Chiesa

di Emilia Flocchini

Decreti agostani per un martire e cinque Venerabili

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Dopo la pausa di giugno e luglio e per la prima volta dopo l’entrata in vigore della Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, sono stati promulgati nuovi Decreti relativi a cause di beatificazione e canonizzazione. Ricevendo oggi in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, papa Francesco ha infatti autorizzato la promulgazione di un Decreto sul martirio di un sacerdote greco-cattolico e di cinque relativi alle virtù eroiche di altrettanti ulteriori candidati agli altari. Sia il martire, sia i Venerabili sono morti tutti nel Ventesimo secolo, attraversandolo con le proprie sensibilità e affrontando molto spesso le conseguenze storiche incorse.

Questo vale in particolare per il martire Petro Pavlo Oros, ungherese di nascita, ma che esercitò il ministero come sacerdote celibatario dell’Eparchia greco-cattolica di Mukachevo, che copriva quattro Stati: Ucraina, Ungheria, Slovacchia e Romania. Anche suo padre era sacerdote greco-cattolico, ma non per questo lui visse il ministero unicamente come una tradizione di famiglia: era molto attento ai poveri ed esprimeva un notevole zelo pastorale nei villaggi di Velyki Komyaty e Maly Komyaty, dov’era viceparroco.

Con l’annessione forzata della Transcarpazia alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e quindi all’URSS, seguita all’occupazione da parte dell’Armata Rossa, la Chiesa greco-cattolica cominciò a essere perseguitata. Anche don Petro Pavlo, che nel 1946 divenne parroco a Bilky nel distretto di Irshava, ebbe la sua dose di persecuzioni, in particolare dal 1948, quando resistette alle numerose pressioni affinché passasse alla Chiesa Russa Ortodossa. L’anno seguente, la Chiesa greco-cattolica fu dichiarata fuorilegge, e fuorilegge era anche l’azione pastorale di don Petro Pavlo, il quale sapeva a quali rischi andava incontro.

Allo stesso modo, sapeva che, nel 1953, era stato dato ordine di arrestarlo. Il 23 agosto celebrò per l’ultima volta la Divina Liturgia. Cinque giorni dopo, il 28 agosto, che nel calendario greco-cattolico corrisponde alla festa della Dormizione della Vergine Maria, un poliziotto lo fermò alla stazione ferroviaria di Sil’ze, villaggio oggi in territorio ucraino: gli sparò un colpo di arma da fuoco, uccidendolo.

Anche per lui, come in molti altri casi di martiri autentici, si era cercato di mettere a tacere una persona scomoda per il regime, ma stimata in larghe fasce della società. Ancora una volta, però, il suo esempio ha continuato a parlare, anche nel periodo in cui il suo corpo è rimasto nascosto, ovvero fino alla disgregazione dell’Unione Sovietica.

Il Venerabile colombiano Jesús Antonio Gómez Gómez, nato a El Santuario in Colombia il 26 marzo 1895 e morto a Medellín il 23 marzo 1971, è invece uno di quei sacerdoti che hanno concentrato il proprio impegno nella confessione e nella direzione spirituale.

Laici giovani e meno giovani, poveri, suore, seminaristi, sacerdoti e religiosi furono seguiti da lui nei vari incarichi della sua vita: li aiutava nel discernimento, li sosteneva con i propri mezzi – un mese prima di morire istituì il Fondo Sacerdotal para los Pobres, nel quale avrebbero dovuto confluire le offerte dei sacerdoti per i poveri – e li ascoltava quando gli esponevano le proprie difficoltà. Per le lunghe ore che trascorreva adorando l’Eucaristia, era paragonato dalla gente alla lampada che arde davanti al Santissimo Sacramento.

Un altro tipo di carità è stato incarnato da padre Umile da Genova, che per i bambini abbandonati fondò un’opera, il “Sorriso Francescano”, attiva ancora oggi. Nato Giovanni Giuseppe Bonzi il 21 aprile 1898, lasciò gli uffici bancari della sua città per il saio cappuccino, dopo aver conosciuto fra Taddeo Cambiaso da San Cipriano, fratello cercatore (ovvero questuante). Ordinato sacerdote, fu inviato a Roma, laureandosi in Filosofia presso l’Accademia di San Tommaso e in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.

Insegnante presso lo Studio Teologico dei Frati Cappuccini di Genova, fu anche autore di varie opere teologiche. Nella sua Provincia religiosa svolse molti incarichi, compresi quelli di vicepostulatore per due cause seguite dai Cappuccini liguri: quella del “Padre Santo”, com’è più noto il Beato Francesco da Camporosso, e quella di santa Maria Francesca di Gesù (le Suore Cappuccine di Madre Rubatto, da lei fondate, sono nate proprio in Liguria, a Loano per la precisione).

Il “Sorriso Francescano” nacque nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Cominciò a ospitare gli orfani nel convento cappuccino di Genova, ma in seguito dovette trovare una nuova sede. Pensò anche a un istituto religioso femminile che potesse portare avanti l’opera: nel 1946 diede vita a una Pia Unione tra alcune donne che si prendevano cura dei piccoli ospiti, che fu riconosciuta canonicamente nel 1957 col nome di Piccole Ancelle di Gesù Bambino; a essa si dedicò per gli ultimi ventiquattro anni di vita. Morì il 9 febbraio 1969 a Genova. Oggi il Sorriso Francescano, riconosciuto come Onlus, ha tre sedi: Genova Albaro, Genova Coronata e La Spezia. Come alle origini, ma aggiornandosi in base alle leggi e ai bisogni sociali, assiste bambini e ragazzi in difficoltà, gli stessi in cui padre Umile, come affermò, riconosceva «Gesù Bambino, tornato tra noi».

La Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Sacro Cuore di Gesù, che ha già visto sugli altari nove martiri uccisi durante la guerra civile spagnola e, ancor prima, il fondatore, il Beato Manuel Domingo y Sol, ha ora un nuovo Venerabile. Si tratta di don Juan Sánchez Hernández, nato il 9 novembre 1902 a Villanueva del Campillo presso Ávila, che conobbe la Fraternità nel Seminario di Salamanca, affidato alla cura dei suoi membri.

Lui stesso, dopo essere diventato uno di loro nel 1924 e aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 26 luglio 1925, si occupò della formazione dei probabili futuri sacerdoti: come Prefetto degli alunni del Seminario di Toledo, poi nel collegio di Burgos, quindi nel seminario di Plasencia, dove fu inviato perché malato di tubercolosi. Per sei anni fu padre spirituale del Pontificio Collegio Spagnolo, fondato e voluto dal suo fondatore per i sacerdoti e i seminaristi suoi conterranei di passaggio a Roma per ragioni di studio.

Rientrato a Madrid, cominciò a interrogarsi, ma anche a chiedere consigli e preghiere, circa la fondazione di una nuova realtà a sostegno del ministero dei sacerdoti. Nel 1954 diede quindi vita alle Serve Secolari di Cristo Sacerdote, un Istituto secolare, seguito da una Pia Unione per familiari e cooperatrici del clero. Per accompagnare la sua fondazione, fu esonerato dai suoi superiori da ogni incarico per sei anni, dal 1960 al 1966. La morte sopraggiunse il 18 luglio 1975 a Madrid.

Tra gli apostoli dei mezzi di comunicazione va annoverato il Redentorista padre Vítor Coelho de Almeida, nato nello Stato brasiliano del Minas Gerais, precisamente a Sacramento, il 22 settembre 1899. La sua vita e il suo ministero hanno ruotato attorno al santuario di Nostra Signora Aparecida, ma sono anche stati costellati da ripetute ricadute nella tubercolosi, che si era già manifestata ai tempi dei suoi studi filosofici.

Nel 1947, mentre era ancora convalescente dalla sua seconda malattia, accettò di collaborare con una radio locale, intervenendo su tematiche spirituali. L’anno dopo tornò ad Aparecida per il servizio pastorale del santuario. Quella sorta di tirocinio radiofonico gli tornò utile con l’inizio delle trasmissioni di “Radio Aparecida”, nel 1951; ne divenne vicedirettore nel 1958 e direttore generale nel 1965.

L’emittente ebbe un notevole successo, ma lui non se ne vantò, mettendosi a disposizione degli ascoltatori e dei loro interrogativi. Il 1° gennaio 1969, commentando la Dichiarazione dei Diritti Umani nella rubrica “Le lancette mostrano l’infinito”, si attirò le ire del regime militare brasiliano: le trasmissioni furono sospese.

Padre Vitorio fu anche ostacolato da confratelli religiosi e secolari, gelosi dei riscontri delle sue trasmissioni, ma continuò la sua missione, caratterizzata anche da viaggi in diverse zone del Brasile, accompagnando una statua della Madonna Aparecida. Morì il 21 luglio 1987 a Guaratinguetá presso San Paolo del Brasile, per un edema polmonare.

Unica donna dell’elenco di oggi, ma anche unica donna consacrata, è suor Maria Celine Kannanaikal, indiana di Kundannur, dov’era nata il 13 febbraio 1931. Fu educata alla fede e alla carità dai suoi genitori, convinti cristiani, insieme ai suoi fratelli. Da ragazza, con le amiche, visitava le case dei poveri e distribuiva a essi i suoi averi. Pregava molto davanti al Santissimo Sacramento e aveva una devozione speciale per santa Teresa di Gesù Bambino e per santa Maria Goretti, oltre che per la Madonna.

Dopo aver insegnato per circa tre anni in due diverse scuole, il 24 giugno 1954 entrò tra le Suore Orsoline di Maria Immacolata, ovvero le Orsoline di Piacenza, fondate dalla Beata Brigida di Gesù; cominciò il noviziato sei mesi dopo, il 26 dicembre. Proprio nel periodo del noviziato ebbe frequenti esperienze mistiche, nelle quali si sentiva chiamata a pregare per i peccatori, specialmente in riparazione delle colpe dei consacrati. Insieme a quelle manifestazioni, aveva anche segni di vessazioni diaboliche.

Le connovizie erano turbate, ma suor Stefania Murelli, la maestra del noviziato, continuava ad accompagnarla, meravigliandosi della sua spontanea fiducia in Dio Padre e registrando nel proprio diario alcuni di quei fenomeni a cui assistette personalmente. Suor Maria Celine dovette attendere altri sei mesi dopo il termine dei due anni di noviziato canonico per la prima professione, a cui fu ammessa il 20 giugno 1957; molti, proprio per gli eventi che le erano capitati, ma che lei cercava di vivere nel nascondimento, avrebbero preferito che non lo fosse.

Dopo circa un mese da quando aveva ripreso l’insegnamento nella Scuola primaria di Saint Peter a Burnassery, ebbe sempre più frequenti episodi febbrili, cefalea e vomito senza nausea con tracce ematiche. Nessun medico riuscì a stabilirne le cause, nemmeno quando, la sera del 24 luglio 1957, ebbe un nuovo attacco di vomito. Morì all’ospedale di Kannur, dov’era stata ricoverata d’urgenza, il 26 luglio; erano trascorsi appena trentacinque giorni dalla sua professione religiosa.

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05/08/2022
1208/2022
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