{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} PARAGUAY - I Vescovi: L’indipendenza della Patria sarà completa con l’unità

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di Nathan Algren

PARAGUAY - I Vescovi: L’indipendenza della Patria sarà completa con l’unità

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L’indipendenza della Patria non sarà completa né sarà possibile, senza l’amore tra fratelli paraguaiani simile all’esempio di Gesù” scrive Monsignor Adalberto Martínez Flores, Arcivescovo della Santissima Assunzione, Presidente della Conferenza Episcopale Paraguaiana, in un lungo messaggio pubblicato in occasione del 211° anniversario dell’Indipendenza nazionale dalla Spagna, il 15 maggio 1811.

Ricordando che circa il 90 per cento della popolazione si dichiara cristiana, l’Arcivescovo sottolinea che “la realtà sociale e politica del Paraguay ci interpella come cristiani”, in quanto il paese è segnato dalla violenza in molte forme, dall’emigrazione, dalla povertà, da corruzione e impunità. “Le istituzioni democratiche sono deboli; la presenza e l’azione del narcotraffico e della criminalità organizzata è in aumento” prosegue, sottolineando che “un Paraguay come questo, fa molto male, e lo sottopone a molteplici catene che lo tengono prigioniero e la Patria dei Sogni può diventare un incubo, che richiede nuovi eroi patriottici per mantenere e approfondire l’impresa dell’Indipendenza che ricordiamo oggi”. Monsignor Martínez Flores esorta quindi “tutti i cittadini e tutti gli abitanti del territorio nazionale, qualunque sia la loro nazionalità”, a non permettere che sia loro rubata la gioia o la speranza, e ad accettare le sfide affinché nasca un nuovo Paraguay.

Monsignor Adalberto Martínez Flores esorta a proporsi “orizzonti che guidino il nostro camminare insieme, nella sinodalità, verso un Paese nuovo, veramente indipendente, per la felicità del nostro popolo”. Attraverso il dialogo e il consenso, si può costruire un progetto nazionale: “il Paraguay che vogliamo e di cui abbiamo bisogno”.

Il Presidente della Conferenza Episcopale sottolinea che pensare a un futuro diverso, richiede una profonda conversione, i cambiamenti strutturali “iniziano con cambiamenti di mentalità, atteggiamenti e pratiche culturali che ostacolano la realizzazione del bene comune”. Affronta quindi una serie di temi: i giochi di potere economico e politico sulla scena mondiale che influenzano profondamente il paese; la corruzione, pubblica e privata, che danneggiare la nostra fiducia e spreca le risorse destinate a migliorare le condizioni di vita della gente, specialmente dei settori vulnerabili, dei contadini e delle popolazioni indigene; la democrazia deve essere rafforzata, le autorità siano onesti servitori del bene comune, governando secondo i diritti fondamentali; c’è bisogno di vedere l’altro come un fratello, anche se lui la pensa diversamente da noi. La società è caratterizzata dalla diversità in tutte le aree; la diversità arricchisce, l’omogeneità impoverisce.

In Paraguay diverse istituzioni della sfera pubblica si sono dichiarate pro-vita e pro-famiglia, “questo è molto buono, ma insufficiente” evidenzia l’Arcivescovo, invitando “a tradurre questa dichiarazione di intenti in gesti coerenti”, a prendersi cura della famiglia, dei nostri figli, degli adolescenti e delle persone vulnerabili, proteggendole da ogni tipo di abuso. “L’istruzione e la cultura sono le chiavi dello sviluppo delle persone e della società” prosegue, denunciando la povertà di larga parte della popolazione nonostante il paese produca cibo sufficiente per tutti.
“Desta profonda preoccupazione lo sviluppo della criminalità organizzata, del narcotraffico e dei gruppi radicali” prosegue Monsignor Martínez Flores, citando il brutale omicio del procuratore Marcelo Daniel Pecci Albertini: “Questo abominevole crimine non deve essere considerato come un caso isolato, è una ferita mortale nel cuore di tutti i paraguaiani… La Chiesa sostiene che la priorità non dovrebbe essere data solo all’aumento delle misure legislative o delle forze dell’ordine, ma anche a un’adeguata attenzione alla popolazione e alle condizioni di vita, di salute, di istruzione e di lavoro”.

Nella conclusione il Presidente della Conferenza Episcopale sottolinea: “non si può costruire la Repubblica, la Nazione e la Patria senza cittadini onesti”. Il nuovo Paraguay, la Patria dei Sogni, “deve basarsi su un progetto nazionale fondato sulla dignità della persona umana e sul bene comune, con una politica nazionale di solidarietà e fraternità, al di là delle ideologie e degli interessi dei partiti e dei gruppi di potere”

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18/05/2022
0412/2022
S.Giovanni Damasceno

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