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di la redazione

Intervista di Mirko De Carli sulla nomina del cardinale Zuppi

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Abbiamo ai nostri microfoni il consigliere Mirko De Carli, che, ricordo ai nostri ascoltatori, è consigliere nazionale del Popolo della Famiglia, consigliere nazionale Anci e candidato a sindaco nel paese di Riolo Terme. Benvenuto, buongiorno.

Buongiorno, buongiorno a voi e buon lunedì.

Allora, con te oggi vogliamo commentare la nomina del cardinal Matteo Maria Zuppi alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana.

Bé, personalmente innanzitutto è motivo di gioia, è motivo di grande commozione per il legame affettivo che mi lega appunto a don Matteo – come amo chiamarlo e come confidenzialmente vado ad interloquire con lui settimanalmente. È motivo di gioia perché conosco il percorso personale del cardinale, perché ho avutomodo, da quando è diventato arcivescovo di Bologna, di poter condividere con lui tante esperienze in comune, e credo che sia la persona adatta per poter assumere questo importante incarico in anni estremamente difficili per la presenza dei cristiani nel sociale e anche in politica in Italia.

Allora, lui fu nominato a Bologna dopo Caffarra…

Sì, esattamente, nel 2016…

Che lavoro ha fatto in quegli anni?

Ma…io mi candidai allora a sindaco a Bologna e quindi erano anni in cui ero impegnato attivamente nel capoluogo della nostra regione, e avevo un rapporto particolarmente strutturato col compianto cardinal Caffarra, il quale conosceva benissimo il mio impegno politico prima del Popolo della Famiglia e anche poi con il Popolo della Famiglia, e fece conoscere, diffondere il messaggio anche che portammo di cristiani impegnati in politica in quegli anni. Quando lasciò e divenne arcivescovo emerito a Bologna, e arrivò Zuppi, è chiaro che fu un cambio radicale. Non in termini di valori, perché i valori sono sempre gli stessi - la Chiesa ce lo insegna -, ma in termini di stile, di approccio, di modo con cui mettersi in relazione con la comunità bolognese e con tutte le sue sfaccettature. E devo ammettere che è stata una rivoluzione anche per me, perché è stata l’occasione, l’opportunità di rimettere in discussione il mio modo di fare politica, il mio modo di rapportarmi col territorio. Ed è nato, a partire dal suo insediamento, un rapporto costante che ci vede in dialogo sistematicamente ogni tot settimane, e che ci vede appunto in un confronto, nel rispetto dei ruoli, capace di orientare un impegno, politico nel mio caso ovviamente, capace di ascoltare i bisogni soprattutto di chi soffre di più. Devo dire che don Matteo ha incarnato questa attenzione al bisogno delle persone che soffrono ed è stato sempre vicino a tutti coloro che soffrivano, a tutti coloro che avevano un problema, a tutti coloro che hanno un disagio. Ha proprio questo modo di praticare la solidarietà in maniera pienamente cristiana, quindi con la carità compiuta. E devo dire che è uno stile che incarna anche papa Francesco e quindi credo che sia pienamente in linea con la scelta di indicarlo a Presidente della Cei.

Quali sono i suoi tratti salienti, a tuo dire?

Mah…innanzitutto l’umanità. È una persona che accoglie senza pregiudizi; nel senso che comunque noi venivamo da storie diverse, magari nel nostro incontro - parlo del nostro rapporto personale perché può essere un termine di paragone interessante – potevamo avere elementi in cui potevamo trovarci a confrontarci. E invece devo riconoscere che è stato uno scoprirsi uniti sotto tante dimensioni, senza neanche saperlo, in maniera immediata, spontanea, diretta. Quindi una capacità di accogliere l’altro straordinaria. Un’intelligenza nel leggere la realtà davvero unica, nel senso che mi ricorda molto - forse un paragone molto forte, forse lui lo vivrà con un rossore nel viso – però mi ricorda molto san Paolo VI, il cardinal Montini, cioè ha questa grande capacità di leggere la società, di leggere i cambiamenti, i mutamenti della società, e di aiutare quei cristiani che hanno il desiderio, in alcuni casi la vocazione, di servire la comunità – e in questo caso chi fa politica naturalmente in primis – attraverso un’intelligente lettura della realtà, non solo astratta, come tante volte purtroppo capita di leggere la realtà attraverso valori astratti, ma in maniera molto carnale, molto vissuta, molto concreta. Quindi, è stato capace in questi anni a Bologna di indicare soluzioni, di indicare strade, di praticare opzioni che poi sono diventate strumenti con cui le amministrazioni anche pubbliche si sono adoperate. E poi non ha paura di mettersi in discussione. E quindi non gli interessano le etichette, non gli interessano le eventuali polemiche che possono nascere da scelte o dialoghi che ha messo in campo con mondi diversi e distanti. Gli interessa solamente raggiungere e perseguire un unico obiettivo, che è quello di servire chi ha bisogno e servire chi soffre.

È un uomo di mediazione in questo senso?

Sì, è un uomo di grande mediazione, assolutamente sì. Non è un uomo che mette davanti il valore astratto al bisogno della persona. No, è capace di prendere il valore, e noi cristiani naturalmente ne abbiamo tanti iscritti nella nostra storia, e di immergerlo nella realtà. E naturalmente poi si plasma, poi si modella, cambia. Cambia non nel senso, ma cambia nella forma con cui si realizza, e quindi tante volte non è stato capito. Iol’ho difeso ad esempio sulla questione del tortellino, se vi ricordate, quando propose il tortellino senza carne di maiale, e fu attaccato perché sembrava un “vilipendio” alla tradizione bolognese…Venni a dire che non c’era nessun vilipendio della tradizione bolognese, era una scelta che era stata presa non da lui e che naturalmente era un modo anche attraverso cui rendere possibile l’abbracciare le tradizioni della nostra terra anche a chi per sua storia, per sua identità, per sua scelta religiosa certe cose non le poteva fare. Io credo che in questo, ripeto, don Matteo sia un uomo di una profonda intelligenza e ha insegnato tanto a tutti noi.

A parte Bologna, nasce a Roma ed è stato quasi sempre a Roma…

Sì, è legato alla storia importante della comunità di sant’Egidio, quindi all’amico Riccardi, ha vissuto a Roma dove è stato vicario della diocesi di Roma per tanti anni, ma ha girato il mondo perché è stato in missione, soprattutto nei paesi più sofferenti del mondo per tanti anni. Ha questa vocazione internazionale, che è propria anche della comunità di sant’Egidio, ha quest’attenzione in particolare agli ultimi e anche a quelli che abbiamo comunemente chiamato, in un dialogo che abbiamo fatto con lui e Mario Adinolfi, i “penultimi”, cioè coloro che magari non finiscono nelle cronache perché non sono i diseredati, ma che oggi rischiano di essere alla soglia dei diseredati, e tanti in Italia ne abbiamo, basta vedere le fila alla Caritas di tanti italiani che non ce la fanno più. E poi è un uomo di grandi relazioni, cioè se noi giriamo per l’Italia ma anche fuori dall’Italia, il cardinal Zuppi è conosciuto nella Chiesa e fuori dalla Chiesa, da tantissimi e da tanti mondi, e questo è un valore aggiunto in un’epoca in cui, dopo Giovanni Paolo II e con papa Francesco in particolar modo, la Chiesa è sempre di più protagonista globale e di relazioni internazionali, e quindi credo che abbia tutte le carte in regola per assumere questo incarico.

Va bene, va bene, poi magari fra qualche tempo torneremo a commentare e vedremo come andrà questa nuova esperienza. A me non rimane che ringraziarti. Ringraziamo il consigliere Mirko De Carli. Grazie.

Grazie a voi e…sicuramente sarà interessante guardare il suo lavoro perché, ripeto, non sarà un lavoro rivolto solo all’interno della Chiesa, ma sarà un lavoro che darà stimoli, spunti e occasioni di confronto stimolanti soprattutto per i mondo fuori dalla Chiesa. Quindi, attenzione…! Grazie

https://www.radioradicale.it/scheda/670002/la-nomina-del-cardinale-matteo-maria-zuppi-alla-presidenza-della-conferenza-episcopale?fbclid=IwAR22Q_pkGNFxANjGVJ0IzAyUupUvN04WdIIMu1WOVGfNfQxm28t_PiO4rVU

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02/06/2022
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