Storie

di Nathan Algren

Cina e tratta di matrimoni

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Continua a crescere il numero di donne cambogiane vittime della tratta per essere date in sposa a uomini in Cina. A denunciarlo è un nuovo rapporto della Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC).

“Il numero di ragazze e donne che si spostano dalla Cambogia alla Cina per matrimoni forzati o combinati è aumentato dal 2016 e ha subito un’ulteriore impennata dall’inizio della pandemia da Covid-19 nel primo trimestre del 2020”. Pur essendo possibile che vi siamo situazioni in cui si tratta realmente di una scelta consensuale, il rapporto ha raccolto la testimonianza di un numero crescente di donne che hanno riferito di essersi trovate in ambienti violenti o pericolosi una volta in Cina.

Come in tutti i contesti di tratta, il traffico di spose verso la Cina è guidato dalla domanda, alimentata dalla famigerata politica del figlio unico rimasta in vigore in Cina fino al 2015: combinata con la pratica dell’aborto selettivo, ha creato uno squilibrio di genere in età oggi da matrimonio con una carenza di donne.

Il traffico di spose è in atto già dagli anni ‘80, ma ha registrato un aumento significativo a partire dal 2000, quando la prima generazione nata sotto questa politica è diventata maggiorenne. Secondo il rapporto della GI-TOC i trafficanti di spose sul mercato cinese riescono a guadagnare tra i 20mila e i 40mila dollari per ogni matrimonio. “Alcune donne - si legge nella denuncia - vengono ingannate promettendo loro un lavoro in Cina; ad altre viene detto che hanno bisogno di un certificato di matrimonio per poter accedere a lavori ben retribuiti (cosa che non avviene); altre ancora vengono ingannate e vendute da familiari, parenti e conoscenti in cambio di una somma forfettaria o della promessa di un buon matrimonio e di una vita migliore in Cina”.

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19/05/2022
0407/2022
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