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di Nathan Algren

Iraq: il ritorno dei cristiani

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Circa il 50 per cento delle famiglie che avevano lasciato l’Iraq con l’invasione da parte dell’ISIS del sedicente Stato Islamico hanno fatto ritorno nel Paese, giustificando così un cauto ottimismo delle organizzazioni internazionali per il ritorno dei cristiani nel Paese del Golfo.

I numeri sono stati dati in una videoconferenza internazionale tenuta da Aiuto alla Chiesa che Soffre il 9 maggio. Durante la conferenza si sono analizzati possibili scenari positivi per il ritorno di cristiani in Iraq, ovviamente se ci saranno garanzie di sicurezza, opportunità di lavoro e opportunità educative per i bambini.

Con l’invasione dell’ISIS da parte della pianura di Ninive nel 2014, circa 120 mila cristiani sono dovuti fuggire, in un esodo che aveva messo a rischio la stessa presenza cristiana nel Paese.

Tuttavia per Regina Lynch, esperta dell’organizzazione umanitaria in Iraq, ci sono buone ragioni per un po’ di speranza, considerando che il 50 per cento delle famiglie è rientrato a partire dal 2017 e che Aiuto alla Chiesa che Soffre ha investito circa 50 milioni di euro per il rimpatrio e la ricostruzione.

Quando si parla di cristiani in Iraq, non ci sono dati precisi, ma stime. Si diceva fossero 1,3 milioni nel 2003, poi si stimava che la cifra fosse crollata a 300 mila nel 2015 e oggi si pensa che siano da 150 mila a 250 mila.

Lunch ha anche notato che, nel 1900, i cristiani in Iraq era il 6,4 per cento della popolazione, solo il 2 per cento nel 2005, l’1 per cento nel 2015, e la previsione per il 2025 è che saranno solo lo 0,6 per cento della popolazione.

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27/05/2022
0112/2022
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