbiare in battaglie ridicole, non solo non ne vale la pena ma siete le prime a perdere. No, non voglio che torniate ad essere solo gli angeli del focolare, ci mancherebbe, voglio che le donne tornino a fare le donne. E gli uomini recuperino quella virilità perduta che era tipica dei loro padri e nonni, scrollandosi di dosso con grinta questa nomea di mostri solo perché hanno gli attributi. Chiedo troppo o nego qualche diritto a qualcuno? Non credo proprio, voglio solo che trionfi la cultura della vita e anneghi in una pozzanghera maleodorante tutto questa putrescenza inconsistente che ci porterà all’estinzione.

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02/05/2022
0912/2022
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