Storie

di Nathan Algren

SIRIA - Attentato all’inaugurazione della chiesa di Santa Sofia

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E’ di almeno due morti e 12 feriti il bilancio dell’attacco missilistico che domenica 24 luglio ha colpito la folla accorsa all’inaugurazione di una piccola chiesa presso il villaggio siriano di al-Suqaylabiyah, non lontano dalla città di Hama. La piccola chiesa che veniva inaugurata, destinata a servire la locale comunità greco-ortodossa, ha una storia singolare: vuole richiamare in dimensioni ridotte l’antica Basilica costantinopolitana di Santa Sofia (Hagia Sophia, dal luglio 2020 riutilizzata anche come luogo di culto islamico per volontà delle autorità turche), ed è stata costruita in tempi record sul territorio siriano per iniziativa e grazie al sostegno di settori politici e militari russi.

Le fonti ufficiali siriane attribuiscono l’attentato a non meglio precisati “terroristi”. Il colpo di artiglieria che ha seminato morte e dolore tra i cristiani accorsi all’inaugurazione potrebbe anche essere stato lanciato da un drone. Milizie ribelli e gruppi armati di matrice islamista, in lotta con gli apparati siriani e in parte sostenuti dalla Turchia, controllano ancora parti delle province siriane di Idlib, Aleppo, Hama e Latakia. Due giorni prima dell’attacco alla cerimonia di inaugurazione della chiesa, bombardamenti attribuiti all’aviazione russa avevano provocato sette morti (compresi 4 minori) nella regione di Idlib. Anche Yohanna X, Patriarca greco ortodosso di Antiochia, in una telefonata con il Vescovo metropolita greco ortodosso di Hama ha definito l’attacco all’inaugurazione del luogo di culto cristiano come “vile attentato terroristico”. Il Patriarca – riferisce il sito d’informazione arabo abouna.org - ha invocato la consolazione di Dio sui parenti delle vittime e la pronta guarigione per i feriti.
Ad al-Suqaylabiyah, due anni fa era stata avviata, con il placet del governo di Damasco e con il sostegno di settori politici e militari russi la costruzione di una chiesa intitolata alla Divina Sapienza, eretta con l’intenzione dichiarata di riprodurre, sia pure a dimensioni ridotte, il profilo architettonico di Hagia Sophia, l’antica Basilica bizantina di Costantinopoli – oggi Istanbul – ora riutilizzata come moschea per volontà delle autorità turche.

La “mini- Santa Sofia” siriana era stata presentata dalle fonti legate al governo di Damasco come una sorta di risposta russo-siriana alla scelta turca di riaprire Hagia Sophia al culto islamico.

Prima della guerra siriana, la cittadina di al Suqaylabiyah era abitata da circa 20mila cristiani ortodossi. Secondo indiscrezioni non verificabili, la posa della prima pietra della chiesa era avvenuta alla presenza di esponenti della Duma di Mosca (il Parlamento russo) e con il placet delle gerarchie del Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia (con sede a Damasco). Secondo alcuni resoconti, la costruzione della chiesa è stata resa possibile grazie al contributo operativo diretto dei militari russi di stanza nella base vicina a Latakia. A presentarsi come promotore dell’iniziativa era stato soprattutto Nadel al Abdullah, noto per aver guidato una milizia che si presentava come forza di auto-difesa composta da cristiani ortodossi, indicata tra i gruppi paramilitari schierati con l’esercito di Damasco nel conflitto contro i miliziani jihadisti del sedicente Stato Islamico (Daesh) o di Jabhat al Nusra. Media siriani e libanesi avevano a suo tempo rilanciato anche le dichiarazioni del parlamentare russo Vitaly Milonov, noto in patria anche per le campagne volte a ripristinare nelle pubblicazioni ufficiali russe l’antico nome di Costantinopoli per indicare l’attuale città turca di Istanbul.

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26/07/2022
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