{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} MAGAGNE E LETIZIE DELL’ARS POLITICA

Politica

di Fabio Annovazzi

MAGAGNE E LETIZIE DELL’ARS POLITICA

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Se dovessi fermarmi alle apparenze e alle soddisfazioni personali avrei dovuto appendere la politica al chiodo da molto, ma molto, tempo. Anche se dai l’anima e sputi sangue per il bene comune rimarrai sempre un inetto per i bulli del cornuto in servizio permanente effettivo. Vero che spesso nessuno è profeta in patria, e sono tante le Nazareth moderne, però calunnie, offese gratuite al limite della diffamazione, minacce (fisiche e verbali), sarcasmi stupidi, pretese irrazionali, gente che invade la tua privacy ogni ora e ogni momento, tempo strappato agli affetti familiari in riunioni per lo più futili, un sacco di quattrini sprecati e gettati letteralmente alle ortiche (per una moltitudine di ingrati) cominciano a pesarmi sulla gobba di brutto. Penso spesso in cuor mio che questo coacervo perfetto di “gentili” interessi personali ricevuti nei lunghi anni di amministratore comunale scoraggerebbe anche la pazienza di un Giobbe giunto all’ultimo stadio di santità e ormai pronto a varcare le soglie del Paradiso. Non sono qui a fare piagnistei o a versare lacrime inutili, ci mancherebbe, non è nel mio stile, e poi mica me lo ha prescritto il medico di gettarmi nell’agone della cosa pubblica ventiquattro anni orsono. Non pensiate che mi spaventino nemmeno le critiche, anzi sono uno sprono a fare di più e meglio quando sono realmente costruttive. Idem con patate per i tanti sagaci che mi mantengono con i piedi per terra: devo ringraziarli solennemente perché elencandomi con puntualità i miei numerosi difetti mi aiutano a mantenere quell’umiltà necessaria per non spiccare voli che mi vedrebbero sfracellare al suolo dopo pochi secondi. Però, riflettevo in questi giorni, certe volte si va oltre il limite umano del sopportabile e il vaso è stracolmo sino all’orlo, quasi tracimante. Non è bello essere divenuto la valvola di sfogo dei miasmi di una selva di pusillanimi senza spina dorsale che aspettano l’occasione propizia per rifilarti un fendente alla Bruto. E mi è sempre più difficile capacitarmi, neanche contorcendomi la mente, di gente con cui non parli da anni che ti si rivolge con fare minaccioso e irriverente, mancandoti di rispetto in maniera spudorata, mentre tu invece avevi iniziato a interagire in maniera affabile, del tutto ignaro della turbe psicologiche che annebbiavano la mente dell’interlocutore. “Lo salutano male forse perché sanno tutto di lui, o almeno ne sanno una loro versione” cantava Ligabue nel brano ‘I duri hanno due cuori’ del 1993. A me sembra di constatare che qualcuno il cuore ce l’ha pieno di astio e rancore senza alcun motivo, così per partito preso, e mena sciabolate a destra e sinistra per sfogare un feroce odio recondito. Meglio quindi lasciar stare onde evitare peggioramenti, però l’amarezza di fondo rimane inalterata lasciandoti un velo di tristezza. Cosa rara la gratitudine, cosa comune il suo esatto contrario. Così come è davvero deprimente, desolante direi, doversi ogni volta rapportare con persone che sembrano vivere in un mondo immaginario, lontano mille miglia dalla realtà della nostra disabitata periferia esistenziale di montagna. Probabilmente irretiti dal tropo tempo trascorso dinnanzi a schermi indottrinanti taluni hanno completamente perso di vista l’orizzonte che li circonda. Pensano di essere al centro del mondo, in una grande città piena di servizi, non si rendono conto che a cinquanta chilometri da noi c’è gente che neanche conosce l’esistenza del nostro paesello. Emblematico il fatto che stanno sempre a pigliarsela con i pochissimi che cercano in ogni modo di darsi da fare, e sono sempre solerti a puntare il dito quando hanno finalmente scovato la pagliuzza dell’amministratore locale. Farebbero pena, il problema è che fanno anche proseliti, in un mondo in cui ormai è prassi comune sparare nel mucchio politico così a casaccio sicuri dell’impunità. E’ il nuovo sport nazionale sempre più alla moda, che ha scavalcato per adepti persino il calcio. Lo vado ripetendo da tempo che presto faremo fatica a trovare sindaci per i paesi, e non solo nelle nostre micro realtà vallari di montagna. Chi te lo fa fare di essere sempre dinnanzi ad un plotone di esecuzione pronto a impallinarti appena anche per sbaglio fai un passo falso? Chi è quel sadomasochista che vuole autopunirsi con un devastante cilicio simile? O sei un idealista, o guardi oltre queste piccolezze mirando ad un obbiettivo più alto, altrimenti prima o dopo la spugna la getti per forza, ne sono oltremodo convinto, è troppo sfiancante. Occorrerebbe una visione più serena della ars politica, con meno preconcetti e più voglia di darsi da fare per il prossimo, ma vallo a spiegare a chi cura unicamente il proprio orticello recintandolo col filo spinato. Decisivo attualmente è non rimanere soli, ma avere sempre qualcuno al fianco che sappia incoraggiarti e spronarti, regalandoti anche quelle soddisfazioni che la folla osannante Barabba certo non ti darà mai e poi mai. Nel mio caso personale di politico comunale da lunga data ho trovato sponde in gente umile e spesso anziana, da cui non mi sarei aspettato riconoscimenti neanche lontanamente.

Probabilmente la saggezza dell’età avanzata fa leggere bene nei cuori e fa capire quando uno ha amore vero per il proprio paese o finge solamente per tornaconto. E, perdonatemi il piccolo impeto spocchioso, mi sembra di non avere nulla da dimostrare in merito. Ora siamo giunti ad un ennesimo bivio elettorale, uno dei tanti vissuti nell’ultimo quarto di secolo. Sono serenissimo e convinto di avere fatto, pur nei miei grandissimi limiti, quanto potevano le mie misere forze. Non credo che ci saranno imboscate o particolari problemi dal responso delle urne, ma ovviamente mi affido alla volontà popolare che è sempre sovrana anche se a volte sgradita. Perché va bene essere idealisti, e spesso lottare contro i mulini a vento, però occorre accettare la realtà delle cose anche quando non vanno nel verso giusto. Qualcuno mi ha chiesto recentemente come reagirei nell’ipotesi remota di un eventuale sconfitta, anche se magari solo parziale. Sto combattendo questa ennesima battaglia con tutte le carte che ho a disposizione, certissimo di non avere incresciose sorprese, ma l’onta di una clamorosa disfatta, o una vittoria di Pirro, con dei perfetti estranei venuti unicamente a mungere visibilità mediatica (e hanno ottenuto il loro scopo perfettamente) non riuscirei proprio a digerirla neanche col Maalox. L’ho già detto e lo ripeto qui per iscritto: nell’ipotetico, e speriamo remoto, caso in cui dovessi perdere anche solo uno dei consiglieri che vuole entrare con me (e con l’altra lista locale vincente) in amministrazione rassegnerei immediatamente le mie irrevocabili dimissioni, scuotendo anche la polvere da sotto i calzari. Non c’è nulla di peggio di un innamorato quando si sente tradito, meglio che cambi aria. Questa è una scelta razionale, lucidissima, non dettata da pericolose emozioni del momento, ed è meglio metterla subito in chiaro sin da ora, anche se tastando il campo quotidianamente mi sembra un avvenimento del tutto inverosimile che può essere catalogato con tranquillità nel campo dei brutti sogni. Voglio ringraziare concludendo tutti gli amici pidieffini e del paese che con spirito encomiabile mi stanno supportando e sopportando; qualcuno sembra quasi misticamente pronto a ogni mia richiesta o ordine e mi commuove sino alle lacrime, perché è un aiuto fondamentalmente che non meritavo per nulla. Solo grazie a voi non ho gettato la spugna, mi siete di grande conforto nei momenti difficili in cui sono affranto. Non faccio nomi, so già che sbadatamente dimenticherei qualcuno di sicuro e non me lo saprei perdonare. Grazie davvero dal profondo del cuore e avanti senza paura convinti di aver fatto il proprio dovere, così semplicemente come gli evangelici servi inutili.

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09/06/2022
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