Storie

di Giuseppe Udinov

Iraq - Il Patriarca Sako e la crisi politica del Paese

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I blocchi politici iracheni devono avviare un tavolo di consultazione nazionale per porre fine allo stallo istituzionale che sta paralizzando il Paese, prima che “uno Tsunami possa spazzarci via tutti”. Ricorre a un’immagine estrema e inquietante il Cardinale Louis Raphael Sako, Patriarca della Chiesa caldea, per lanciare l’allarme sulla nuova fase di caos politico che avvolge la sua Nazione. Domenica 31 luglio, i militanti della coalizione politica guidata dal leader sciita Moqtada al Sadr hanno occupato il Parlamento, dove i parlamentari eletti alle elezioni dello scorso 10 ottobre non hanno ancora raggiunto un accordo per l’elezione del nuovo Presidente e la formazione del nuovo governo.

All’atto di forza dei militanti sadristi hanno risposto gli attivisti dei Partiti sciiti filo-iraniani, che lunedì 1° agosto hanno organizzato manifestazioni e sit-in permanenti nell’area intorno al Parlamento occupato. Analisti e commentatori condividono la preoccupazione che lo sconto possa degenerare in scontri violenti tra milizie armate e nel caos da guerra civile.

“Il Paese” ha rimarcato il Patriarca Sako in un appello diffuso domenica 31 luglio dalla residenza patriarcale estiva di Ankawa, sobborgo di Erbil, “è in una fase incandescente, segnata dal blocco del quadro politico e da disoccupati e poveri che scendono in piazza. Lo scenario mette paura, e non possono essere tollerati ritardi. I capi politici, e anche le autorità religiose, devono porre rimedio alla situazione, prima che si scateni uno Tsunami in grado di travolgerci tutti”.

Nel suo appello, il Cardinale iracheno chiama tutti alla necessità di rimuovere le ragioni profonde e strutturali che alimentano il caos nel Paese, e a riconoscere innanzitutto il fallimento del sistema politico basato sulla distribuzione delle cariche politiche e istituzionali su base settaria. L’approccio settario e il cosiddetto “sistema delle quote” – rimarca il Patriarca caldeo - hanno prodotto “corruzione e ingiustizia”. Occorre trovare “nuovi approcci e nuove strade” per disegnare un sistema politico efficiente, in cui le istituzioni siano poste al servizio del popolo, e non di interessi partigiani.

Le elezioni parlamentari tenutesi il 10 ottobre 2021 avevano visto una netta affermazione della alleanza elettorale guidata da Muqtada al Sadr, che in Parlamento si era assicurata 73 dei 329 seggi disponibili. Dalle elezioni era uscito invece ridimensionato il peso parlamentare dei Partiti sciiti filo-iraniani, che avevano duramente contestato i risultati. Dopo mesi di stallo politico, in cui i veti incrociati avevano impedito di eleggere un nuovo Presidente e formare un nuovo governo, lo scorso la coalizione sadrista a ritirato i suoi rappresentanti eletti dall’Assemblea parlamentare, mobilitando le massa dei propri militanti - per lo più sciiti delle aree povere di Baghdad e di tutto il sud dell’Iraq – per chiedere nuove elezioni e impedire che i rivali sciiti filo-iraniani – guidati dall’ex Primo Ministro Nouri al-Maliki - di formare un governo.

L’occupazione del Parlamento da parte dei militanti sadristi puntava proprio a impedire l’elezione a Premier dello sciita Mohammed al-Sudani, legato a al Maliki. In Iraq, la spartizione su base etnico-confessionale delle cariche istituzionali, impostasi dopo l’abbattimento del regime di Saddam Hussein, prevede che il Capo dello Stato sia scelto tra i rappresentanti politici curdi, mentre il Presidente del Parlamento deve essere un sunnita e il Premier deve essere sciita.

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04/08/2022
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