Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Il Papa invita la comunità internazionale ad aiutare il popolo birmano

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Il Papa, dopo la preghiera mariana, ha rivolto il pensiero all’amata terra del Myanmar per sottolineare il dolore di tante persone:

“Giunge ancora dal Myanmar il grido di dolore di tante persone a cui manca l’assistenza umanitaria di base e che sono costretti a lasciare le loro case perché bruciate e per sfuggire alla violenza.

Dunque l’appello in comunione con la chiesa locale:

Mi unisco all’appello ai vescovi di quell’amata terra perché la comunità internazionale non si dimentichi della popolazione birmana, perché la dignità umana e il diritto alla vita siano rispettati, come pure i luoghi di culto, gli ospedali, le scuole e benedico la comunità birmana in Italia oggi qui rappresentata”.


Decine di chiese, comprese le chiese cattoliche negli Stati di Kayah e Chin, sono state distrutte da attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria mentre migliaia di persone, compresi i cristiani, sono sfollati o in fuga nella vicina India. Almeno 450 case – secondo quanto riporta l’agenzia cattolica di informazione UcaNews – sono state date alle fiamme dalle truppe della giunta negli storici villaggi cattolici di Chan Thar e Chaung Yoe nella regione di Sagaing nel corso dell’ultimo mese circa. La Conferenza episcopale denuncia lo stato di ansia e la mancanza di sicurezza in cui si trovano le persone, “in particolare gli anziani, i disabili, i bambini, le donne e i malati”. I vescovi esprimono anche la loro gratitudine “ai sacerdoti, ai diaconi, alle religiose, ai catechisti e ai volontari che cercano di sostenere e assistere i civili che fuggono in luoghi più sicuri”. Solo quattro giorni fa, la chiesa cattolica di St. Matthew è stata bruciata. È una chiesa parrocchiale di Dognekhu, comune di Phruso, Stato di Kayah. A farlo sapere all’agenzia Sir è stato padre Francisco Soe Naing, cancelliere della diocesi di Loikaw. “I terroristi legati alla giunta sanno solo come distruggere le proprietà delle persone e bruciare case e villaggi”, dice. “Non sappiamo se ci sono i feriti. Penso che nessuno sia rimasto nel villaggio. Tutti devono fuggire all’attacco di uomini della giunta: altrimenti vengono brutalmente uccisi. Sappiamo che i parrocchiani e il parroco di quella parrocchia vivono da mesi nella giungla poiché non è sicuro vivere nel villaggio”. Il territorio della parrocchia di Dognekhu comprende 6 villaggi. Nella parrocchia esistono 473 case cattoliche dove vivono 512 famiglie cattoliche. Vi risiedono circa 2.560 fedeli cattolici. Due sacerdoti, 6 catechisti e 10 “assistenti permanenti” stanno servendo il popolo di Dio nella parrocchia.

I vescovi cattolici del Myanmar hanno pubblicato, in settimana, in lingua inglese un comunicato al termine della loro assemblea generale per esprimere preoccupazione per la situazione di fragilità in cui vivono migliaia di civili a causa dell’instabilità politica e del conflitto. “La dignità umana e il diritto alla vita non possono essere mai violati”, hanno scritto i presuli. “Chiediamo con forza il rispetto per la vita e per la sacralità dei luoghi di culto, degli ospedali e delle scuole”. Secondo i dati delle ong, dall’inizio del colpo di Stato del 1° febbraio 2021, più di 1.929 civili sono stati uccisi e 11.000 arrestati e secondo l’Unchr, più di 800.000 sono gli sfollati interni. Anche negli ultimi mesi, la giunta militare ha continuato a prendere di mira le chiese e le sue istituzioni. La Conferenza episcopale incoraggia sacerdoti, suore e cattolici a continuare a fornire assistenza umanitaria alle persone che “stanno affrontando difficoltà senza precedenti a causa dell’attuale situazione politica” senza fare alcun tipo di discriminazione. I vescovi chiedono con forza che si lavori per la “giustizia, la pace e la riconciliazione”, facilitando “l’accesso umanitario alle persone sofferenti e agli sfollati interni al fine di fornire loro l’assistenza umanitaria di base di cui necessitano”. E concludono: la Conferenza episcopale “è al fianco dei civili e continuerà a sostenere i bisogni delle persone indipendentemente dalla loro fede, razza ed etnia”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

20/06/2022
2806/2022
Sant'Ireneo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

La Cei e la catastrofe antropologica

La prolusione di Bagnasco passa in rassegna una serie di leggi e ddl che costituiscono una ferita mortale la famiglia. Che via d’uscita indica la Chiesa italiana?

Leggi tutto

Chiesa

Parlando con Papa Francesco di ritorno dalla Colombia

L’ l’incontro con il (primo) ministro Gentiloni è stato un incontro personale e non su questo argomento. È stato prima di questo problema, che è venuto fuori alcune settimane dopo. … Secondo: io sento
il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore sui migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è: primo, un cuore aperto, sempre, anche per un comandamento di Dio, ricevere, perché “tu sei stato schiavo”, migrante, in Egitto. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa?
Primo: quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, (ma) integrare. Ho visto esempi qui in Italia di integrazione bellissima. Sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti. Una, era l’ultima, la guardavo: ma questa faccia la conosco. Era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me in aereo, ha imparato la lingua, studiava biologia nella sua patria, ha fatto l’equiparazione (equipollenza), e ora continua. Questo si chiama integrare. In un altro volo, tornavamo dalla Svezia, ho parlato della politica di integrazione di quel Paese come un modello. Ma anche la Svezia ha detto con
prudenza: il numero è questo, più non posso, perché c’è pericolo di un eccesso.
Terzo: c’è un problema umanitario. Quello che lei diceva. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni nel deserto? Ho visto delle fotografie, gli sfruttatori. Credo, ho l’impressione, che il governo italiano sta facendo di tutto per lavori umanitari di risolvere anche problemi che non può assumere. Ma: il cuore sempre aperto, prudenza e integrazione, e vicinanza umanitaria. E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa. C’è nell’inconscio collettivo nostro un motto, un principio: l’Africa va sfruttata. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano in quel caso. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che
ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare.Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere”.

Leggi tutto

Società

Parla Hadjadj: «La società del comfort totale è suicidaria»

Il problema sta nel clima spirituale della nostra epoca, intessuto di un superbo efficientismo.

Leggi tutto

Chiesa

Ecce Quaresima

La parola “Quaresima” deriva dal termine anglosassone “Lencten”, che significa primavera. Nella maggior parte delle lingue romanze, slave e celtiche viene tuttavia usato un derivato della parola latina
“quadragesima”, che si riferisce al “40°” giorno prima della Pasqua.

Leggi tutto

Chiesa

Al via a Budapest il Congresso Eucaristico Internazionale

Con la Messa del cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, si è aperto il congresso eucaristico internazionale, l’evento che chiama tutta la Chiesa a riflettere sul tema: “Sono in Te tutte le mie sorgenti”.

Leggi tutto

Chiesa

La Chiesa opera per la pace

Ci sono “nuove interpretazioni dei diritti umani” e “in molti casi, i ‘nuovi diritti’ non solo contraddicono i valori che dovrebbero sostenere, ma vengono imposti nonostante l’assenza di consenso internazionale”. Lo ha dichiarato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, in un videomessaggio all’Assemblea generale dell’Onu.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano