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di Roberto Signori

Dopo il nuoto, è il turno del rugby: trans banditi dai Mondiali

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La decisione della Lega rugby, come detto, arriva all’indomani della risoluzione votata dalla Federazione internazionale di nuoto (Fina) che ha escluso gli atleti trans dalle gare d’élite femminile. Sul tavolo, in questo caso, c’è al vaglio la proposta di creare una categoria ad hoc, per chi non si identifica nel proprio sesso biologico. Il presidente della World athletics, Lord Coe, ha dichiarato alla Bbc che tutti gli sport dovrebbero seguire l’esempio del nuoto, specificando di essere pronto a discutere l’adozione di una nuova politica di inclusione più equa per tutte le parti in gioco.

Per quanto riguarda il rugby, il ban ai giocatori trans si applicherà alla Coppa del Mondo che si terrà in Inghilterra in ottobre, coinvolgendo squadre provenienti da Australia, Brasile, Canada, Isole Cook, Inghilterra, Francia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea. «L’IRL continuerà a lavorare per sviluppare una serie di criteri, basati sulle migliori evidenze scientifiche possibili, che bilancino equamente il diritto di ogni individuo di partecipare alle competizioni, con la sicurezza di tutte le partecipanti».

Nelle linee guida pubblicate sul proprio sito web, World rugby stabilisce che i giocatori trans non possono giocare a rugby femminile «a causa delle loro dimensioni, della forza e dai vantaggi fisici conferiti dal testosterone durante la pubertà e l’adolescenza», fattori che creano rischi per l’incolumità delle giocatrici donne.

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22/06/2022
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