Storie

di Nathan Algren

SRI LANKA - Alla ricerca della pace e della preghiera

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“Siamo in un momento molto triste e grave. La situazione è peggiorata: da anni stiamo chiedendo giustizia e trasparenza alla politica e ai legislatori. Ma il governo Rajapaksa ha distrutto il paese giorno dopo giorno, sottraendo denaro alla popolazione. Lunedì 9 maggio è stato un giorno triste. Un giorno nero per la storia della nazione. Ora abbiamo bisogno di preghiera, di pace e armonia per ricostruire dalle macerie un futuro prospero e pacifico”. E’ quanto dichiara all’Agenzia Fides p. Basil Rohan Fernando, sacerdote dell’Arcidiocesi di Colombo e Direttore Nazione delle Pontificie Opere Missionarie in Sri Lanka, raccontando la critica situazione sociale e politica nella nazione.

“Alcune settimane fa – spiega p. Fernando - vi è stato un momento cruciale. la gente è scesa in piazza, specialmente i giovani, con accanto i leader religiosi. La società civile ha protestato e in pochi giorni la protesta si è allargata a tutta la nazione: dappertutto, in ogni angolo del paese, i capi religiosi, i giovani, i cittadini si sono uniti e sono scesi in strada chiedendo pace, giustizia, e le dimissioni dei Rajapaksa che hanno portato il paese alla rovina”.

Ricordando i fatti della tragica giornata del 9 maggio, il sacerdote dice: “Abbiamo manifestato in modo pacifico per un mese. Poi i sostenitori del clan Rajapaksa, venuti da fuori città, si sono riuniti e hanno provocato la gente, per scatenare la violenza. Giovani e pacifici manifestanti sono stati attaccati da militanti in preda all’alcol, che hanno scatenato una piccola guerra civile e hanno seminato devastazione. La polizia non ha fermato gli scontri e poi l’esercito è intervenuto per calmare gli animi. La tensione era alta in tutti i distretti e alcuni cittadini, in preda alla rabbia, hanno attaccato le case dei ministri. Intanto leader religiosi di tutte le fedi si sono riuniti al Temple Trees e al Galle Face Green, confortando la e sostenendo la gente”.

Ora nelle strade della capitale dello Sri Lanka, Colombo, dopo la violenta giornata di scontri del 9 maggio, il cui tragico bilancio è di cinque morti, tra cui un parlamentare, e oltre 200 feriti, è tornata la calma ma la tensione sociale si avverte. Numerose case sono state date alle fiamme e feroci sono stati gli scontri tra sostenitori e detrattori della famiglia Rajapaksa, accampati da settimane in un sit-in permanente nella zona centrale della capitale (“Go Gota Gama”). Vi sono feriti in ospedale.

Il primo ministro Mahinda Rajapaksa si è dimesso nel tentativo di calmare gli animi e ieri l’esercito lo ha scortato fuori dalla capitale. I manifestanti riuniti davanti al cancello principale della sua residenza hanno lanciato bottiglie molotov. Con l’intervento dei militari, la situazione è tornata sotto controllo e ora Mahinda si trova con la sua famiglia in un luogo sicuro sconosciuto. Il fratello Gotabaya, rimasto al suo posto, deve ora decidere in che forma ridare un esecutivo al Paese evitando che la violenza torni nelle strade.

La crisi economica già in atto si è aggravata nell’ultimo mese: il 12 aprile scorso lo Sri Lanka aveva annunciato uno stop del rimborso del debito estero e, nell’annunciare il default, aveva dovuto accettare che la ristrutturazione del debito estero nazionale – che supera i 50 miliardi di dollari - venisse gestita dal Fondo monetario, il cui aiuto i Rajapaksa hanno sempre rifiutato.

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12/05/2022
2405/2022
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