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di la redazione

Elezioni, parla Adinolfi

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Alle elezioni politiche del 25 settembre, gli elettori non troveranno sulla scheda soltanto i simboli delle coalizioni e dei partiti tradizionali, ma potranno anche scegliere raggruppamenti e forze alternative che si presenteranno fuori dallo schema centro-destra Vs centro-sinistra, schema che appare sempre di più superato in favore di un nuovo bipolarismo: draghiani Vs antidraghiani. Fra queste forze “altre”, sarà presente Alternativa per l’Italia nata dall’unione fra il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi e il movimento Exit fondato dall’ex leader di Casapound Simone Di Stefano. Abbiamo intervistato Adinolfi per capire di più su questa federazione, sui programmi e soprattutto sul perché non hanno unito le forze con altre realtà alternative che si stanno organizzando, come ad esempio Italexit di Gianluigi Paragone ed altri.

Adinolfi, partiamo dalla caduta del governo Draghi. Come valuta l’atteggiamento dei partiti, sia di centro-destra che di centro-sinistra in questa vicenda e anche su questo anno e mezzo di legislatura a guida tecnica?

“La crisi del governo Draghi era politicamente matura da tempo, la legislatura era finita già da mesi e non aveva alcun senso mantenere in piedi un esecutivo in un periodo di campagna elettorale in cui i partiti dovevano far emergere le proprie individualità. Draghi dopo aver fallito il Quirinale aveva perso la voglia di fare il premier e i partiti stavano già proiettati verso le elezioni. Persino Giorgia Meloni era stata inglobata nell’area di maggioranza grazie alla guerra in Ucraina e alla necessità di votare l’invio delle armi a Kiev. Non aveva quindi più alcun senso la dinamica politica messa in piedi per portare Draghi a Palazzo Chigi. Fisiologico quello che è accaduto al governo, un pò meno il comportamento del presidente Mattarella che il giorno stesso in cui si è dimesso Draghi ha sciolto le Camere”.

Perché, che avrebbe dovuto fare il Capo dello Stato?

“Se non ricordo male la Costituzione stabilisce che il Presidente della Repubblica deve verificare l’esistenza delle condizioni per dare vita ad una nuova maggioranza parlamentare a sostegno di un altro eventuale esecutivo. Almeno un giro di consultazioni andava fatto. Invece si sono sciolte immediatamente le Camere, di fatto obbligando tutti a questa folle campagna elettorale agostana, con i partiti barricati nel palazzo garantiti dalle loro rendite di posizione, e le piccole forze costrette a sforzi immani per raccogliere decine di migliaia di firme sotto ferragosto. Se l’esigenza di votare subito era legata alla Legge di Bilancio, si sarebbe potuto votare tranquillamente il 16 o il 23 ottobre”.

Il governo Draghi ha diviso gli italiani sotto tutti i punti di vista: pro vax e anti vax, si green pass e no green pass, filo Putin e anti Putin. Ci lascia dunque in eredità un Paese più lacerato che mai?

“Ci lascia un Paese impoverito, questo il vero dramma. Era arrivato a Palazzo Chigi con le stimmate dell’intoccabile che avrebbe salvato l’Italia rendendoci tutti più ricchi. Invece lascia un’Italia che, per bocca del suo ministro Cingolani, fra due mesi dovrà abbassare di un grado i riscaldamenti, dovrà razionare i consumi energetici per almeno un’ora al giorno e pagherà il gas ‘un botto’. Questa è la vera eredità di Draghi, grazie alle sue scelte di politica estera e al desiderio di rincorrere le velleità bellicistiche di Biden. Ci regala inoltre un’inflazione al 9% che aggredisce i ceti medio-bassi. Se ad una famiglia monoreddito viene decurtato il potere d’acquisto del 9%, quella famiglia finisce in ginocchio e stiamo parlando di almeno 4 milioni di italiani che vivono in queste condizioni. Per non parlare delle centomila pratiche fallimentari nei Tribunali, delle centomila aziende che stanno in fallimento, e delle piccole imprese familiari che hanno già chiuso. Draghi ci aveva promesso il Bengodi e ci consegna invece un’Italia disastrata e impoverita sotto ogni punto di vista. Non è stata spaccata, ma semplicemente distrutta”.

Vi presentate alle elezioni con Alternativa per l’Italia. Come nasce questo progetto politico?

“Noi come Popolo della Famiglia abbiamo portato avanti in questi anni un percorso molto lineare. Siamo nati dall’onda dei cattolici che hanno animato i Family Day del 2015/2016, abbiamo fondato un partito di ispirazione cristiana fortemente valoriale, lo abbiamo costruito attraverso forti sacrifici come il passaggio delle elezioni politiche del 2018 dove ci presentammo da soli pur sapendo che si trattava di un’impresa difficilissima, ottenendo comunque il consenso di 220mila elettori. Poi abbiamo cercato di costruire un’alleanza intorno a questa forte identità valoriale con forze assimilabili. Durante il periodo della nostra forte contestazione all’obbligo del green pass, sfociata con la manifestazione ‘Basta Apartheid”, ci siamo incrociati con Simone Di Stefano che dopo aver lasciato Casapound ha creato un’associazione chiamata Exit. Questa comune militanza nella lotta alle scelte che hanno leso fortemente le libertà costituzionali degli italiani, ci ha permesso di iniziare un percorso insieme che ci ha portati a costruire oggi questa federazione chiamata appunto “Alternativa per l’Italia”.

Ma perché non avete coinvolto anche le altre forze alternative? Alleandovi con Paragone, Rizzo, Toscano non sareste stati più forti e competitivi?

“Abbiamo aperto le porte e le finestre a chiunque volesse entrare e tanti in verità sono entrati; penso a Più Italia, a Italia Sovrana, al Partito dei Poveri, a quelle realtà che rappresentano il mondo delle partite iva, a Uml Italia. Abbiamo cercato un contatto sia con Paragone che con il movimento di Rizzo e Toscano ai quali abbiamo proposto con grande chiarezza un’alleanza di tutte le forze alternative, indipendentemente dalle differenze che esistono fra di noi. Purtroppo abbiamo ricevuto un secco No. Rizzo ci ha definiti cattolici integralisti come se il cattolicesimo si possa etichettare. In realtà nel nostro raggruppamento ci sono tanti cattolici, ma anche cristiani di altre confessioni e agnostici. Abbiamo preso atto dell’impossibilità di ampliare l’alleanza, avremmo preferito offrire agli italiani una piattaforma alternativa a tutti i partiti di palazzo che grazie alle loro rendite di posizione non dovranno raccogliere le firme. E si tratta dei partiti che negli ultimi cinque anni hanno offerto lo spettacolo più osceno della storia repubblicana con i continui cambi di casacca e le maggioranze più assurde. Una cosa deve essere chiara, in campagna elettorale non mi sentirete pronunciare una sola parola contro le altre forze alternative”.

Quali sono i vostri punti programmatici?

“Siamo l’unica realtà che nel momento in cui tutti stanno discutendo di candidature, di collegi e di premiership, ha pubblicato il suo programma elettorale. Centrale è senza dubbio il tema della natalità, perché se non nasceranno nuovi figli, fra non molto il nostro sistema di Welfare imploderà e nessuno sembra cogliere questa emergenza. Per noi invece è fondamentale e puntiamo a risolverla soprattutto con il ricorso al reddito di maternità. In secondo luogo miriamo a tutelare e valorizzare le piccole e medie imprese a conduzione familiare, da contrapporre all’idea di un’economia italiana fondata sull’invasione delle multinazionali che distruggerebbero l’intero nostro tessuto produttivo. Poi un altro punto essenziale del nostro programma è la difesa dell’identità del cittadino contro la folle pretesa di ridurla ad un’identità puramente digitale in cui lo Stato può accendere e spegnere i nostri diritti. Per questo nel nostro simbolo c’è scritto a chiare lettere ‘no green pass’ perché quello è stato il primo tentativo di costruire un’identità digitale, dentro la quale i diritti individuali sono statie accesi o spenti come una lampadina. Poi grande spazio hanno anche i temi fiscali con la proposta del quoziente familiare, il tema per noi essenziale della libertà scolastica al fine di favorire la libera scelta dei genitori e arginare l’invasione dell’ideologia gender nelle scuole e nelle università. Infine proponiamo una riforma costituzionale e istituzionale che consenta ai cittadini di eleggere direttamente il capo del governo per evitare che l’Italia continui a consegnarsi a tecnocrati privi di legittimità popolare. In questo modo puntiamo a salvare la politica dal potere sempre più invadente delle tecnocrazie”.

Tutte le forze politiche sembrano impegnate a fare professione di filo atlantismo in vista del 25 settembre

“E’ ovvio, e non riusciamo sinceramente a comprendere come Giorgia Meloni, nel cercare di presentarsi alternativa a Draghi e a Letta, poi nei fatti si dimostri identica a loro nel ribadire la sua fedeltà atlantista e nel votare a favore dell’invio delle armi all’Ucraina rivelandosi di fatto in linea con gli interessi geopolitici di Biden”.

Temete che la Meloni possa fare propri i temi valoriali, difesa della famiglia, contrasto all’ideologia gender, politiche per la natalità e soprattutto spuntarvi le armi con l’idea del voto utile per i cattolici?

“Se c’era una cosa della Meloni che mi aveva entusiasmato era stato il suo discorso in Andalusia, ma poi ha dichiarato che, dopo essersi rivista, non si era piaciuta proprio laddove parlava della difesa dell’identità cristiana dell’Europa e attaccava l’agenda Lgbt. Mi pare che con questo abbia dimostrato chiaramente di aver cavalcato certe tematiche soltanto per meri fini propagandistici e di essere interessata a non entrare in conflitto con l’agenda abortista e genderista dell’Europa”.

La sensazione che si percepisce è che in questa campagna elettorale domini un nuovo bipolarismo. Non più destra contro sinistra, ma draghiani contro anti-draghiani. E’ così?

“Tommaso Labate sul Corriere della Sera, descrivendo lo scontro in atto fra Letta e Meloni, ha rievocato Sandra e Raimondo. Casa Vianello, come ricorderete, era tutta costruita intorno ai finti litigi fra Sandra e Raimondo, gli unici protagonisti erano loro e tutti gli altri facevano da contorno. Oggi vogliono raccontarci che la campagna elettorale si concentrerà tutta sulla dialettica fra Letta e Meloni, con il primo rappresentato come prosecutore del draghismo e la seconda invece come simbolo di rottura. In realtà sono le facce della stessa medaglia e lo stiamo vedendo con la posizione sulla guerra. L’unica scelta è fra i partiti che sono stati tutti complici in questa legislatura e la vera ed unica alternativa rappresentata da noi. L’alternativa non può essere fra un centrodestra che è stato diviso fino ad una settimana fa fra partiti che sono stati formalmente all’opposizione e altri che sono stati sempre al governo, e un blocco che si definisce draghiano capitanato dal Pd, perché alla fine sono tutti la stessa melassa. Noi siamo quelli che dovremo fare uno sforzo immane per raccogliere le firme a ferragosto, ma quando il 21 agosto questo sforzo sarà compiuto e sulla scheda ci saranno le forze alternative, gli italiani avranno soltanto una scelta da compiere il 25 settembre: rivotare gli stessi o cambiare. Per questo abbiamo presentato subito il nostro programma per dimostrare che non facciamo chiacchiere, non ci perdiamo dietro alle logiche spartitorie, e siamo pronti ad offrire davvero qualcosa di nuovo e di sostanzialmente diverso. L’invito che faccio agli elettori è di non rendersi complici di un’altra deprimente e oscena legislatura come quella che si sta concludendo, rivotando gli stessi partiti che l’hanno caratterizzata”

Fonte: Lo Speciale0

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02/08/2022
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