Chiesa

di Emilia Flocchini

Tre parole per i nuovi Santi

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I pellegrini che hanno affollato Roma questa domenica per la canonizzazione di dieci nuovi Santi sono ormai tornati alle loro case, mentre le varie realtà ecclesiali coinvolte si stanno impegnando a far conoscere ancora di più il loro esempio, ora certificato dal giudizio ufficiale della Chiesa.

La Liturgia della Parola nella V Domenica del Tempo Pasquale, per il Rito Romano, offriva almeno tre aspetti che possono essere applicati a tutti e dieci, al di là dello spazio e del tempo, spesso differenti, in cui sono vissuti.

La Prima Lettura, in cui erano descritti i viaggi missionari di san Paolo e san Barnaba, presentava l’affermazione con cui essi esortavano a restare saldi nella fede i discepoli di Listra, Iconio e Antiochia: «perché - dicevano - dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

I dieci Santi hanno avuto, nelle loro vicende personali, una buona dose di tribolazioni, che li hanno schiacciati, ma mai sconfitti. San Tito Brandsma, nel suo impegno come assistente dei giornalisti cattolici dei Paesi Bassi, ha dovuto affrontarle in relazione ai contrasti col regime nazista, che iniziò a considerarlo “pericoloso”. I trasferimenti successivi all’arresto, nonché il peggioramento delle sue condizioni di salute, costituirono ulteriori tribolazioni, terminate solo quando l’iniezione di acido fenico pose fine ai suoi giorni terreni.

San Lazzaro, o Devasahayam se si preferisce il nome in lingua tamil, mentre era uno degli alti funzionari del maharaja di Travancore, finì col perdere tutti i suoi beni a causa di una cattiva amministrazione. Fu aiutato da Eustachius de Lannoy, ufficiale di marina francese, il quale gli raccontò la storia biblica di Giobbe: capì allora che la sofferenza poteva avere un senso se vissuta in affidamento al Dio dei cristiani: chiese quindi di essere battezzato secondo il rito latino della Chiesa cattolica. Il suo nuovo nome, sia nella lingua nativa sia nel corrispettivo ebraico, significa proprio “aiuto di Dio”.

San Cesare De Bus fu tribolato a partire dai cinquant’anni d’età, quando divenne totalmente cieco. Soffrì particolarmente quando capì che, per evitare inconvenienti, avrebbe dovuto smettere di celebrare la Messa. A padre Larme, che l’affiancava nei suoi ultimi anni, confidò di sentire di non aver rimesso nulla nella perdita della vista, ma anzi, di vedere con più chiarezza che non avrebbe amato null’altro all’infuori di Dio.

Le tribolazioni di san Luigi Maria Palazzolo sono invece di duplice natura: anzitutto, erano causate dai disagi affrontati per far vivere l’oratorio ai ragazzi poveri di Bergamo. Solo con l’aiuto finanziario di sua madre poté offrire una sede stabile, il nuovo oratorio di San Filippo Neri, nei pressi del quale andò a vivere una volta rimasto senza la madre. A questi problemi si aggiungevano le sofferenze che agitavano il suo carattere, specie quando aveva delle malattie serie. Alla fine, comunque, morì davvero confortato dai Sacramenti, nonché dall’approvazione diocesana delle Regole delle sue suore.

San Giustino Russolillo ebbe invece tribolazioni in molte fasi della sua vita, a cominciare da quando non gli fu permesso di entrare in Seminario perché non poteva pagarsi la retta: ci riuscì grazie alla tenacia di sua madre e al sostegno di un benefattore. Quando poi aveva iniziato a dare corpo a quella promessa che aveva formulato il giorno dell’ordinazione sacerdotale, ossia che avrebbe fondato un’opera per la promozione delle vocazioni, si vide ostacolato, ma tutto si risolse con l’arrivo del nuovo vescovo di Pozzuoli. Altre questioni lo preoccuparono negli anni delle due visite canoniche ai Padri e alle Suore Vocazionisti. Fu grande il suo rendimento di grazie quando le accuse che avevano condotto alle visite decaddero, portando al riconoscimento pontificio per entrambi i rami.

Neanche l’avventurosa vicenda di san Charles de Foucauld fu esente da tribolazioni, neppure quando, a circa ventott’anni, fu sicuro di aver trovato quel Dio che pregava senza nemmeno conoscerlo. La sua continua inquietudine lo portò a cercare forme di vita sempre più radicali, passando per la Trappa, fino alla scelta di vivere accanto ai popoli del Sahara. Solo per loro accettò di poter essere ordinato sacerdote, ottenendo una dispensa speciale per poter celebrare la Messa da solo, fatto impossibile all’epoca.

Santa Marie Rivier, invece, fu segnata da problemi fisici avvenuti a causa di una caduta, quando aveva appena sedici mesi. Dopo la guarigione, avvenuta dopo lunghe preghiere alla Vergine della Pietà venerata a Montpezat, chiese di poter essere ammessa nel monastero dove aveva studiato, ma fu respinta proprio a causa della sua salute, rimasta gracile. Anche il contesto storico in cui visse, segnato dalla rivoluzione, causò tribolazioni a lei e ai cattolici francesi più in generale: fu per questo che fuggì a Thueyts, luogo in cui nacquero le Suore della Presentazione di Maria.

Santa Maria Francesca di Gesù, al secolo Anna Maria Rubatto, sperimentò tribolazioni sin dall’inizio del suo impegno come superiora delle Terziarie Cappuccine di Loano (poi Suore Cappuccine di Madre Rubatto), a causa di Maria Elice, la quale aveva avuto l’idea di fare vita comune con altre Terziarie. Di fronte alle intemperanze di quest’ultima, cercò di mantenere l’unità nel gruppo di consacrate, per continuare a essere un cuore solo e un’anima sola. Non le mancarono nemmeno quando il suo Istituto cominciò a espandersi, fino ad arrivare in America Latina. In Brasile, nel 1901, si verificò un fatto doloroso: ad Alto Alegre, furono uccisi dagli indigeni sette suore, quattro frati Cappuccini e due terziari. Madre Francesca avrebbe voluto essere al loro fianco: si consolò pensando che le sue figlie avevano vissuto le estreme conseguenze della loro consacrazione religiosa.

Figlia di San Francesco come lei fu santa Maria di Gesù, nata Carolina Santocanale, la quale, prima di appagare il suo desiderio di consacrazione, patì per i contrasti tra suo padre, contrario, e sua nonna. Una grave malattia la condusse a ripensare allo stile da assumere: non la vita contemplativa, ma quella attiva, a beneficio dei poveri di Cinisi. Negli anni seguenti visse molti dolori, sia per la perdita dei suoi familiari, sia per i contrasti col suo direttore spirituale, sia per problemi di salute. A tutto questo si aggiunse, anche nel suo caso, la visita canonica, causata dal suo modo di governare, ritenuto troppo materno.

Infine, a santa Maria Domenica Mantovani accadde di affrontare una tribolazione di non poco conto: la morte del fondatore delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, don Giuseppe Nascimbeni. Era stata sua fedele collaboratrice sin dal suo arrivo nella parrocchia di Castelletto di Brenzone, di cui divenne poi parroco: da lui attinse da lui ogni possibile insegnamento per la buona conduzione dell’Istituto. Lei stessa, durante l’ultima malattia di don Giuseppe, deperì a tal punto da aver bisogno di cure mediche: si riprese solo quando riconobbe in suor Fortunata Toniolo il sostegno per portare avanti la missione ricevuta da Dio mediante quel sacerdote, che la Chiesa onora come Beato dal 1988.

La seconda parola è “tenda”, tratta dalla Seconda Lettura, dal libro dell’Apocalisse. Un proverbio tuareg recita: «Allontanate le vostre tende, ma avvicinate i vostri cuori». L’aveva ben presente san Charles de Foucauld, che più di una volta celebrò la Messa sotto una tenda, spostandosi e tenendo il cuore sempre vicino alle persone a cui voleva essere fratello.

Tenda di Dio con gli uomini sono anche gli istituti fondati, cofondati, di cui facevano parte o ispirati all’insegnamento di queste figure. Le Suore delle Poverelle di san Luigi Maria Palazzolo hanno ricevuto dal fondatore il compito di “avvolgersi” (lui usava proprio questo verbo) con i poveri, vivendolo spesso fino al dono totale di sé. Le Suore Cappuccine di Madre Rubatto, definite “missionarie del popolo minuto”, continuano a operare soprattutto nella scuola e nell’assistenza ospedaliera, come le Suore della Presentazione di Maria. I Padri Dottrinari si occupano d’istituti scolastici e di parrocchie, col metodo catechistico elaborato da san Cesare De Bus.

I Padri Vocazionisti e le Suore Vocazioniste, cui si uniscono le Apostole Vocazioniste della Santificazione Universale, nate queste ultime dopo il transito di san Giustino Russolillo, continuano a occuparsi delle vocazioni, specie di quelle ostacolate per i più disparati motivi; le suore hanno anche degli asili d’infanzia. I venti gruppi riconosciuti della Famiglia Spirituale Charles de Foucauld realizzano il suo desiderio di fondare degli istituti di “piccoli fratelli” che condividono la medesima vita dei poveri, sostenendosi col proprio lavoro a livelli anche molto umili.

Le Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes, oggi come ai tempi di santa Maria di Gesù, s’impegnano a saziare la fame materiale e spirituale dei poveri nel mondo. Le Piccole Suore della Sacra Famiglia, all’attività educativa, affiancano l’accoglienza di minori, adolescenti e donne in situazioni di disagio, ma anche di anziani e disabili, e si offrono per il servizio nelle parrocchie, lo scopo originario pensato dai fondatori.

Il Priore Generale dell’Ordine Carmelitano, padre Míċeál O’Neill, nel suo messaggio ai confratelli per la canonizzazione di san Tito Brandsma, dichiara che anche in questo tempo cruciale della Storia, nel quale l’umanità continua ad affrontare questioni difficili come guerra, violenza, disuguaglianza, i Carmelitani continuano a porre la loro fiducia nella grazia e nella misericordia di Dio, come il loro confratello martire. Neanche san Lazzaro ha fondato istituti o congregazioni, ma il suo esempio è ben presente a molte suore di nazionalità indiana, che non hanno voluto mancare alla sua canonizzazione.

La terza parola, “amore”, con le variazioni nel verbo “amare”, costituisce il comandamento nuovo compreso nelle confidenze di Gesù nell’Ultima Cena, raccontate nel capitolo 13 del Vangelo di Giovanni. Efficacemente papa Francesco ha sintetizzato la testimonianza di tutti in questo punto della sua omelia:

«Servire il Vangelo e i fratelli, offrire la propria vita senza tornaconto – questo è un segreto: offrire senza tornaconto –, senza ricercare alcuna gloria mondana: a questo siamo chiamati anche noi. I nostri compagni di viaggio, oggi canonizzati, hanno vissuto così la santità: abbracciando con entusiasmo la loro vocazione – di sacerdote, alcuni, di consacrata, altre, di laico – si sono spesi per il Vangelo, hanno scoperto una gioia che non ha paragoni e sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia. Questo è un santo o una santa: un riflesso luminoso del Signore nella storia».

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17/05/2022
2909/2022
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