Chiesa

di Emilia Flocchini

Beata suor Maria Agostina Rivas López, martire con la carità del Buon Pastore

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Oggi, a La Florida in Perù, alle 10 ora locale, viene beatificata suor Maria Agostina Rivas López, suora della Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. La sua testimonianza passa per la vita data fino alle estreme conseguenze per i popoli nativi peruviani, oltre i contrasti e l’odio da parte di quanti, invece, pensavano che lei e le consorelle ottenebrassero le menti del popolo.

Come ha scritto il cardinal Baltazar Porras Cardozo, che presiederà la Messa col Rito della Beatificazione come inviato del Santo Padre, portare avanti i processi di beatificazione e riconoscere come martiri lei e altri (dopo suor Aguchita, vennero uccisi, sempre da uomini di Sendero Luminoso, i Beati Michał Tomaszek, Zbigniew Strzałkowski e Alessandro Dordi) non costituisce un sotterfugio o una scappatoia dal desiderio di fare giustizia:

«È la testimonianza trasparente del fatto che dare la vita per amore di Dio e del prossimo non è un delitto, bensì l’atto supremo di carità, sull’esempio di Gesù e di coloro che attraverso i secoli hanno riempito di nomi il martirologio romano».

Il cammino di suor Maria Agostina comincia il 13 giugno 1920 a Coracora, capoluogo della provincia di Parinacochas, nell’altopiano meridionale del Perù. Antonia Luzmila, questo il suo nome al secolo, è la maggiore degli undici figli di Dámaso Rivas e Modesta López. Impara presto a prendersi le proprie responsabilità nell’economia familiare, ma anche a vivere immersa nella natura, a contatto con uccelli, piante e animali da bestiame.

Intorno ai tredici anni parte, accompagnata da un sacerdote redentorista, per Lima, dove completa gli studi primari e, soprattutto, conosce la Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, fondata ad Angers nel 1835 da santa Maria di Sant’Eufrasia Pelletier e presente in Perù dal 1871.

Il 18 marzo 1942, dopo due anni di prenoviziato, Antonia Luzmila comincia il noviziato. Con la vestizione religiosa, cambia nome, ma più che col nuovo appellativo viene conosciuta, da tutti, col soprannome di Aguchita. Professa i voti temporanei l’8 febbraio 1945 e quelli perpetui dopo quattro anni esatti. Anche suo fratello César sceglie la vita consacrata, diventando Redentorista.

Dalla sua professione solenne e per i dieci anni seguenti, non ci sono documenti a suo riguardo. Di sicuro, sin dagli inizi della sua vita da religiosa, suor Aguchita non esita a incaricarsi dei lavori più semplici, difficili e a volte non richiesti. Comincia anche ad affinare le sue doti di ascolto, che la renderanno sempre più partecipe della vita delle persone di cui dovrà prendersi cura.

Nel 1960, mentre compie quello che nella sua Congregazione è detto “anno di probazione”, suor Aguchita segue una serie di conferenze spirituali. In un quaderno intitolato «Appunti personali», iniziato il 2 febbraio 1960, appunta le riflessioni che le sorgono dagli argomenti che ascolta. Sono perlopiù relativi al percorso delle religiose, ai consigli evangelici, ma anche ad aspetti che oggi vengono ritenuti fondamentali per una vita realmente santa, come l’ottimismo.

A tale riguardo, suor Aguchita scrive:

«Impara a sorridere nei tuoi giorni peggiori. Ridere è la testimonianza del controllo che hai su di te. Il sorriso è serenità e la serenità è un abito di vita eccellente. La persona ottimista avrà amici sinceri e collaboratori».

Nella stessa riflessione, datata 5 febbraio 1960, annota:

«Ridere è la migliore medicina. [...] Un sorriso si riceve sempre con gioia, come un raggio di luce, nella stanza di un malato».

Ripensa sicuramente a quelle parole quando viene incaricata del servizio infermieristico alle consorelle Contemplative del Buon Pastore, dal 1970 al 1975, preceduto da un corso d’infermieristica seguito nel 1966. Alle suore anziane e malate porta la sua esperienza di religiosa di vita apostolica, raccontando loro di tante donne abusate e sfruttate, di bambini lasciati a sé stessi: le altre imparano a tenerli nelle loro preghiere, ma anche a sostenerli nei bisogni materiali.

Ancora prima, tra il 1963 e il 1967, è responsabile della lavanderia intitolata a San Giuseppe e situata a Barrios Altos, che serve molte comunità religiose e anche qualche albergo. Coordina il lavoro delle suore e del personale esterno, regolarmente retribuito, del quale fanno parte anche molte ragazze a rischio. Si prende cura di loro e invita le altre suore a farsi rispettare con amore, ma anche a pregare per loro. È la prima a farlo, svegliandosi prestissimo e fermandosi in cappella in ogni momento libero: senza la preghiera, afferma, si sente come svuotata. Allo stesso modo, recita il Rosario in ogni suo spostamento.

Insieme alle donne e ai bambini, nella sua preghiera hanno grande spazio i sacerdoti. Nel quaderno sopra citato scrive raccomandando a Dio i sacerdoti della Cina, di Cuba, del suo Paese e di quelli che considera più “suoi”, compreso suo fratello padre César. Negli anni in lavanderia, lavora anche per le pulizie della Casa del clero, stimata e apprezzata per la sua discrezione.

Per suor Aguchita il lavoro è non solo mezzo di promozione sociale, ma anche di redenzione, come insegna la sua santa fondatrice. Con questo spirito inizia il servizio alla scuola gratuita intitolata al Bambino Gesù di Praga, a partire dal 10 marzo 1969. Tra il 1977 e il 1979, invece, insegna attività manuali presso la casa Regina della Pace a Salamanca (sempre in Perù). È diplomata in taglio e cucito, ma è anche un’abile cuoca: la sua specialità sono le caramelle toffees al latte e alle arachidi.

Nel 1988 accetta di partire per La Florida, un agglomerato di case nella valle di Yurinaqui, abitato da famiglie del popolo Ashaninka. Anche lì, suor Aguchita si fa amare per il suo intuito delicato, per il sorriso gentile, per la meraviglia con cui ammira ogni aspetto del creato. Le altre suore con cui collabora in un progetto di promozione della donna sono stimolate da lei e dalla sua saggezza.

Proprio mentre sta preparando i suoi famosi dolci insieme ad alcune bambine, il 27 settembre 1990, viene raggiunta da alcuni membri di Sendero Luminoso. Cercano la superiora, suor Celina Jugo, ma è fuori casa. Suor Aguchita viene costretta a uscire e portata sulla piazza principale di La Florida, dove i guerriglieri hanno radunato gli altri abitanti.

Uno degli aggressori legge una lista di nomi: Juan Pérez Escalante, Luis Pérez Marín, Pedro Pizarro, Efigenia Marín de Pérez, Jesús Marín de Pérez. L’ultimo a venire pronunciato è il suo. Si pone subito a difesa degli altri:

«Sono persone che non hanno fatto male a nessuno».

La risposta che riceve raggela gli animi:

«Che il tuo Dio ti salvi ora. Noi sgozzeremo il tuo Dio».

Ascoltando quelle parole, inizia a pregare con lo sguardo rivolto al cielo.

La violenza dei senderisti era iniziata proprio nello stesso periodo in cui lei aveva cominciato a vivere a La Florida. Influenzati da ideologie maoiste e marxiste, consideravano la religione come un mezzo per stordire i popoli e impedire il loro progresso. Le suore, poi, erano accusate di essere delle traditrici che, con la scusa di curare le persone, in realtà le manipolavano.

Suor Aguchita è l’ultima a cadere, colpita da cinque pallottole. Come le altre suore, aveva deciso di restare, per tentare di far vivere gli Ashaninka nel modo più tranquillo possibile. Era consapevole di essere ormai pronta al sacrificio e stremo, come dimostra la lettera scritta alla sua superiora provinciale l’8 settembre 1990:

«Per quanto riguarda l’aspetto spirituale, me ne sto andando velocemente, sembra che siano gli ultimi giorni della mia vita, quindi devo approfittare del tempo che vola, altrimenti mi presenterei a mani vuote nell’eternità».

I cadaveri delle sette vittime restano insepolti fino al giorno seguente, quando altri abitanti, fuggiti appena i senderisti hanno aperto il fuoco, li coprono con delle lenzuola. Il 28 settembre vengono seppelliti in fretta nel cimitero cittadino, ma quello di suor Aguchita è riesumato pochi giorni dopo per ordine della polizia giudiziaria. Le suore del Buon Pastore riescono a riottenere il corpo e, aiutate da un consulente legale, avviano le pratiche per la traslazione. I resti della religiosa hanno riposato nel cimitero Presbitero Maestro di Lima dal 6 ottobre 1990 fino al 2018, quando sono stati traslati nella chiesa di La Florida, intitolata a santa Rosa da Lima.

La fama di martirio ha accompagnato da sempre suor Aguchita, sin da prima dell’inchiesta diocesana, celebrata nel Vicariato Apostolico di San Ramón, nel cui territorio ricade La Florida, dal 4 al 16 ottobre 2017. Nel comunicato con cui la sua Congregazione aveva annunciato il suo assassinio, si legge:

«La nostra sorella ci mostra una via da seguire e ci parla di cosa può significare la fedeltà a un carisma di amore, accoglienza e riconciliazione».

Vale anche per i nostri tempi, per il suo Paese – è la seconda religiosa peruviana a essere beatificata – e per quanti scoprono la sua storia, contenuta nel volume Aguchita – Misericordia e giustizia, pubblicato in italiano da Velar.

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07/05/2022
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