Politica

di Raffaele Dicembrino

Israele verso il quinto voto in tre anni

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Israele si prepara a tornare al voto, ancora una volta. L’attuale governo, al cui interno sono rappresentati ben otto partiti comprese forze di sinistra e della destra nazionalista, non è in grado di andare avanti. A prendere la decisione sono stati il primo ministro israeliano, Naftali Bennettm, e il ministro degli Esteri, Yair Lapid, annunciando che nel corso della prossima settimana il Parlamento voterà sullo scioglimento della Knesset. Se il voto dovesse passare, come da accordi presi a inizio legislatura, Lapid diventerebbe primo ministro ad interim, per traghettare però il Paese verso nuove elezioni. I due leader israeliani hanno spiegato di aver “esaurito le opzioni per stabilizzare” l’eterogenea coalizione di maggioranza, che dallo scorso mese in realtà è divenuta minoranza parlamentare.

Cosa ha portato allo scioglimento?

La decisione di Bennet di cui – secondo i media israeliani – né il ministro della Difesa né quello degli interni erano a conoscenza, è stata accolta con sorpresa nei corridoi della Knesset. Ma che il governo fosse in bilico era cosa nota a tutti: nato con un solo seggio in più rispetto all’opposizione, l’esecutivo aveva perso la maggioranza in parlamento a maggio, passando da 61 a 60 seggi su 120. Il vero ‘schiaffo’ è arrivato però agli inizi di giugno quando l’aula ha rigettato il ‘West Bank bill’, il provvedimento – rinnovato ogni cinque anni fin dal 1967 – che estende le leggi di diritto israeliane ai residenti degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. La mancata approvazione è stata un duro colpo per il governo, il cui scioglimento determinerà ora una proroga automatica del disegno di legge. A traghettare il paese verso il voto – come stabilito negli accordi di governo in cui per la prima volta partecipava un partito arabo islamista – sarà il centrista Lapid, attuale ministro degli Esteri. Sarà lui – con ogni probabilità – ad accogliere il prossimo 13 e 14 luglio il presidente americano Joe Biden in visita in Medio Oriente. Un passaggio non scontato, agevolato dal comportamento ‘responsabile’ di Bennett ma che non tutti in Israele vedono di buon occhio. E che qualcuno, come l’ex premier Netanyahu, potrebbe cercare di mandare a monte.

L’ACCADUTO

Aprile 2019. Israele andava al voto, ma mai avrebbe pensato che nei tre anni seguenti le urne sarebbero state aperte altre quattro volte. Quella a cui va incontro il Paese è infatti la quinta tornata elettorale in poco più di tre anni. L’attuale legislatura, la cui fine è stata annunciata nelle scorse ore, si sarebbe dovuta concludere tra poco più di un anno, nell’agosto 2023, per dare forma all’annunciata staffetta tra Bennett e Lapid. Il governo Bennett, infatti, si era insediato esattamente un anno fa, il 13 giugno 2021. Fin da subito era apparso fragile, con la maggioranza legata ad un solo seggio. Un parlamentare in più rispetto all’opposizione, con la maggioranza che da un mese, in realtà, non era neanche più tale nei numeri.

In Italia tutto questo sarebbe impossibile causa poltronite!

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23/06/2022
0407/2022
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