Politica

di Nathan Algren

Focsiv: la guerra e il fenomeno delle terre accaparrate

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E’ sempre più diffuso il drammatico fenomeno dell’accaparramento delle terre da parte dei grandi gruppi di interesse a discapito dei popoli originari e della comunità locali più vulnerabili. E’ quanto emerge nella V edizione di “I padroni della Terra. Rapporto sull’accaparramento della terra 2022: conseguenze sui diritti umani, ambiente e migrazioni”, ideato e redatto da Focsiv – Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontariato, e presentato al Senato della Repubblica italiano. “Presupposto delle cinque edizioni del Rapporto – si legge nella presentazione del documento - è la consapevolezza che la terra, soprattutto quella fertile e l’acqua salubre, sono risorse che si stanno esaurendo, in un mercato globale che tutto fagocita con un modello sviluppista ed estrattivista”.

Il Rapporto mette subito in risalto gli aspetti più recenti del fenomeno del land grabbing, acuito dalla guerra in Ucraina che ha avuto forti ripercussioni sui sistemi alimentari soprattutto in Medio Oriente e in Africa. Un impatto giunto anche in Europa e nel resto del mondo, l’assenza di semi di girasole, prodotti in gran quantità in Ucraina, ha infatti portato ad una maggiore richiesta di altri oli vegetali in sostituzione (come l’olio di palma) e quindi a una maggiore domanda di terra con degrado di ecosistemi in Paesi come Indonesia e Malesia.

Secondo l’analisi della Focsiv, la guerra, sommata alle crisi ambientali generate dai cambiamenti climatici, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ed energetici, fomentati anche dalla speculazione finanziaria, può far crescere la corsa alla terra, che avviene soprattutto tra attori pubblici e privati appartenenti ai sistemi geopolitici più potenti, “che ora entreranno ancora più in competizione per accedere e controllare risorse strategiche”. Il documento riporta i dati raccolti della banca dati di Land Matrix, il sito che raccoglie informazioni sui contratti di cessione e affitto di grandi estensioni di terra, secondo cui sono 91,7 milioni di ettari le terre che sono state accaparrate, in questi ultimi 20 anni, a danno delle comunità locali, dei contadini e dei popoli nativi. Questo fenomeno si concentra in alcuni paesi: il più coinvolto è il Perù con 16 milioni di ettari, a questo seguono a distanza il Brasile e l’Argentina, l’Indonesia e la Papua Nuova Guinea, mentre in Europa orientale vi è l’Ucraina, e nel continente africano il Sud Sudan, il Mozambico, la Liberia e il Madagascar. I principali paesi investitori e accaparratori sono soprattutto quelli “occidentali” più ricchi dal Canada (quasi 11 milioni di ettari) alla Gran Bretagna, passando per gli Stati Uniti (quasi 9 milioni di ettari), la Svizzera e il Giappone. Seguono le nuove grandi economie come la Cina (5,2 milioni di ettari) e l’India assieme ai Paesi emergenti come la Malesia (4,2 milioni di ettari) e sede di imprese multinazionali come Singapore (3 milioni di ettari). Brasile e Russia sono contemporaneamente obiettivo di accaparramenti esteri ma anche investitori sul loro territorio.

Lo studio coglie anche un altro nuovo aspetto del fenomeno, ovvero come la digitalizzazione stia facilitando le operazioni di accaparramento attraverso la creazione di registri e certificazioni digitali. Le nuove tecnologie informatiche appaiono piegate agli interessi di privatizzazione e finanziarizzazione dei terreni. Mentre Facebook diventa uno spazio per il commercio illegale della terra. Attualmente la digitalizzazione non sembra sostenere i diritti alla terra delle comunità contadine. Dunque sia sul piano sociale che ambientale gli impatti sono negativi. I benefici per le popolazioni locali sono scarsi, mentre le conseguenze negative alimentano violenza, espulsioni, latifondismo e disuguaglianze. Solo il 15% delle comunità ha dato un consenso libero e informato, sperando che le promesse di compensazione e di opere sociali e infrastrutturali vengano adempiute.

Drammatica anche la land grabbing, è quello della deforestazione per lo sfruttamento delle risorse naturali. Circa 11,1 milioni di ettari di foreste tropicali sono andati persi nel 2021, a favore dell’espansione delle grandi piantagioni monocolturali. Le conseguenze sono molteplici: perdita della biodiversità e dei relativi servizi ecosistemici, espulsioni delle popolazioni native e contadine, insicurezza umana e nuove tensioni. La dinamica principale raccontata in un apposito capitoli è la seguente: la colonizzazione rurale apre spazi per lo sfruttamento delle risorse naturali, ove si innesta l’estrattivismo delle grandi imprese che provoca l’espulsione dei popoli indigeni dalle foreste. Il risultato finale è la deforestazione con la sostituzione dei popoli indigeni con coloni e imprese che impoveriscono la biodiversità e la vita. Mentre i popoli indigeni diventano “scarti” nelle bidonvilles.

Il Rapporto di quest’anno offre anche un’analisi sugli attori dell’accaparramento, che vede sotto i riflettori da un lato il ruolo delle banche pubbliche di sviluppo (BPS) legate alle grandi imprese estrattive, e dall’altro quello delle organizzazioni terroristiche e criminali, che sollecitano l’opera dei difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Le banche pubbliche di sviluppo finanziano operazioni di investimento di multinazionali (per la produzione di bioetanolo e olio di palma) fortemente contestate dalle popolazioni locali mentre le organizzazioni terroristiche rendono instabili molte aree del Sahel a discapito di contadini e comunità locali.

Infine il documento traccia l’orizzonte delle azioni e della proposte per la difesa del diritto alla terra delle comunità e dei popoli indigeni, che ha bisogno di un governo dei sistemi alimentari multilaterale che li metta al centro, per una pacefondata sulla giustizia e la salvaguardia del creato. Il Rapporto analizza in particolare tre processi: quello sulla sicurezza alimentare, quello delle Conferenze delle Parti (COP) delle Nazioni unite sul clima e sulla biodiversità; e quello dell’Unione europea per una legge di dovuta diligenza. Focsiv indica quindi 10 raccomandazioni che vanno nella direzione di una ristrutturazione del sistema alimentare internazionale, in modo tale che possa sostenere il diritto alla terra delle comunità contadine e dei popoli nativi, tra queste l’importanza di ridare forza al Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare; sostenere le lotte dei movimenti sociali, i difensori dei diritti umani, coinvolgendo le Chiese locali; aumentare gli impegni degli Stati nella COP27 per ridurre le emissioni di carbonio; stabilire un nuovo Quadro globale sulla biodiversità; introdurre nei trattati commerciali e degli investimenti clausole vincolanti per il diritto alla terra delle comunità locali; accelerare il negoziato sul Trattato ONU su diritti umani e imprese; investire lo 0,7% del pil per la cooperazione allo sviluppo e promuovere che l’Agenzia italiana si doti di un programma per l’agroecologia; Promuovere che la Cassa Depositi e Prestiti si doti di un meccanismo indipendente di accesso alla giustizia per le comunità locali e promuovere la coerenza delle politiche riguardo il diritto alla terra dei piccoli contadini e dei popoli indigeni.

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29/06/2022
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