Società

di la redazione

VIVA I MASCHI, ABBASSO WONDER WOMAN

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Letteralmente vuol dire donna meravigliosa. Nata come fumetto, è stata una serie televisiva, poi un film, poi un altro film, l’ultimo è del 2017. L’adorabile signora, Diana Prince, è nata nel 3000 avanti Cristo, è direttamente figlia di Giove, ha passato la sua plurimillenaria vita su un’isola piena di fanciulle vecchissime e sempre verdi ad addestrarsi all’uso delle armi bianche. Se qualcuno ci avesse mostrato una massa di culturisti che passano secoli ad addestrarsi senza mai farsi una birra e senza mai cercarsi una donna, il ridicolo sarebbe stato evidente, ma alle donne tutto è concesso.

Le matrone combattono solo, mai una canasta, mai due chiacchiere mentre si fa la maglia, mai sognare un uomo che ti tenga tra le braccia mentre gli poggi la testa sulla spalla. Diana possiede uno scudo di 30 cm di diametro, e forte del suo scudo risolve la Prima Guerra Mondiale. Grazie allo scudo esce dalle trincee, sola e praticamente il mutande, corona e poco altro, e avanza mentre tutto l’esercito tedesco le sta sparando addosso, perché tutti stanno sparando sullo scudo, con notevole mira, e nessuno pensa di spararle in un ginocchio.
Il film non è solo una boiata pazzesca. Siamo pieni di film che sono boiate pazzesche. Il film è anche un indottrinamento, l’ennesimo. Lo spettatore interiorizza che le donne sono più forti gli uomini. Non sarebbe niente di male se il film fosse un episodio isolato: l’eroica signora in fondo è immortale ed è figlia di Giove. Il problema che la storia è incastonata in un enorme numero di film dove gli uomini sono più deboli delle donne, spesso anche i più cattivi e più scemi.

SOLDATO JANE E MULAN
All’epoca delle chiavette per la connessione Internet c’era puntualmente nella pubblicità una donna che spiegava a un uomo più o meno deficiente come si usa la chiavetta. Soldato Jane è stato un film che raccontava l’imperdonabile storia di una soldatessa che, per prima, vuol diventare un marine. La protagonista riuscirà a tener testa ai maschi in tutte le prove fisiche, essendo forte quanto loro, ma essendo una donna, e quindi avendo maggiori capacità empatiche, nel momento vero della battaglia lei riuscirà a prevedere le mosse del nemico salvando la situazione. Riassunto del film: i maschi sono esseri inferiori.
Particolarmente deprimente la scena in cui soldato Jane che non vuole nessuna facilitazione va a dormire in camerata con tutti gli altri. Gli altri sono una trentina di ventenni solidamente costruiti i quali continuano a dormire nelle loro brandine protestando solo perché lei ha fatto chiasso entrando. Dei ventenni, nel momento in cui c’è una giovane donna nel loro dormitorio, dovrebbero smettere di fare quello che stanno facendo e cominciare a farle una corte disperata. Questi invece sono assolutamente privi anche dell’istinto sessuale, il poco testosterone disponibile è stato tutto usato per fare i muscoli sotto le magliette.
Nel film Mulan la protagonista è ovviamente più forte dei maschi, oltre ad avere incredibili capacità acrobatiche. La canzone però è carina.
Nel film Kill Bill, sgradevole e cacofonico e con colonna sonora insopportabile, la protagonista amputa con un colpo di spada un braccio senza neanche dover far forza col bicipite, abbatte con la spada uno dopo l’altro alcune decine di uomini, nessuno dei quali è in grado di tenerle testa.

LA PROPAGANDA FEMMINISTA
Il cinema, le serie televisive, la televisione, possono essere estremamente pericolosi. Tutto quello che leggiamo viene mediato dall’emisfero di sinistra, cioè dalla ragione. La propaganda che può essere fatta attraverso la scrittura è solamente propaganda conscia, cosciente, manifesta e può essere bloccata dal pensiero. Tutto quello che vediamo, arriva nell’emisfero emotivo ed entra direttamente nel subconscio. Prima di aprire gli occhi e guardare qualcosa pensiamoci due volte. Sulle immagini abbiamo molto meno capacità di difesa. Se il messaggio idiota o pericoloso criminale è contenuto in una storia, entra più facilmente nel subconscio in quanto la sua strada è facilitata dal piacere di seguire la storia. Quando guardiamo film produciamo dopamina e anche un po’ di endorfine. Guardare un film è piacevole. Per questo andiamo al cinema.
E ora mettiamoci nei panni di un adolescente maschio. Questo poveraccio è sempre vissuto immerso in un mondo femminile. Prima della rivoluzione industriale la maggioranza degli uomini viveva dove lavorava. La casa del contadino era in mezzo ai suoi campi. La casa dell’artigiano sopra la sua bottega. Il bambino vedeva il padre vicino a sé. Appena in grado di farlo, cominciava ad assisterlo nel suo lavoro, imparandolo a sua volta, per poi insegnarlo ai propri figli. Il padre era colui che deteneva il sapere, come si pota, come si ferra un cavallo. Il padre era un semidio. Nella stragrande maggioranza dei casi il figlio faceva lo stesso lavoro del padre, lo ereditava. I figli di Stradivari facevano violini, e mai gli sarebbe venuto in mente di fare altro, i figli dei Della Robbia facevano terracotte come i loro padri. I figli dei Masai allevano vacche come i loro padri fanno da sempre, e a nessuno di loro verrebbe in mente di esserne scontento. I figli dei pescatori polinesiani pescano con i padri, quei padri che hanno loro insegnato a conoscere i venti, le correnti e le maree.

L’ALLONTANAMENTO DEI PADRI
Con la rivoluzione industriale il padre si allontana, esiliato in luoghi oscuri e mefitici, come fabbriche o miniere, torna la sera molto tardi, a volte neanche allora. Smette di essere un donatore di capacità e conoscenza e diventa un nome indistinto, un produttore di quattrini. Non lascia più in eredità un lavoro e una bottega. A ogni generazione bisogna ricominciare da zero a cercare qualcosa.
Il divorzio e la separazione sono sempre stati una roba per le élite. Negli ultimi decenni separazione e divorzio si sono estesi su scala planetaria e plebea. Il padre si è ulteriormente rimpicciolito a una figura presente il martedì e il giovedì sera e un weekend su due, se va bene. Si tratta di un uomo impoverito dalla separazione che, a volte, deve dormire in macchina o della propria madre nel lettino da ragazzo, il che lo rende ancora più ridicolo agli occhi dei figli, e in particolare del figlio maschio che dovrebbe, identificandosi con lui, apprendere a essere un uomo forte. Il bambino vive immerso in un mondo femminile: le educatrici sono femmine, le insegnanti sono femmine, e questo è un errore gravissimo. Nelle scuole dovrebbe esistere quote azzurre, metà dei docenti dovrebbero essere maschi. Il cervello maschile e il cervello femminile sono profondamente diversi. Non è giusto che i maschi debbano sempre confrontarsi con cervelli femminili. Se il ragazzo deraglia viene accompagnato dalla psicologa anche lei inevitabilmente femmina. Molte insegnanti, non tutte per fortuna ma qualcuna sì, sono ancora immerse nel vittimismo sessantottino. Gli uomini sono cattivi e ci hanno sempre fatto male.

Il filosofo francese Pascal Bruckner ha scritto un interessante libro, Un colpevole quasi perfetto, sulla criminalizzazione del maschio bianco, colpevole di tutti disastri del mondo, ma senza alcun merito per le varie cose, astronomia, fisica, filosofia, per esempio, che non sono male e che in gran parte sono merito suo, ma questo non si può dire. Il maschio bianco è colpevole anche di possedere il testosterone. Un complimento sgradevole gli sarà rimproverato come uno stupro. Il solo fatto di essere maschio gli sarà rimproverato come un’aggressione. E oltretutto questo ci sono Wonder Woman, Mulan e soldato Jane a ricordargli che è un essere inferiore anche dal punto di vista fisico. Dei maschi sempre più criminalizzati, svirilizzati, sfigati non sono più in grado di difendere il territorio, e del territorio fanno parte il passato e il futuro, e la religione ereditata dai padri. Un popolo che permette che le sue donne non siano sicure, che la sua religione sia sbeffeggiata, è un popolo dove gli uomini hanno rinunciato ad esserlo, hanno rinunciato al loro ruolo di forti e di protettori.

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06/07/2022
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