Politica

di Mario Adinolfi

UNO SU CENTO

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La tabella racconta nel dettaglio l’esito delle elezioni del 12 giugno 2022 secondo i dati del ministero dell’Interno per il Popolo della Famiglia. Non è una nostra tabella, è una tabella ufficiale, che peraltro sconta qualche errore a nostro danno. A Desenzano la nostra percentuale finale è 0.88%. A Avola, città di oltre trentamila abitanti, il nostro simbolo è stato denominato nei tabulati “no gender nelle scuole”, ma è esattamente il simbolo del PdF e ha raccolto il 4.3%; a Monfalcone dove abbiamo eletto in consiglio comunale la nostra Maria Ambrosi la sua lista civica ha preso il 23%; a Oristano situazione analoga con l’1.8%; a Paternò con il 3.1%. Insomma applicando la media ponderata della tabella siamo nettamente sopra l’1%, abbiamo triplicato il risultato delle europee e raddoppiato quello delle politiche. Abbiamo rafforzato la nostra pattuglia di eletti nelle istituzioni con altri cinque consiglieri comunali pidieffini e siamo decisivi in molti ballottaggi.

Un italiano su cento, insomma, ritiene che il Popolo della Famiglia sia il migliore partito italiano. Forse lo credono anche altri, ma non ci votano perché attratti da partiti più forti o dall’astensione. Ma per me quell’uno su cento appare un risultato letteralmente entusiasmante: se salgo su un frecciarossa con 13 vagoni sono statisticamente certo che se è pieno sta trasportando una decina di nostri elettori e chissà quanti nostri simpatizzanti. Il tutto senza denari, senza aiuto dai media, senza sedi, in una elezione amministrativa che premia tradizionalmente le relazioni personali locali che noi spesso non abbiamo perché siamo un partito giovane e per mettere su le liste ci diamo una mano e va bene la provenienza da qualsiasi città. Nonostante tutti questi limiti, nonostante un’offerta politica infinitamente più potente della nostra, uno su cento sceglie noi. Non è un miracolo? Non è un regalo di nostro Signore?

Lo è e dobbiamo metterlo a frutto. Un dono è stato anche lo zero a Ventotene: improvvisamente tutto il sistema mediatico si è accorto di noi, è bastato farsi una foto con il cane (abbiamo anche noi le nostre malizie). Da tre giorni il Corriere della Sera cita il Popolo della Famiglia, con foto. Secondo statistica a Ventotene avrei dovuto prendere, un voto su cento espressi, quattro voti. Ma con quattro voti niente foto e titoli. Zero è stato il regalo di Dio per questo partito e per me. Mi consente di chiedere a chi ci legge (e oggi sono tantissimi): come mai un italiano su cento ritiene che il Popolo della Famiglia sia il miglior partito che esista in Italia? E come dobbiamo impiegare questo 1%?

Sul come mai la risposta è semplice: gli italiani sanno perfettamente chi siamo, sanno per cosa ci battiamo, conoscono bene le nostre idee e i nostri programmi, uno su cento riconosce che le priorità che indichiamo sono le vere priorità del Paese a partire dall’unica vera ricetta (il reddito di maternità) contro il cancro della denatalità che ci mangerà tutti per arrivare all’impianto valoriale complessivo di ispirazione cristiana che siamo i soli a rivendicare pienamente e con forza, con concretezza, con proposte precise che sono conseguenti.

Come dobbiamo impiegare l’1%? I nostri iscritti all’ultima assemblea nazionale dell’11 e 12 dicembre 2021, ribadendo questa volontà con la manifestazione di piazza del 5 marzo 2022, hanno scelto di lavorare alla costruzione dell’area vasta dell’opposizione al governo Draghi in vista della sfida elettorale delle politiche per evitare che i fautori di politiche antipopolari tornino al potere anche nel 2023. Meloni è all’opposizione del governo Draghi ma deve abbandonare i rapporti con i partiti governisti se vuole capeggiare questo fronte. Se non lo farà, comunque una serie di esperienze alternative ai poli esistente si stanno radicando: Popolo della Famiglia, Italexit, Alternativa, comunisti di Rizzo, amici di Francesca Donato, Ancora Italia, Movimento 3V, Uniti per la Costituzione. Alle elezioni del 12 giugno le varie realtà si sono annusate, ma poiché noi leader siamo tutti primedonne, difficilmente si sono aggregate. Io che sono un po’ cane di strada come il mio Ludwig ho chiesto si dirigenti locali di dare massima disponibilità alla costruzione di alleanze: ne abbiamo fatte con Ancora Italia a Desenzano e a Monza, con Italexit a Cuneo, Palermo e Jesi. Proprio Jesi è un caso emblematico senza il nostro 1% il partito di Paragone non sarebbe riuscito a portare in consiglio comunale il candidato sindaco: uniti abbiamo centrato un 4.2% che significa sbarramento superato e ingresso nelle istituzioni. Ancora più interessante il caso di Cuneo dove a Italexit e Popolo della Famiglia si sono aggiunte altre 4 liste alternative e si è arrivati al 6.7%.

Credo che l’area vasta delle liste alternative possa partire da quel 6.7% e arrivare in doppia cifra. Con questi numeri si entra tranquillamente in Parlamento. Ora Gianluigi Paragone, Marco Rizzo, Francesco Toscano, Francesca Donato, Pino Cabras, Maria Rita Granato, Luca Teodori, Diego Fusaro, Ugo Mattei, Davide Barillari devono decidere se vogliono passare alla storia per un rassemblement che terremoterebbe gli equilibri politici italiani e sbarrerebbe il passo al Draghi bis che tutti i poteri costituiti agognano di veder regnare per un quinquennio dal 2023, oppure vogliono naufragare coltivando ognuno il proprio orticello e le proprie idiosincrasie personali. Anche io ne ho, anche il Popolo della Famiglia ne ha, ma le mettiamo da parte per costruire un cartello di forze che hanno un minimo comune denominatore: l’opposizione al governo Draghi. Mettiamoci insieme a andiamo a squassare le prossime elezioni politiche. Poi mi dedicherò con Ludwig alla riconquista di Ventotene.

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15/06/2022
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