Chiesa

di Emilia Flocchini

Beato don Luigi Lenzini, una voce che grida ancora

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«O Gesù, vorrei dare tutto il mio sangue, tutta la mia vita per riparare le ingratitudini, le freddezze, le profanazioni con le quali tanti e tanti contraccambiano il vostro amore: ma poiché non posso far tanto accettate, o Gesù, in riparazione gli umili ossequi che io vi rendo in quest’ora».

Così invitava a pregare, nell’Ora di Adorazione da lui composta, don Luigi Lenzini, parroco di Santa Maria Assunta a Pavullo nel Frignano, precisamente nella frazione di Crocette, in provincia di Modena e diocesi di Modena-Nonantola.

Come spesso accade, questi pii desideri sono stati messi alla prova dei fatti: attraverso una morte violenta, che la serietà della Chiesa ha accertato essere avvenuta in odio alla fede, il sangue di don Luigi è stato effettivamente versato, nel tentativo di mettere a tacere la sua voce.

Tuttavia, come il biblico Abele, anche lui ha continuato a gridare attraverso il suo sacrificio. Per questo oggi è stata celebrata la sua beatificazione, in Piazza Grande a Modena, presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre.

Don Luigi nasce il 28 maggio 1881 a Fiumalbo, in provincia di Modena, e viene battezzato tre giorni dopo, il 31 maggio, nella chiesa parrocchiale del suo paese, dedicata a san Bartolomeo Apostolo. I suoi genitori, Angelo, di professione “dottor legale”, e Silvia, sono profondamente cristiani.

Frequenta le elementari nelle scuole annesse al Seminario di Fiumalbo, dove continua gli studi dal ginnasio (corrispondente alle nostre secondarie inferiori e ai primi due anni delle superiori) fino al secondo anno di Teologia: ha infatti capito di dover diventare sacerdote. Segue gli ultimi due corsi di Teologia presso il Seminario metropolitano di Modena: nel Duomo della stessa città viene ordinato sacerdote il 19 marzo 1904.

Il suo primo incarico come cappellano, ossia viceparroco, è nella parrocchia di Casinalbo di Sèstola, per due anni. Nel 1906, con la stessa mansione, viene trasferito a Finale Emilia. Subito comincia a operare perché i giovani non si lascino convincere dalle ideologie materialiste portate avanti, ad esempio, dal Partito Socialista. Uno dei fondatori, Gregorio Agnini, è proprio di Finale Emilia: quando tiene dei comizi, viene affrontato in piazza dallo stesso don Luigi, che dialoga, ma allo stesso tempo resta fermo nelle proprie posizioni.

Le sue responsabilità aumentano: dal 1912 al 1921 è rettore della parrocchia di Roncoscaglia, una piccola frazione, quindi, dal 1921 al 1937, parroco a Montecuccolo. È di quest’ultimo periodo la stesura dell’Ora di Adorazione, pensata per accompagnare l’Adorazione Eucaristica da lui istituita per la terza domenica del mese. Segue uno schema in quattro parti: Adorazione, Ringraziamento, Riparazione (da cui è tratta la frase in apertura), Domanda.

Non è l’unico scritto edito durante la sua vita. Compone infatti anche tre opuscoli: per invitare a riflettere sul vizio della bestemmia (Bestemmi?), ma anche per convincere delle verità della fede (Ragioniamo un poco; Pensate).

Lo stile pacato e cordiale con cui li stende è caratteristico anche del suo modo d’incontrare i fedeli e quanti, in chiesa, non pensano proprio a mettere piede, ma accettano di giocare a carte con lui o di bere un bicchiere di vino. La preparazione con cui pensa ai contenuti dei suoi opuscoli si nota anche nelle sue omelie: sferzanti quando occorre, persuasive, incoraggianti.

Pensando di dover abbracciare quello che ai suoi tempi è definito “lo stato di vita più perfetto”, comincia a riflettere se entrare tra i Redentoristi, seguendo le orme del suo direttore spirituale. Solo nel 1938 ottiene il permesso di partire per Roma, anche se non più dove pensava, ma tra i Chierici Regolari Minori, vale a dire i Caracciolini.

Resta per breve tempo, perché, anche a causa dell’età avanzata, sarebbe stato accolto come religioso converso. Sei mesi dopo, dunque, rientra in diocesi, a disposizione come assistente spirituale nel sanatorio di Gaiato.

Il 26 gennaio 1941 compie il solenne ingresso nella parrocchia di Crocette, dopo aver ottenuto la nomina il 14 precedente. Non cambia il suo stile sacerdotale ed è anche attento all’aspetto amministrativo, come attestano gli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi di Modena negli anni del suo servizio.

Quelli, però, sono anche i tempi in cui va concludendosi la seconda guerra mondiale e in cui la guerriglia partigiana, particolarmente d’impronta comunista, imperversa in tutta la regione. Per don Luigi non ci sono nemici o distinzioni di parte: offre rifugio anche ad alcuni partigiani che, ancor prima, sono giovani della sua parrocchia.

In generale, gli abitanti dei villaggi di montagna restano attaccati alle loro tradizioni secolari e non accettano proposte rivoluzionarie come quelle comuniste. In reazione a questi comportamenti, inizia una campagna sistematica in cui la Chiesa, le sue istituzioni e i suoi insegnamenti vengono dileggiati e screditati. Vengono colpiti in modo speciale i sacerdoti e, tra essi, quelli più preparati culturalmente e spiritualmente.

Don Luigi, come agli inizi del suo ministero, è preoccupato per i giovani e per le famiglie, che vede minacciati dall’ideologia. Quando predica non fa mai nomi, né di partiti né di persone: condanna invece i concetti che vede in aperto contrasto con quanto insegna Gesù nel Vangelo. Sa di essere in pericolo: più volte riceve minacce, in modo diretto, come quella volta in cui gli viene recapitata una lettera minatoria. In risposta, la mostra dal pulpito e dichiara:

«Mi hanno imposto di tacere, mi vogliono uccidere, ma il mio dovere debbo farlo anche a costo della vita».

Continuano ad arrivargli avvertimenti simili: se avesse continuato con prediche di quel tono, l’avrebbero “fatto morire colle scarpe ai piedi”, cioè non nel suo letto. Non per questo smette la sua predicazione franca e sincera, mentre i comunisti di Pavullo, che continuano a tenerlo d’occhio, sono sempre più convinti di avere a che fare con “un prete da togliersi dalla spesa”, vale a dire da eliminare fisicamente. La decisione di procedere arriva quando anche le parrocchie vicine vengono raggiunte da lui per motivi di predicazione: appare sempre più un ostacolo.

La notte del 21 luglio (giorno in cui ricorre la sua memoria liturgica) 1945, intorno alle 2, un gruppo di sconosciuti bussa alla porta della canonica, chiedendo di don Luigi: vogliono che venga a portare i Sacramenti a un ammalato. Svegliato dalla domestica, la manda a rispondere che ha già visitato la persona in questione quella sera stessa e che ha promesso di tornare, ma non prima della mattina seguente.

È chiaramente un tranello: gli sconosciuti entrano in canonica approfittando di una scala a pioli e mettono in fuga la domestica, sua figlia e la nipotina. Don Luigi cerca subito aiuto: tenta di suonare le campane, ma nessuno osa avvicinarsi alla chiesa, perché gli aggressori sparano a vista sul piazzale della chiesa; quindi lo raggiungono sul pianerottolo del campanile.

Una settimana dopo, viene trovato, semisepolto in una vigna non lontana dalla canonica, il suo cadavere, in avanzato stato di decomposizione. Dall’autopsia risultano evidenti i segni di torture, oltre che di un colpo di pistola alla nuca. Il 30 aprile 1945 viene celebrato il suo funerale, dopo il quale viene sepolto nel cimitero comunale di Pavullo.

Due anni più tardi, risulta chiaro il movente dell’uccisione: nelle sue prediche, don Luigi ha messo in guardia dal fatto che, come riferisce un testimone, «si arriverà un giorno che le donne non potranno più battezzare i loro bambini». Alcuni esponenti del PCI di Pavullo, quindi, hanno deciso di passare alle vie di fatto.

Viene arrestata una decina d’imputati; tra costoro, un giovane che durante la guerra era stato nascosto da don Luigi e uno che conosceva bene le sue abitudini. Le reticenze e le testimonianze contraddittorie delle persone coinvolte portano, nel 1949, nel processo presso la Corte d’Assise di Modena, all’assoluzione, in maggior parte per insufficienza di prove.

Don Luigi ha continuato a essere commemorato e considerato un martire, ma la sua causa è stata avviata solo quando è stato possibile considerare i fatti intorno alla sua uccisione senza interpretazioni distorte dall’uno e dall’altro schieramento.

Grazie al lavoro del “Comitato per la beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio don Luigi Lenzini”, nato nel 2008, è stato possibile cominciare le fasi preliminari della causa, la cui inchiesta diocesana si è svolta dal 18 giugno 2011 al 24 novembre 2012: hanno deposto anche testimoni con ricordi dell’epoca del presunto martirio, mentre altri hanno attestato il perdurare della fama di santità e di martirio del sacerdote. Gli atti dell’inchiesta diocesana sono stati convalidati il 23 gennaio 2015.

Il Decreto sul martirio, la cui promulgazione è stata autorizzata da papa Francesco il 27 ottobre 2020, arriva dopo i pareri favorevoli da parte dei consultori storici, il 13 novembre 2018, dei teologi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, il 27 febbraio 2020, e dei cardinali e dei vescovi membri della stessa Congregazione, il 20 ottobre dello stesso anno.

I resti mortali di don Luigi, che nel 1978 erano stati traslati in una nuova cappella nel cimitero di Pavullo, dal 2002 riposano nella chiesa di Crocette. Lo scorso 13 maggio si sono concluse le operazioni della ricognizione canonica, al termine delle quali le sue spoglie, dalla parete laterale destra, sono state collocate in un pilastro in marmo, situato sotto l’altare maggiore.

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27/05/2022
2909/2022
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